LORD THOMAS BABINGTON MACAULAY.
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STORIA D'INGHILTERRA.
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Parte 2.
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Traduzione di: Paolo Emiliani-Giudici.
1859-1860. Felice Le Monnier Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rielaborata e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito dall'Associazione Culturale "Liber Liber". http://www.liberliber.it/
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Indice di questa parte.
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Capitolo Secondo.
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FINE Indice.
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CAPITOLO SECONDO.
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1. Ingiusto gudicio intorno alla condotta di coloro che restaurarono la Casa degli Stuardi.
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La storia dell'Inghilterra nel secolo decimosettimo,  quella del trasmutamento d'una monarchia limitata, secondo la costumanza del medio evo, in una monarchia pi consona al progresso d'una societ, nella quale non possono le gravezze pubbliche essere pi oltre sostenute dai beni della Corona, e la pubblica difesa affidata alle milizie feudali.
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Abbiamo gi veduto come gli uomini politici che predominavano nel Lungo Parlamento del 1642, facessero grandi sforzi a compire il predetto mutamento, trasferendo, direttamente e formalmente, agli Stati del reame il diritto di scegliere i ministri, il comando delle armi, e la soprintendenza del potere esecutivo.
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Quell'ordinamento era forse il migliore di quanti allora se ne potessero immaginare; ma lo sconcert interamente l'esito della guerra civile. Le Camere trionfarono di certo, ma dopo una lotta tale, che fece loro stimar necessario di chiamare a vita un potere che esse non seppero infrenare, e che tosto signoreggi tutte le classi e tutti i partiti. Per qualche tempo, i danni inseparabili dal Governo militare, furono in alcun modo mitigati dalla saviezza e magnanimit del grande uomo che aveva il supremo comando.
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Ma quando la spada ch'egli impugnava con energia, e con energia sempre guidata dal buon senso, e quasi sempre temperata dalla sua buona indole, pass in mano di capitani che non avevano n la destrezza n le virt di lui, e' sembr probabilissimo che l'ordine e la libert corressero a vergognosa rovina.
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Tale rovina, per buona ventura, fu scansata. E' stato costume, per troppi degli scrittori amici della libert, rappresentare la Ristaurazione come un avvenimento disastroso, e dannare di stoltezza o vilt la Convenzione che richiam la reale famiglia, senza ottenere nuove guarentigie contro la mala amministrazione. Coloro che in tal guisa ragionano, non intendono l'indole vera degli eventi che seguirono la caduta di Riccardo Cromwell.
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La Inghilterra versava in presentissimo pericolo di essere oppressa da tirannelli militari, innalzati e deposti dal capriccio della soldatesca. Liberare il paese dalla dominazione de' soldati era il fine precipuo d'ogni assennato cittadino; ma finch i soldati rimasero concordi, i pi fiduciosi poco speravano di conseguirlo. Di repente balen un raggio di speranza. I capitani e le legioni cominciarono ad avversarsi vicendevolmente.
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Le sorti future della nazione pendevano dall'uso che si sarebbe potuto fare di un ben augurato istante. I nostri antichi usarono bene di quel momento. Dimenticarono i vecchi rancori, smessero i piccoli scrupoli, differirono a pi convenevole stagione tutte le dispute intorno alle riforme necessarie alle nostre istituzioni; e si congiunsero tutti, Cavalieri e Teste-Rotonde, Episcopali e Presbiteriani, a rivendicare le antiche leggi della patria dal dispotismo militare. L'equa partizione del potere fra Re, Camera dei Lordi e Camera de' Comuni, poteva differirsi fino a quando si fosse deciso se l'Inghilterra dovesse essere governata da Re, Lordi e Comuni, o da corazzieri e lancieri.
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Se gli uomini di stato della Convenzione avessero tenuto condotta diversa, e avessero lungamente discorso intorno ai principii del Governo; se avessero redatta una nuova Costituzione e l'avessero mandata a Carlo, se si fossero aperte conferenze, se ci fosse stato per parecchie settimane un andare e venire di corrieri tra Westminster e i Paesi Bassi recando progetti, risposte di Hyde e proposte di Prynne: la coalizione, dalla quale pendeva la pubblica salvezza, si sarebbe disciolta; i Presbiteriani e i Realisti sarebbero venuti a conflitto; le fazioni militari si sarebbero, come  verosimile, riconciliate; e gli imprudenti amici della libert, oppressi da un giogo peggiore di quello che poteva essere loro imposto dal pessimo degli Stuardi, avrebbero invocata invano la felice occasione che avevano lasciato fuggire.
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2. Abolizione del possesso a titolo di servigio militare.
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Per la qual cosa, l'antico ordinamento civile, per unanime consenso di ambedue i grandi partiti, venne ristabilito esattamente tale qual era allorch, diciotto anni avanti, Carlo Primo fugg dalla metropoli. Tutti quegli atti del Lungo Parlamento che avevano ricevuto lo assenso regio, furono considerati come validi. Ottennesi dal Re una nuova concessione assai pi proficua ai Cavalieri che alle Teste-Rotonde.
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Il possesso delle terre a titolo di servigio militare, era stato in origine istituito come mezzo di difesa nazionale. Ma con l'andare degli anni, la parte utile di quella istituzione era scomparsa, senza altro lasciare che cerimonie ed aggravi. Un possessore di terre a titolo di servigio militare, dipendente dalla Corona - e a tal titolo il suolo dell'Inghilterra quasi tutto era posseduto, - doveva pagare una gravosa ammenda nell'atto di torre possesso della sua propriet.
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Non ne poteva alienare la pi piccola parte senza comperarne la licenza. Quando egli moriva, lasciando un erede infante, il sovrano diventava tutore, ed aveva diritto non solo a gran parte delle entrate per tutto il tempo della minorit, ma poteva imporre al pupillo, sotto gravi pene, di unirsi in matrimonio a qualunque persona di convenevole grado. Il principale movente che attirava alla corte un adulatore bisognoso, era la speranza di ottenere, come premio di servilit e d'adulazione, una lettera del Re per una ricca erede.
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Tali abusi erano caduti con la monarchia; ed ogni gentiluomo possidente di terre nel Regno desiderava che non fossero richiamati a vita. Vennero quindi solennemente aboliti con uno statuto, e non rimase vestigio del vecchio costume di possedere a titolo di militari servigi, salvo que' servigi d'onore, che tuttavia, nella cerimonia dell'incoronazione, vengono resi alla persona del sovrano da alcuni signori territoriali.
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3. Scioglimento dell'esercito.
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Ed era ormai tempo di sciogliere lo esercito. Cinquantamila uomini, usi alle armi, furono a un tratto dispersi fra mezzo alla societ; e la esperienza sembrava far credere come certo, che siffatto repentino mutamento dovesse essere cagione di gran miseria e di grandi delitti: val quanto dire, che i veterani cacciati di impiego, sarebbero o andati accattando di porta in porta, o spinti dalla fame al saccheggio. Ma ci, per buona sorte, non avvenne.
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In pochi mesi, non rimase segno che indicasse come la pi formidabile armata del mondo si fosse fusa con la gran massa del popolo. Gli stessi realisti confessavano che in ogni ramo di onesta industria i guerrieri licenziati prosperavano pi che ogni altro uomo; che nessuno di loro venne addebitato di furto o di rapina; che non se ne vedeva n anche uno che andasse limosinando; e che se un fornaio, un muratore, un vetturale, si faceva notare per diligenza e sobriet, egli era probabilissimamente uno de' vecchi soldati d'Oliviero.
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La tirannide militare era caduta; ma negli animi di tutti aveva lasciato profonde e durevoli traccie. Il nome di un esercito stanziale fu per lunga stagione abborrito; ed  degno di nota, che siffatto abborrimento fosse pi forte ne' Cavalieri che nelle Teste-Rotonde. Dovrebbe considerarsi come singolare ventura, che nel tempo in cui la patria nostra, per la prima e l'ultima volta soggiacque al governo della spada, la spada fosse nelle mani, non di principi legittimi, ma di quei ribelli che uccisero il Re ed abbatterono la Chiesa.
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Se un principe legittimo al pari di Carlo, avesse comandato un esercito prode quanto quello di Cromwell, non vi sarebbe stata pi speranza per le libert dell'Inghilterra. Avventuratamente, quello strumento del quale solo la Monarchia poteva giovarsi per rendersi assoluta, era obietto di orrore e disgusto al partito monarchico, e seguit lunghi anni ad associarsi nelle menti de' realisti e de' prelatisti col regicidio e con le predicazioni nel campo.
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Un secolo dopo la morte di Cromwell, i Tory continuavano ancora a schiamazzare contro ogni augumento di soldati regolari, e a trombettare le lodi delle milizie nazionali. Anche nel 1786, un Ministro che possedeva grandemente la loro fiducia, non valse a vincere l'avversione che mostrarono alla idea di fortificare le coste; n guardarono mai di buon occhio l'armata stanziale, finch la rivoluzione francese non sopraggiunse a suscitare negli animi loro nuova e diversa paura.
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4. Si rinnuovano le dissensioni fra le Teste-Rotonde e i Cavalieri.
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La coalizione che aveva rimesso il Re sul trono, ebbe fine col pericolo che l'aveva fatta nascere, e due partiti ostili mostraronsi nuovamente in campo, pronti a cozzare. Entrambi, a dir vero, concordavano intorno al bisogno di punire parecchi infelici, che in quel tempo erano il zimbello d'un odio quasi universale. Cromwell non era pi; e coloro che erano fuggiti dinanzi a lui, furono paghi del vigliacco diletto di disseppellire, impiccare, squartare e bruciare la spoglia mortale del pi gran principe che governasse mai l'Inghilterra. Dettero sfogo alla loro vendetta anche sopra taluni capi di parte repubblicana. Ma come furono sazi del sangue de' regicidi, presero a dilacerarsi scambievolmente.
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Le Teste-Rotonde, mentre ammettevano le virt del Re morto, e dannavano la sentenza profferitagli contro da un tribunale illegittimo, sostenevano che la sua amministrazione era stata, in molte cose, incostituzionale, e che le Camere avevano prese le armi contro lui per cagioni solidamente fondate. Pensavano, la Monarchia non avere nemico peggiore di colui che, adulando, esaltava la regia prerogativa sopra la legge, dannava ogni opposizione fatta alle regie usurpazioni, ed oltraggiava non solo Cromwell e Harrison, ma Pym e Hampdem, col nome di traditori. Se il Re bramava di regnare con prosperit e quiete, gli era necessario affidarsi a coloro i quali, bench avessero snudata la spada a tutelare i conculcati privilegi del Parlamento, eransi esposti alla rabbia dei soldati onde salvargli il padre, ed erano stati parte principale nel provvedimento di richiamare l'esule famiglia reale.
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I sentimenti de' Cavalieri erano assai differenti. Nel corso dei diciotto anni, essi, fra tutte le vicissitudini seguite, erano rimasti fedeli alla Corona. Partecipi delle calamit del loro principe, non dovevano forse partecipare del suo trionfo? Non era da farsi distinzione veruna tra loro e il suddito sleale che aveva combattuto contro il sovrano, che aveva seguito Riccardo Cromwell, e giammai cooperato alla ristaurazione degli Stuardi, finch fu a tutti manifesto che null'altro avrebbe potuto salvare la nazione dalla tirannia dello esercito?
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Concedasi pure che siffatto uomo avesse ottenuto per nuovi servigi il regio perdono; dovevano tali servigi, resi presso al tramonto, agguagliarsi agli affanni ed ai patimenti di coloro che avevano sostenuto il carico e il calore di tutto il giorno? Doveva egli accomunarsi con uomini che non avevano bisogno della regia clemenza; con uomini che in tutta la vita loro avevano meritata la gratitudine del Re?
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E soprattutto, doveva tollerarsi che rimanesse in possesso di ricchezze accumulate sulle ruine degli averi de' difensori del trono? Non bastava che la sua testa e i suoi averi patrimoniali, cento volte devoluti alla Giustizia, rimanessero salvi; e che egli, col rimanente della nazione, godesse i beni di quel mite Governo, al quale era stato lungo tempo nemico? Era egli mestieri ricompensarlo per i suoi tradimenti, a spese di coloro ch'erano rei solo della fedelt onde avevano mantenuto il giuramento di obbedienza alla Corona?
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Quale utile poteva trovare il Re nel satollare i suoi nemici con la preda strappata agli amici suoi? Quale fiducia poteva riporsi in uomini che avevano avversato il loro sovrano, gli avevano mosso guerra contro, lo avevano imprigionato; e che adesso, invece di abbassare il viso rosso di vergogna e di pentimento, difendevano il gi fatto, e sembravano credere d'aver data prova di lealt astenendosi solo dal regicidio?
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Era vero che avevano, poco fa, dato mano a rialzare il trono; ma non era men vero che manifestavano tuttavia certi principii spinti dai quali, potevano abbatterlo una seconda volta. Senza dubbio, sarebbe stato convenevole che il Re desse segni d'approvazione a taluni convertiti, ch'erano stati grandemente utili; ma la politica, la giustizia, la gratitudine, gl'imponevano di rimeritare de' pi alti favori coloro, i quali dal principio alla fine, e nella prospera e nella trista fortuna, avevano difesa la Casa Reale. Per queste ragioni, i Cavalieri naturalmente dimandavano compensazione di tutti i danni che avevano sostenuti, e preferenza ai favori della Corona. Alcuni spiriti violenti di quel partito, spingendosi anche pi oltre, schiamazzavano perch si facessero lunghe liste di proscrizioni.
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5. Dissensioni religiose.
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La contesa politica, secondo il consueto, venne esasperata dalla religiosa. Il Re trov la Chiesa in uno stato ben singolare. Poco tempo innanzi lo scoppio della guerra civile, il padre suo aveva, ripugnante, assentito ad una legge, vigorosamente sostenuta da Falkland, la quale privava i vescovi del diritto di sedere nella Camera de' Lordi; ma lo episcopato e la liturgia non erano mai stati aboliti con apposita legge. Nulladimeno, il Lungo Parlamento aveva fatte alcune provvisioni, che avevano cagionato un pieno rivolgimento nel governo e culto ecclesiastico. Il nuovo sistema, ne' suoi principii, era appena meno Erastiano di quello cui era stato sostituito. Le Camere, dirette principalmente dai consigli del dotto Seldeno, volevano fermamente tenere il potere spirituale in istretta subordinazione del temporale.
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Avevano ricusato dichiarare che alcuna forma di politica ecclesiastica fosse d'origine divina; ed avevano provveduto che si potesse fare appello in ultima istanza da' tribunali ecclesiastici al Parlamento. Con tale importante riserva, avevano deciso di istituire in Inghilterra una gerarchia affatto simile a quella che ora esiste in Iscozia. L'autorit de' concilii, con relazione graduale da minore a maggiore, venne sostituita alla autorit de' vescovi e degli arcivescovi.
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La liturgia dette luogo al direttorio presbiteriano. Ma erano appena stati fatti i nuovi regolamenti, allorquando gl'Indipendenti conseguirono la preponderanza nello Stato. Non erano disposti a mandare ad esecuzione le ordinanze concernenti i sinodi parrocchiali, provinciali e nazionali; e per tali ordinanze non furono mai pienamente osservate.
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Il sistema presbiteriano non fu in nessun luogo, fuorch in Middlesex e nella Contea di Lancaster, solidamente stabilito. Nelle altre cinquanta Contee, quasi ogni parrocchia non ebbe connessione alcuna con le parrocchie vicine. In alcuni distretti i ministri ordinaronsi ad associazioni volontarie, a fine di prestarsi vicendevole soccorso e consiglio; ma non avevano il potere coercitivo.
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I patroni dei beneficii, non tenuti in freno n dal vescovo n dal presbiterio, avrebbero potuto affidare la cura delle anime al prete pi scandaloso del mondo, se non avesse loro impedito di cos fare lo intervento arbitrario d'Oliviero. Egli stabil, di propria autorit, un ufficio di commissari, detti saggiatori; la pi parte de' quali erano teologi indipendenti, ma sedevano fra loro pochi ministri presbiteriani e pochi laici. Il certificato dei saggiatori teneva luogo d'istituzione e d'induzione, e senza tale certificato, niuno poteva occupare un beneficio. Fu questo indubitatamente uno degli atti pi dispotici che mai facesse qualunque sovrano inglese.
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Nondimeno, temendosi generalmente che il paese venisse invaso da uomini ignoranti, o ebrei, o reprobi, col nome e con la paga di ministri, alcuni rispettabili personaggi, che per lo pi non procedevano amici a Cromwell, confessarono che, in quell'occasione, egli era stato pubblico benefattore. I presentati che avevano ottenuta l'approvazione de' saggiatori, prendevano possesso delle loro rettorie; coltivavano le terre, raccoglievano le decime, officiavano senza libro e senza cotta, ed amministravano la eucaristia ai fedeli assisi innanzi a lunghe mense.
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Cos l'ordinamento politico della Chiesa nel Regno trovavasi in confusione inestricabile. La forma prescritta dalla vecchia legge del paese, non ancora revocata, era l'episcopale. Quella prescritta dalla ordinanza parlamentare, era la presbiteriana. Ma n la vecchia legge n la ordinanza parlamentare praticamente valevano. La Chiesa, nella condizione in cui era a quel tempo, pu rappresentarsi in sembianza di un corpo irregolare, composto di pochi presbiterii, e di molte congregazioni indipendenti, che erano tenute soggette ed unite dall'autorit del Governo.
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Fra tutti coloro che eransi maggiormente adoperati a ricondurre il Re sul trono, molti erano zelanti de' sinodi e del direttorio, e molti desideravano terminare con una concordia i dissidii religiosi che avevano per tanto tempo agitata l'Inghilterra. Fra i seguaci bacchettoni di Laud e i bacchettoni proseliti di Calvino, non vi poteva essere n pace n tregua; ma non pareva cosa impossibile lo indurre ad un accomodamento gli Episcopali moderati della scuola di Usher, e i moderati Presbiteriani di quella di Baxter.
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Gli uni avrebbero ammesso che un vescovo poteva legalmente essere assistito da un concilio; gli altri non avrebbero negato che ogni assemblea provinciale poteva legalmente avere un preside permanente, il quale portasse il nome di vescovo. Vi sarebbe potuto essere una liturgia modificata in guisa da non escludere la preghiera estemporanea, una cerimonia battesimale in cui il segno della croce potesse a discrezione usarsi od omettersi, un servizio nel quale la comunione venisse ministrata ai fedeli seduti, ove la loro coscienza non consentisse che s'inginocchiassero.
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Ma la maggior parte de' Cavalieri non volevano udire a parlare di un siffatto accomodamento. I membri religiosi di cotesto partito aderivano coscienziosamente al sistema della propria Chiesa. Essa era stata cara al Re ucciso; li aveva consolati nella sciagura e nella miseria. Le sue ufficiature cos spesso eseguite in silenzio dentro una camera secreta, durante la stagione delle loro traversie, avevano per loro tale incanto, che mal volentieri avrebbero rinunciato a un solo responsorio. Altri fra' realisti che pretendevano poco a mostrarsi religiosi, amavano la Chiesa episcopale perch era nemica agl'inimici loro. Pregiavano una preghiera, o una cerimonia, non pel conforto che arrecava all'anima, ma perch vessava le Teste-Rotonde; ed erano tanto lontani da conseguire la concordia a prezzo di qualche concessione, che opponevansi alle concessioni principalmente perch tendevano a produrre la concordia.
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6. Impopolarit dei Puritani.
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Tali sentimenti, comecch biasimevoli, erano naturali, e non affatto indegni di scusa. I Puritani ne' giorni del loro potere, avevano, senza verun dubbio, crudelmente provocato i loro avversari. Avrebbero dovuto imparare, almeno dal malcontento, dalle lotte, dalle stesse vittorie loro, e dalla caduta di quella superba gerarchia da cui erano stati cos gravemente oppressi, che in Inghilterra e nel secolo decimosettimo non era in potest del magistrato civile lo attirare le menti degli uomini al conformismo col suo proprio sistema teologico. Mostraronsi, non pertanto, intolleranti e faccendieri al pari dello stesso Laud. Inibirono, sotto gravissime pene, l'uso del Libro della Preghiera Comune, non solo nelle chiese, ma anche nelle case private.
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Era delitto per un fanciullo il leggere accanto al letto dell'infermo genitore una di quelle soavi orazioni che avevano, per lo spazio di quaranta generazioni, mitigato i dolori de' Cristiani. Pene severe vennero minacciate contro coloro che presumessero di biasimare il culto calvinistico. Ecclesiastici di carattere rispettabile non solo furono a migliaia privati de' loro beneficii, ma rimanevano sovente esposti agli oltraggi della fanatica marmaglia. Le chiese e le sepolture, le leggiadre opere d'arte, le preziose reliquie dell'antichit, vennero brutalmente sfigurate. Il Parlamento ordin che tutte le pitture della Collezione Reale, che rappresentavano Cristo o la Vergine Maria, si bruciassero. Alle sculture tocc una sorte egualmente trista. Le Ninfe e le Grazie, opera dello scalpello ionio, furono consegnate agli scalpellini puritani perch le rendessero pi decenti.
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Ai vizi leggieri la fazione predominante dichiar guerra con zelo poco temperato dall'umanit o dal buon senso. Fecero severe leggi contro le scommesse; decretarono la pena di morte contro l'adulterio. Lo illecito commercio de' sessi, anche scevro di violenza o di seduzione, o di pubblico scandalo, o di violazione di diritti coniugali, fu dichiarato delitto. I pubblici sollazzi, dalle mascherate che allegravano i palagi de' grandi, fino alle grottesche rappresentazioni del villaggio, furono rigorosamente riprovati. Una ordinanza prescriveva che tutti gli alberi festivi di maggio dovessero essere quinci innanzi abbattuti. Un'altra inibiva ogni qualunque divertimento teatrale.
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I teatri dovevano essere distrutti, gli spettatori multati, gli attori legati alla coda d'un cavallo e frustati. Il danzare sulla corda, i giuochi de' burattini, le corse de' cavalli, erano guardati di mal occhio. Ma il giuoco dell'orso, a quei tempi amato tanto dalle classi alte e dalle basse, era obietto d'indicibile abbominio a quegli austeri settarii. E' da notarsi che la loro avversione a quella specie di sollazzo non aveva nulla di comune col sentimento che a' d nostri ha indotta la legislatura ad immischiarsene, con lo scopo di proteggere gli animali contro la matta crudelt degli uomini. Il puritano odiava il giuoco dell'orso non perch tormentava la povera bestia, ma perch recava diletto agli spettatori. A dir vero, egli generalmente studiavasi di godere del doppio diletto di tormentare gli spettatori e l'orso.
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Quanto poco entrasse in ci la compassione per l'orso,  provato a sufficienza dalle seguenti parole, estratte da una scrittura che porta per titolo: A perfect diurnal of some Passages of Parliament, and from other Parts of the Kingdom, from Monday July 24th., to Monday July 31th. 1643. "La regina, venendo dall'Olanda, condusse seco, oltre una compagnia di uomini brutali, una compagnia di orsi selvaggi, a qual fine lo giudicherete da ci che sono per dire. Codesti orsi erano tenuti intorno a Newark, ed erano condotti costantemente alle citt di provincia nel giorno di domenica per farli tormentare: tale  la religione che ci si vorrebbe imporre; e se alcuno avesse osato astenersi da siffatte abominevoli profanazioni, o anche parlarne contro, veniva subito notato per Testa-Rotonda o Puritano, ed era sicuro d'essere spogliato.
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Ma alcuni soldati del colonello Cromwell venuti a caso alla citt di Uppingham in Rutland, la domenica trovarono gli orsi, che, secondo il costume, si facevano giuocare; li presero, li legarono ad un albero, e con gli archibugi li uccisero." Questo esempio non  solo. Il colonello Pride, quando era sceriffo di Surrey, ordin che le bestie del serraglio di Southwark si uccidessero. Uno scrittore satirico gli pone in bocca le seguenti parole, con cui si sforza di difendere quell'atto: "La prima cosa che mi pesa sull'anima  l'uccisione degli orsi; per la quale il popolo mi odia, e mi carica di mille ingiurie e vituperii. Ma David non uccise egli un orso? Il Lord Deputato Ireton non uccise anch'egli un orso? Un altro de' nostri Lordi non uccise cinque orsi?" Ultimo discorso e parole di Tommaso Pride, dette dal letto di morte.
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Forse non v' circostanza che versi tanta luce sull'indole de' rigoristi, quanto il modo di condursi rispetto alla solennit del Natale di Cristo. Questa avventurosa festivit era stata, fino da tempo immemorabile, stagione di gioia e di affezione domestica; stagione nella quale le famiglie adunavansi, i fanciulli ad esse tornavano dalle scuole, i dissidii finivano, le vie risonavano di canti, ogni casa era adornata di piante sempreverdi, ed ogni mensa abbondava di laute vivande.
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In quella stagione tutti i cuori, non affatto scevri di dolcezza, allargavansi e s'intenerivano. In quella stagione i poveri erano invitati a godere della sovrabbondanza de' ricchi, la cui bont tornava maggiormente gradita a cagione della brevit de' giorni e della severit del tempo. In quella stagione la distanza che divideva i possidenti dagli affittuari, i padroni dai servi, era meno visibile che ne' rimanenti giorni dell'anno.
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Il molto godimento non va mai scompagnato da qualche eccesso: nondimeno, il brio con che celebravansi quei giorni santi non era sconvenevole ad una festivit cristiana. Il Lungo Parlamento, nel 1644, ordin che nel d ventesimoquinto di decembre venisse osservato un rigoroso digiuno, e che tutti lo passassero umilmente lamentando il gran peccato nazionale, che essi e i loro antenati avevano commesso facendo baccano sotto il ramo di vischio, mangiando la testa del cignale, e bevendo la birra, resa pi saporita con mele arrostite.
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Nota del traduttore: La frase: "Rompig under the mistletoe", esprime una costumanza inglese, e non ha corrispondente in italiano, e quindi riesce inintelligibile. In Inghilterra, ne' giorni di Natale, appendono alla soffitta d'una stanza un ramo di cotesta pianta parassita, che cresce sui tronchi degli alberi; e per parecchi giorni vi tripudiano, o fanno baccano sotto. Fine nota.
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Non vi fu atto pubblico che maggiormente irritasse il popolo. Nel Natale seguente scoppiarono formidabili tumulti in molti luoghi. Resistettero ai ministri della polizia, insultarono i magistrati, aggredirono le case de' pi noti zelanti; ed il servizio proscritto di quella solennit venne apertamente eseguito nelle chiese.
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Tale era lo spirito de' Puritani esagerati, tanto Presbiteriani quanto Indipendenti. Veramente, Oliviero era poco inchinevole a farla da persecutore e da faccendiere. Ma Oliviero, come capo di parte, e, per conseguenza, schiavo di parte, non poteva governare affatto secondo le proprie inclinazioni. Anche sotto la sua amministrazione molti magistrati, dentro le loro giurisdizioni, si resero odiosi quanto Sir Hudibras: s'immischiavano in tutti i sollazzi del vicinato, disperdevano le festevoli ragunanze, e ponevano i suonatori alla berlina. Lo zelo de' soldati era anche pi formidabile. In ogni villaggio dove essi si mostrassero, finivano i balli, il suono delle campane, e si interrompevano i giuochi.
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Nota del Traduttore: Abbiamo adoperato il vocabolo generico giuochi, perch la parola hockey, che usa l'autore e significa un giuoco speciale, non ha corrispondente in italiano. Questo giuoco consiste in questo che i giuocatori si dividono in due opposte falangi; ciascuna delle quali, con bastoni ricurvi nella punta, si studia di spingere una palla verso una meta posta in direzione contraria di quella degli avversari. Fine nota. 
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In Londra parecchie volte interruppero le rappresentazioni teatrali, alle quali il Protettore, in grazia della sua indole buona e del suo senno squisito, mostravasi connivente.
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All'odio e alla paura ispirati da tanta tirannia congiungevasi il pubblico dispregio. Le specialit del puritano, lo sguardo, il modo di vestirsi, il dialetto, gli scrupoli suoi, erano sempre stati, fino dal tempo di Elisabetta, obietto di scherno. Ma tali cose in una fazione che governava un grande Impero, apparivano assai pi grottesche, che nelle oscure e perseguitate congregazioni.
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Il piagnisteo che aveva fatto tanto ridere gli spettatori, quando l'udirono in sulla scena nella Tribolazione Salutare e nell'Operoso Zelo della Patria, era anche pi ridicolo sulle labbra de' Generali e de' Consiglieri di Stato. E' da notarsi inoltre, che mentre ardevano le lotte civili, erano nate parecchie sette, le stranezze delle quali superavano ogni cosa che si fosse mai veduta di simile in Inghilterra.
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Un sartore demente, di nome Ludovico Muggleton, errava di taverna in taverna inebriandosi e minacciando gli eterni tormenti contro coloro che ricusassero di credere, sulla sua testimonianza, che l'Ente Supremo fosse alto sei soli piedi, e che il sole distasse dalla terra di quattro miglia soltanto. A questo proposito vedi l'opera di Pen intitolata: Nuovi Testimonii provati essere Vecchi Eretici, e le opere di Muggleton, passim.
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Giorgio Fox aveva suscitata una tempesta di derisioni, predicando essere violazione della sincerit cristiana l'indicare una persona singolare col pronome plurale, ed essere omaggio d'idolatria a Giano e a Odino l'usare i vocaboli Gennaio e Mercoled, poich in inglese mercoled si dice Wednesday, che secondo alcuni significa giorno d'Odino.
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La sua dottrina pochi anni appresso venne abbracciata da alcuni uomini insigni, ed acquist grandemente la pubblica stima. Ma nel tempo della restaurazione, i Quacqueri venivano comunemente considerati come i pi spregevoli tra' fanatici. Dai Puritani erano trattati severamente tra noi, ed erano perseguitati a morte nella Nuova Inghilterra.
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Nondimeno il popolo, che bada rade volte alle distinzioni sottili, confonde il puritano col quacquero. Ambidue erano scismatici: odiavano lo episcopato e la liturgia; avevano quelle che parevano stravaganti fantasie intorno al vestirsi, allo atteggiarsi, al sollazzarsi. Per quanto notevolmente entrambi distassero in fatto d'opinioni, venivano dall'universale considerati egualmente come scismatici piagnolosi; e tutto ci ch'era in essi odioso, ridicolo, accresceva lo scherno e l'avversione che la moltitudine sentiva per loro.
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Avanti le guerre civili, anche coloro che abborrivano dalle opinioni e dai modi del puritano, erano costretti ad ammettere che la sua condotta morale era, generalmente parlando, nelle cose essenziali scevra d'ogni biasimo; ma tale lode poscia non gli fu pi oltre concessa, perch sventuratamente se n'era reso immeritevole. L'ordinario destino delle stte  quello di ottenere alta fama di santit finch rimangono oppresse, e di perderla appena divengono potenti: e la ragione ne  chiara. Rade volte avviene che un uomo si aggreghi, mosso da altro motivo che dalla propria coscienza, ad una societ proscritta. Tale societ quindi si compone, salvo rarissimi casi, di individui sinceri.
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La pi rigida disciplina che si osservi in una congrega religiosa,  un debole strumento di purificazione, ove si paragoni ad un poco di persecuzione pungente che muova dallo esterno. Pu credersi con certezza, che pochissime persone, che non fossero mosse da profonde convinzioni religiose, chiedessero il battesimo, mentre Diocleziano perseguitava la Chiesa; o si ascrivessero alle congregazioni protestanti, mentre correvano pericolo di essere arse vive da Bonner.
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Ma quando una setta si fa potente, quando spiana la via alle ricchezze ed agli onori, gli uomini mondani ed ambiziosi vi si affollano, ne parlano il linguaggio, si conformano strettamente al rituale, scimmieggiano i caratteri speciali di quella, e spesso vincono gli onesti proseliti in tutte le esterne manifestazioni di zelo. Non  discernimento, non vigilanza de' reggitori ecclesiastici, che valga ad impedire la intrusione di cotali falsi confratelli.
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Il loglio e il grano  d'uopo che crescano insieme. Tosto la gente comincia ad avvedersi che gli uomini di Dio non sono migliori degli uomini del mondo; e conclude con qualche giustizia, che, non essendo migliori, devono necessariamente essere molto peggiori. Poco di poi, tutti que' segni che dapprima venivano considerati come caratteristiche d'un santo, riduconsi ad essere presi per caratteristiche di un furfante.
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Ci avvenne dei non-conformisti inglesi. Erano stati oppressi, e la oppressione gli aveva mantenuti puri e senza macchia. Ottennero il predominio nello Stato. Nessuno poteva conseguire dignit o comando senza il loro favore; il quale non poteva acquistarsi se non se scambiando con essi i segni e le parole d'ordine della spirituale confraternita. Una delle prime deliberazioni del Parlamento di Barebone, la pi puritana delle nostre assemblee politiche, consisteva in ci, che nessuno individuo poteva essere ammesso agli uffici pubblici finch la Camera non si dichiarasse satisfatta della vera religiosit di lui.
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Quelli che allora consideravansi quali segni della vera religiosit, cio il tristo colore degli abiti, lo sguardo severo, i capelli lisci, il tono nasale, il discorso imperlato di affettate citazioni, lo abborrimento delle commedie, delle carte e della falconeria, venivano agevolmente contraffatti da uomini increduli ad ogni religione. I puritani sinceri tosto trovaronsi perduti in mezzo ad una moltitudine, non solo di uomini mondani, ma della pi riprovevole genia d'uomini mondani.
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Imperocch, il pi grande libertino che avesse combattuto sotto i regii vessilli, poteva giustamente reputarsi virtuoso in paragone di alcuni tra quelli, i quali parlando de' conforti della Sacra Scrittura, vivevano esercitando la fraude e la rapacit, immersi in secrete dissolutezze. La nazione, con una fretta di che possiamo affliggerci, ma non maravigliarci, da questi ipocriti toglieva norma a giudicare tutto il partito.
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La teologia, i modi, la parlatura del puritano, richiamavano in tal guisa alle menti di tutti le immagini de' vizi pi neri e schifosi. Appena la Restaurazione concesse a chiunque la libert di mostrarsi nemico al partito che per tanto tempo era stato predominante nello Stato, sorse da ogni angolo del Regno un grido generale contro il puritanismo; grido che spesso era accresciuto dalle voci di quegli astuti simulatori, la cattivit dei quali aveva fatto abborrire il nome di puritano.
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Cos, i due grandi partiti che dopo una lunga contesa avevano, con momentanea concordia, cooperato a rimettere sul trono la famiglia reale, diventarono, in politica e in religione, acerrimi nemici. La maggior parte della nazione pendeva verso i realisti. I delitti di Strafford e di Laud, gli eccessi della Camera Stellata e dell'Alta Commissione, i grandi servigi che il Lungo Parlamento, nel primo anno della sua esistenza, aveva resi allo Stato, erano svaniti dalla ricordanza degli uomini. .
La decapitazione di Carlo Primo, la cupa tirannia della Coda del Parlamento, la violenza dell'esercito, ricordavansi con disgusto; e la moltitudine inchinava a tenere come responsabili della morte del Re, e de' disastri che ne seguirono, tutti coloro che gli avevano opposta resistenza.
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La Camera de' Comuni, essendo stata eletta mentre predominavano i presbiteriani, non rappresentava in modo alcuno il sentimento universale del popolo, e mostravasi dispostissima ad infrenare la intollerante lealt de' Cavalieri. Uno de' membri che si attent di dichiarare che tutti coloro i quali avevano snudata la spada contro Carlo Primo erano traditori al pari di coloro che gli avevano mozzato il capo, venne chiamato all'ordine, posto alla sbarra, e rimproverato dal presidente. Era desiderio generale della Camera, senza verun dubbio, di comporre i litigi ecclesiastici in modo soddisfacente ai Puritani moderati. Ma a ci fare opponevansi la Corte e la nazione.
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7. Carattere di Carlo Secondo.
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Il Re era, in questo tempo, amato dal popolo quanto non lo era mai stato nessuno de' suoi predecessori. Le calamit della sua famiglia, la morte eroica del padre, le sue proprie pene ed avventure romanzesche, svegliavano la tenerezza ne' cuori di tutti. Il suo ritorno aveva liberato il paese da una intollerabile schiavit. Richiamato dalla voce di ambedue le fazioni avverse, egli era il loro arbitro naturale, ed in certo modo aveva le qualit necessarie a tanto ufficio. La natura gli era stata larga di egregie doti e di felice temperamento. Era stato educato in guisa da bene sviluppare il suo intendimento, ed assuefare il suo spirito allo esercizio d'ogni virt pubblica e privata.
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Aveva provate tutte le vicissitudini della fortuna. Giovanissimo, era stato tratto dalla reggia ad una vita d'esilio, di penuria, di pericolo. Pervenuto alle et in cui la mente e il corpo trovansi nella maggior perfezione, e il primo bollore delle giovanili passioni cessa di sconvolgere l'anima, era stato richiamato dalla sua vita randagia a porsi sul capo la corona degli avi. Aveva dalla amara esperienza imparato come la vilt, la perfidia e la ingratitudine, si sappiano nascondere sotto l'ossequioso contegno della cortigianeria; mentre nel tugurio del povero aveva trovata la vera nobilt dell'animo.
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Allorquando offrivano ricchezze a chi lo avesse tradito, minacciavano di morte chiunque gli avesse dato ricovero, gli abitatori delle capanne e i servitori avevano fedelmente mantenuto il secreto, ed a lui, umilmente travestito, avevano baciato la mano con tanta riverenza, quanta gliene avrebbero mostrata se fosse stato assiso sul trono. Era da sperarsi che un giovine uscito da cosiffatta scuola, il quale non difettava n di destrezza n di amabilit, si dovesse mostrare Re grande e buono.
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Carlo usc da quella scuola adorno di socievoli abitudini, di maniere squisite e cortesi, e di qualche ingegno pel conversare vivace, dedito oltremodo ai piaceri sensuali, amante degli ozi e de' frivoli sollazzi, incapace di abnegazione e di sforzo, incredulo alla virt o allo affetto dell'uomo, senza desio di fama, sordo al rimprovero. Secondo lui, ogni uomo era da comprarsi. Ma taluni mercanteggiavano, pi che altri, intorno al prezzo; e quando questo mercanteggiare era condotto con ostinazione e destrezza, diventava degno di lode.
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Gl'inganni onde alcuni uomini astuti mantenevano alto il prezzo della loro valentia, chiamavansi integrit. Gl'inganni onde le donne leggiadre tenevano alto il prezzo della loro belt, dicevansi modestia. Lo amore di Dio, lo amore della patria, lo amore della famiglia, lo amore degli amici, erano semplici frasi, sinonimi delicati e convenevoli dello amore di s. Pensando in tal guisa della specie umana, Carlo naturalmente davasi pochissimo pensiero di ci che altri pensasse di lui.
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Onore e vergogna a lui erano quasi ci che luce e tenebre sono al cieco. Lo hanno molto commendato come sprezzatore dell'adulazione; ma tal pregio, guardato fra le altre qualit dell'indole di lui, non sembra degno di lode. E' cosa possibile all'uomo essere al di sotto come al di sopra dell'adulazione. Chi non si fida di nessuno, non ha n anche fiducia ne' lusinghieri. Chi non estima la gloria vera, fa poco conto della falsa.
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Laudasi l'indole di Carlo in ci che egli, non ostante la pessima opinione che aveva della specie umana, non diventasse misantropo. Poc'altro vedeva negli uomini, tranne la parte odiosa, e nondimeno non gli odiava. Anzi era talmente umano, che spiacevagli vedere le sofferenze o udire le querimonie loro. Se non che, questa  una specie d'umanit che, comunque amabile e commendevole in un individuo privato, il cui potere a giovare o a nuocere  rinchiuso in uno stretto cerchio,  stata soventi volte ne' principi vizio, pi presto che virt.
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Non pochi fra loro, intesi al bene, hanno abbandonate intere provincie alla rapina ed all'oppressione, mossi solo dal desiderio di vedere, in casa e ai passeggi, visi allegri. Colui che esita a spiacere a pochi che gli stanno d'intorno, pel bene dei molti che non vede giammai, non  fatto per governare una grande societ. La facilit di Carlo era tanta, da non trovarsi forse mai in un uomo di sensi a lui simile. Era schiavo, senza essere zimbello, degl'inganni altrui. Donne ed uomini indegni, ai quali sapeva leggere nelle ime latebre del cuore, e i quali egli conosceva privi d'affezione e immeritevoli della sua fiducia, sapevano lusingarlo tanto, da strappargli dalle mani titoli, uffici, terre, secreti di Stato, e grazie.
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Don molto, ma n god il piacere, n acquist la fama di benefico. Spontaneo non don mai, ma eragli duro rispondere con un rifiuto. Dal che seguiva, che la sua bont generalmente non iscendesse sopra coloro che pi la meritavano, n anche sopra coloro ai quali portava affetto, ma sopra il pi svergognato ed importuno che fosse riuscito ad ottenere udienza.
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Le cagioni che governarono la condotta politica di Carlo Secondo, differivano assai da quelle onde il predecessore e il successore suoi furono mossi. Non era uomo da lasciarsi imporre dalla teoria patriarcale del Governo e dalla dottrina del diritto divino. Era onninamente scevro d'ambizione. Detestava gli affari, e avrebbe piuttosto abdicato, che sopportare lo incomodo di dirigere veramente l'amministrazione. Tanta avversione aveva alla fatica e tanta ignoranza degli affari, che gli stessi suoi segretari, quando sedeva in consiglio, non potevano frenarsi d'irridere alle sue frivole osservazioni ed alla sua fanciullesca impazienza. N gratitudine n vendetta contribuivano a determinare la sua condotta, perocch non vi fu mai mente in cui i servigii o le ingiurie lasciassero, come nella sua, deboli e passeggiere impressioni.
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Desiderava semplicemente essere Re come lo fu poscia Luigi 15 di Francia; Re che potesse trarre dal tesoro danari senza fine per appagare i suoi gusti privati; che potesse comprare con ricchezze ed onori persone capaci di aiutarlo a fargli passare il tempo; e che, anche quando lo Stato fosse per la pessima amministrazione caduto in fondo alla vergogna, e spinto sull'orlo del precipizio, potesse escludere ogni tristo pensiero dal ricinto del suo serraglio, e ricusare l'accesso a chiunque potesse disturbare i voluttuosi suoi ozii.
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Per ci, e per ci solo, egli bramava conseguire il potere arbitrario, qualora si fosse potuto conseguire senza rischio o incomodo. Nelle dispute religiose che affaccendavano i suoi sudditi protestanti, la sua coscienza non aveva interesse nessuno; perocch le sue opinioni oscillavano in uno stato di sospensione satisfatta, fra la incredulit e il papismo. Ma, quantunque la sua coscienza rimanesse neutrale nella contesa tra gli Episcopali e i Presbiteriani, il suo gusto non era tale in nessun modo. I suoi vizi prediletti erano precisamente quelli ai quali i Puritani indulgevano meno. Egli non poteva passare un solo giorno senza il conforto di que' sollazzi che i Puritani consideravano peccaminosi.
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Come uomo egregiamente educato, e assai sensibile al ridicolo, le stranezze de' Puritani lo spingevano ad un riso di dispregio. Aveva, in verit, qualche ragione a non amare quella rigida setta. Nella et in cui le passioni pi imperversano, e le leggerezze sono meritevoli di perdono, aveva passati parecchi mesi in Iscozia, Re di nome, ma di fatto prigioniero di Stato nelle mani degli austeri Presbiteriani. Non paghi di volere ch'ei si conformasse al loro culto, e firmasse la loro Convenzione, avevano invigilate tutte le azioni, e sermoneggiato intorno alle giovanili follie di lui.
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Era stato costretto ad assistere, ripugnante, a preci e sermoni lunghissimi, e poteva reputarsi fortunato allorquando dal pulpito non gli rammentavano le sue proprie fragilit, la tirannide del padre, e la idolatria della madre. Davvero, era stato cos sciagurato in quegli anni della sua vita, che la sconfitta dalla quale fu cacciato nuovamente in esilio, poteva pi presto considerarsi come liberazione, che come calamit. Sotto la pressura di queste male augurate reminiscenze, Carlo voleva deprimere il partito che aveva fatta resistenza a suo padre.
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8. Caratteri del Duca di York e del Conte di Clarendon.
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Giacomo, Duca di York, fratello del Re, si attenne alla medesima via. Bench libertino, Giacomo era diligente, metodico, e amante dell'autorit e degli affari. Aveva intendimento basso e stretto, ed indole ostinata, aspra e nemica al perdono. Che un principe come lui non potesse vedere di buon occhio le libere istituzioni dell'Inghilterra, e il partito che le difendeva con zelo indefesso, non deve recar maraviglia. Il Duca seguitava a professare la credenza della Chiesa Anglicana; ma aveva gi mostrate tendenze tali, da mettere seriamente in pensiero i buoni protestanti.
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L'uomo che in quel tempo principalmente conduceva il Governo, era Eduardo Hyde, Cancelliere del Regno, e presto creato Conte di Clarendon. La riverenza che giustamente sentiamo per Clarendon come scrittore, non ci debbe rendere ciechi ai falli da lui commessi come uomo di Stato. Alcuni dei quali, nondimeno, vengono spiegati e scusati dalla posizione sciagurata in cui egli trovavasi. Nel primo anno del Lungo Parlamento erasi onorevolmente reso cospicuo fra i senatori che affaticavansi di riparare alle doglianze della nazione. Una delle pi odiose cagioni di tali doglianze, cio il Consiglio di York, era stata rimossa principalmente in grazia degli sforzi di lui. Quando segu il grande scisma, quando il partito riformista ed il conservatore primamente mostraronsi in ordinanza di battaglia, l'uno contro l'altro; egli, insieme con molti savi e da bene uomini, si congiunse al partito conservatore.
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D'allora in poi segu le fortune della Corte, god tanta fiducia di Carlo Primo, quanta l'indole riservata, e la tortuosa politica di quel Principe ne concedessero ad alcun Ministro, e quinci divise lo esilio e diresse la condotta politica di Carlo Secondo. Dopo la Ristaurazione, Clarendon divenne primo Ministro. Pochi mesi dopo fu annunziato ch'egli era per affinit strettamente congiunto alla Casa Reale; imperocch la sua figlia era diventata, per secreto matrimonio, Duchessa di York. I suoi nipoti averebbero forse portata la Corona. Per questo illustre parentado ei fu preposto ai capi della vecchia nobilt del paese, e un tempo fu creduto onnipotente. Per alcune ragioni egli era bene adatto a tenere quel posto eminente.
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Niuno sapeva, meglio di lui, comporre scritture di Stato; niuno parlava con pi gravit e dignit nel Consiglio e nel Parlamento; niuno conosceva meglio i principii dell'arte di regnare; niuno discerneva con occhio pi giudizioso le variet de' caratteri degli uomini. E' d'uopo aggiungere, che sentiva fortemente i doveri morali e religiosi, rispettava sinceramente le leggi del paese, e mostrava coscienzioso riguardo per l'onore e lo interesse della Corona.
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Ma il suo animo era acre, arrogante, intollerante d'ogni opposizione. Soprattutto, egli era stato lungo tempo in esilio, e questa sola cagione era bastevole a torgli le qualit necessarie a condurre la direzione suprema degli affari. E' quasi impossibile che un uomo politico che sia stato costretto dalle lotte civili a bandirsi dalla propria patria, e passare lungi da quella molti de' pi begli anni della vita, riesca adatto, appena ritornato al suolo nato, a togliere in mano il timone della cosa pubblica. Clarendon non va eccettuato da siffatta regola.
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Aveva lasciata l'Inghilterra con l'animo infiammato da un feroce conflitto, che era terminato con la caduta del suo partito e la ruina delle sue sostanze. Dal 1646 al 1660 era vissuto oltremare, mirando tutto ci che avveniva nella sua patria, da una grande distanza, e con un falso strumento. Le nozioni che aveva delle pubbliche faccende, raccoglieva necessariamente dalle relazioni de' conspiratori, parecchi dei quali erano uomini esasperati dal danno e dalla disperazione. Gli eventi naturalmente gli sembravano bene augurati, non quando accrescevano la prosperit e la gloria della nazione, ma quando tendevano ad avacciare l'ora del suo ritorno. La sua convinzione - convinzione ch'ei non ha nascosta - consisteva in questo: che i suoi concittadini, non avrebbero potuto godere de' beni della quiete e della libert, finch non avessero rimesso su la vecchia dinastia.
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Finalmente ritorn alla patria, e senza avere speso n anche una settimana a volgere lo sguardo all'intorno, a mischiarsi nei socievoli commerci, a notare i mutamenti che quattordici anni di vicende avevano prodotto nel carattere e nel sentire della popolazione, fu posto repentinamente a condurre il Governo dello Stato. In cosiffatte condizioni, anche un Ministro eminentemente destro e docile sarebbe probabilmente caduto in gravissimi errori. Ma la destrezza e la docilit non erano da trovarsi fra le doti dell'animo di Clarendon. Agli occhi suoi, l'Inghilterra seguitava ad essere la Inghilterra della sua giovinezza; e guardava in cagnesco ogni teoria ed ogni pratica introdotta successivamente.
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La prerogativa rgia, per la quale egli aveva tanto sofferto, e dalla quale era stato alla perfine innalzato alle ricchezze ed agli onori, era sacra agli occhi suoi. Riguardava le Teste-Rotonde con avversione politica e personale. Aveva sempre aderito fortemente alla Chiesa Anglicana, e tutte le volte che si trattava degl'interessi di quella, erasi separato, non senza rammarico, da' suoi pi diletti amici. Il suo zelo per lo Episcopato e pel Libro della Preghiera Comune divenne quindi pi ardente che mai, e si congiunse con un odio vendicativo contro i Puritani; odio che gli rec poco onore, e come ad uomo di Stato e come a cristiano.
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Mentre la Camera de' Comuni, che aveva richiamata la reale famiglia, era in sessione, e' tornava impossibile ristabilire il vecchio sistema ecclesiastico. La Corte non solo nascose con grande studio le proprie intenzioni, ma il Re stesso dtte, nel modo pi solenne, assicuranze tali, che posero in calma gli animi de' Presbiteriani moderati. Aveva promesso, prima della Restaurazione, di concedere ai sudditi libert di coscienza. Ripet poscia tale promessa, aggiungendovi quella di adoperare le pi scrupolose cure onde indurre a concordia le stte avverse.
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Disse come egli desiderava di vedere la giurisdizione spirituale divisa tra i vescovi e i sinodi; di fare che la liturgia venisse riesaminata da una congrega di teologi, met de' quali sarebbe di presbiteriani. Le quistioni concernenti la cotta, la postura nel ricevere la Eucarestia, e il segno della croce nel battesimo, verrebbero risolute in guisa da calmare le coscienze timorate. Come il Re ebbe addormentati gli occhi vigili di coloro ch'ei maggiormente temeva, sciolse il Parlamento.
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Aveva gi dato il suo assenso ad un atto d'amnistia, salvo pochissimi, per tutti coloro i quali nelle lotte civili s'erano resi colpevoli di delitti politici. Aveva parimenti ottenuta dalla Camera de' Comuni una concessione a vita delle tasse, l'annuo prodotto delle quali era stimato a un milione e duecento mila lire sterline. A vero dire, il prodotto di quelle per alcuni anni pass di poco un milione; ma questa somma, insieme con la entrata ereditaria della Corona, era allora bastevole a pagare le spese del Governo in tempo di pace. Non fu concessa pecunia per mantenere un esercito stanziale. La nazione sentiva disgusto del semplice nome di quello, e il solo rammentarlo avrebbe commossi ed infiammati tutti i partiti.
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9. Elezione generale del 1661.
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Nel 1661 segu una elezione generale. Il popolo era frenetico d'entusiasmo verso il sovrano. La metropoli venne incitata a fare apparecchi per la pi splendida incoronazione che si fosse mai veduta. Ne risult un corpo di rappresentanti tale, quale non era mai stato in Inghilterra. Molti de' candidati eletti erano uomini che avevano pugnato a favore della Corona e della Chiesa, e che avevano l'animo esasperato per le molte ingiurie e i molti insulti delle Teste-Rotonde. Quando i membri adunaronsi, le passioni onde ciascuno di loro era individualmente animato, acquistarono nuova forza per virt della simpatia.
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La Camera de' Comuni per alcuni anni fu pi realista del Re stesso, pi episcopale degli stessi vescovi. Carlo e Clarendon rimasero quasi atterriti della propria vittoria. Trovaronsi in condizioni non dissimili da quelle in cui Luigi 18 e il Duca di Richelieu si videro allorquando, nel 1815, adunossi la Camera. Quando anche il Re avesse desiderato di adempiere le promesse date ai Presbiteriani, non lo avrebbe potuto fare. Veramente, gli fu mestieri di adoperare co' pi vigorosi sforzi tutta la sua influenza per impedire che i Cavalieri vittoriosi lacerassero l'atto d'indennit, e si vendicassero, senza misericordia, de' torti sofferti.
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10. Violenza dei Cavalieri nel nuovo Parlamento.
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I Comuni cominciarono dal decretare, che ciascun membro dovesse, sotto pena d'espulsione, prestare il giuramento secondo la forma prescritta dalla antica liturgia, e che l'atto di Convenzione dovesse essere bruciato per mano del boia nel cortile del palagio. Fecero un altro atto, in cui non solo riconoscevano il potere della spada appartenere al solo Re, ma dichiaravano che in nessun caso estremo, qualunque si fosse, le due Camere potevano giustamente resistere con la forza al sovrano.
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Ne aggiunsero un altro, che prescriveva ad ogni ufficiale di corporazione di giurare che la resistenza alla autorit del Re era sempre illegittima. Pochi cervelli caldi sforzaronsi di proporre una legge che annullasse in una sola volta tutti gli statuti fatti dal Lungo Parlamento, e richiamasse in vita la Camera Stellata e l'Alta Commissione; ma la Reazione, per quanto fosse violenta, non os andare tanto oltre. Continu ad esser valida la legge che ogni tre anni vi fosse un Parlamento; ma vennero revocate le clausule restrittive, le quali ordinavano che gli ufficiali, anche senza l'assenso regio, potevano, appena scorso il tempo prescritto, procedere alla elezione. I vescovi furono rimessi sui loro seggi nella Camera Alta.
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Il vecchio ordinamento politico della Chiesa, e la vecchia liturgia, furono ristabiliti, senza la minima modificazione che tendesse a conciliare i pi moderati tra i Presbiteriani. Allora, per la prima volta, l'ordinazione episcopale fu dichiarata requisito essenziale alle dignit ecclesiastiche. Circa duemila ministri della religione, ai quali la coscienza non consentiva di conformarsi alle nuove leggi, furono, in un sol giorno, privati de' loro beneficii.
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La parte dominante, esultando, rammentava ai danneggiati, che il Lungo Parlamento, nell'auge del suo potere, aveva cacciato via un maggior numero di teologi realisti. Il rimprovero era ben fondato; ma il Lungo Parlamento aveva, almeno, ai teologi spogliati de' loro uffici concessa una provvisione bastevole a non lasciarli morire d'inedia; mentre i Cavalieri, con gli animi inveleniti da implacabile rancore, non avevano avuta la giustizia e la umanit di seguire il riferito esempio.
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11. Persecuzione dei Puritani.
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Fecero poi alcuni statuti penali contro i non-conformisti; statuti, de' quali potevano trovare esempi precedenti nella legislazione puritana, ma ai quali il Re non poteva dare il suo assenso senza rompere le promesse pubblicamente fatte, nella crisi pi importante della sua vita, a coloro da cui dipendeva il suo destino. I Presbiteriani, colpiti di terrore e forte addolorati, corsero ai piedi del trono, allegando i loro recenti servigi, e la fede sovrana solennemente e ripetutamente data. Il Re ondeggiava. Non poteva rinnegare il suo proprio sigillo e la sua propria firma. Sentiva, pur troppo, d'essere debitore di molto ai chiedenti. Era poco avvezzo a resistere alle sollecitazioni importune.
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L'indole sua non era quella di un persecutore. Certo aborriva i Puritani; ma in lui lo aborrire era un languido sentimento, poco somiglievole all'odio energico che aveva infiammato il cuore di Laud. Parteggiava, inoltre, per la Religione Cattolica-Romana; e conosceva come fosse impossibile il concedere libert di culto ai proseliti di quella religione, senza accordarla parimente ai dissenzienti protestanti.
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Tent, quindi, debolmente di frenare lo zelo intollerante della Camera de' Comuni; ma la Camera trovavasi sotto la influenza di profonde convinzioni, e di passioni assai pi forti che non erano quelle del Re. Dopo una lieve lotta, egli cedette, ed approv, facendo mostra d'alacrit, una serie di leggi odiose contro i separatisti. Fu dichiarato delitto lo intervenire in luogo dove si celebrasse il culto dei dissenzienti.
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Ciascun giudice di pace poteva giudicare senza giurati, e poteva condannare ad essere trasportato oltre-mare per sette anni chiunque fosse stato per la terza volta dichiarato reo. Con sottile crudelt, venne provveduto che il reo non fosse trasportato nella Nuova Inghilterra, dove probabilmente avrebbe trovato amici che lo confortassero. Ritornando innanzi che fosse trascorso tutto il tempo del bando, soggiaceva alla pena capitale.
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Un nuovo ed irragionevolissimo giuramento venne imposto ai teologi che erano stati spogliati de' loro beneficii per non essersi voluti conformare; e a tutti coloro che ricusavano di prestarlo, fu inibito di appressarsi di cinque miglia ad ogni citt che fosse governata da una corporazione, o rappresentata in Parlamento, o dove essi avessero esercitato il sacro ministero.
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I magistrati che dovevano mandare ad esecuzione cotesti terribili statuti, erano generalmente uomini infiammati dallo spirito di parte, e dalla rimembranza dei danni che avevano sofferti al tempo della Repubblica. Le carceri furono quindi subitamente riempite di dissenzienti, tra i quali erano alcuni che con la virt e coll'ingegno potevano onorare qualunque societ cristiana.
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12. Zelo della Chiesa per la monarchia ereditaria.
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La Chiesa d'Inghilterra non si mostr ingrata alla protezione largitale dal Governo. Fino dal primo giorno della sua esistenza aveva aderito alla Monarchia. Ma ne' venti anni che seguirono l'epoca della Restaurazione, il suo zelo per l'autorit regia e pel diritto ereditario aveva travarcato ogni confine. Aveva partecipato alle sciagure della Casa degli Stuardi. Era stata ristaurata con essa; ed era con essa vincolata da interessi, amicizie ed inimicizie comuni. Sembrava impossibile che dovesse arrivare il giorno in cui i vincoli che la congiungevano ai figli del suo augusto martire, verrebbero infranti, e la lealt della quale ella gloriavasi, non sarebbe pi oltre un gradito e proficuo dovere.
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E per magnificava con frasi rimbombanti quella prerogativa che era sempre adoperata a difendere ed ingrandire la Chiesa, e riprovava comodamente la depravit di coloro i quali dalla oppressura, onde essa andava esente, erano stati incitati a ribellare. Il suo tema prediletto era la dottrina della non-resistenza; dottrina ch'essa predicava in modo assoluto, portandola fino a tutte le estreme conseguenze.
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I suoi discepoli non istancavansi mai di ripetere, che in nessun caso possibile, - n anche se l'Inghilterra avesse la sciagura di sottostare a un Re come Busiride o Falaride, il quale, calpestando ogni legge, senza verun pretesto di giustizia, condannasse ogni giorno centinaia di vittime innocenti alla tortura e alla morte, - tutti gli Stati del Regno concordanti, sarebbero giustificati a resistere con la forza alla tirannide del principe.
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Avventuratamente, i principii della natura umana ci assicurano appieno che tali teorie rimarranno sempre teorie. Giunse il d della prova; e quegli stessi uomini che avevano levata pi alto la voce a predicare quella strana dottrina di lealt, armaronsi, in quasi ogni Contea dell'Inghilterra, contro il trono.
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Nuovamente in tutto il Regno le sostanze andavano cangiando padroni. Le vendite fatte dalla nazione, non essendo state confermate dal Parlamento, furono dai tribunali considerate come nulle. Il sovrano, i vescovi, i decani, i capitoli, i nobili e i gentiluomini realisti, riebbero i loro beni confiscati, e ne spogliarono perfino i compratori che ne avevano pagato il prezzo. Le perdite sostenute dai Cavalieri mentre predominavano i loro avversari, vennero cos in parte riparate; ma solamente in parte. Ogni qualunque azione per ricuperare i frutti arretrati fu esclusa efficacemente dall'Amnistia generale; e i numerosi realisti i quali, onde soddisfare alle multe imposte dal Parlamento e comperare il favore delle potenti Teste-Rotonde, avevano vendute le loro terre per molto meno di quello che valevano, non furono liberati dalle conseguenze legali de' loro propri atti.
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13. Modificazioni ne' costumi del popolo.
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Mentre tali cose avvenivano, era seguito un cangiamento assai pi grave nella morale e ne' costumi del popolo. Le passioni e i gusti che sotto il predominio de' Puritani erano stati severamente repressi, e se per poco soddisfatti, lo erano stati di soppiatto, appena fu tolto lo impedimento, tornarono a rivivere con irrefrenabile violenza. Gli uomini correvano ai frivoli diporti ed ai piaceri criminosi con quella avidit che nasce dalla lunga astinenza. Poco ostacolo vi poneva la pubblica opinione; avvegnach le genti, stomacate de' piagnistei, e sospettose dei pretendenti a comparir santi, e soffrendo tuttavia della recente tirannide di governanti austeri nella vita e potenti nella preghiera, volgessero alcun tempo compiacenti gli sguardi a vizi pi gaii e soavi. Minore era anche il freno che vi poneva il Governo.
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E davvero, non eravi eccesso al quale gli uomini non venissero incoraggiati dalla ostentata dissolutezza del Re, e de' suoi fidi cortigiani. Pochi consiglieri di Carlo Primo, che pi non erano giovani, serbavano la decorosa gravit che trenta anni innanzi era stata tanto in voga a Whitehall. Tali erano lo stesso Clarendon e gli amici suoi, Tommaso Wriothesley conte di Southampton Lord Tesoriere, e Giacomo Butler Duca di Ormond, il quale dopo di avere tra molte vicende valorosamente propugnata l'autorit del Re in Irlanda, governava quel Regno con l'ufficio di Lord Luogotenente.
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Ma, n la memoria de' servigii di cotesti uomini, n il potere grande che avevano nello Stato, poterono proteggerli dai sarcasmi che il vizio di moda ama di scagliare contro la virt fuori d'uso. La lode di gentilezza e vivacit mal poteva conseguirsi senza violare in qualche guisa il decoro. Uomini di grande e pieghevole ingegno affaccendavansi a spandere il contagio. La filosofia morale aveva di recente presa una forma atta a piacere ad una generazione egualmente devota alla monarchia ed al vizio.
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Tommaso Hobbes, con un linguaggio pi preciso e lucido di quello che fosse stato mai adoperato da qualunque altro scrittore metafisico, sosteneva: la volont del principe essere la regola del diritto e del torto, ed ogni suddito doversi tener pronto a professare, secondo che piacesse al principe, il Papismo, l'Islamismo o il Paganesimo. Migliaia d'uomini, inetti a conoscere ci che nelle metafisiche speculazioni di lui fosse degno di stima, facilmente dettero il ben venuto ad una teoria, la quale, esaltando la dignit regia, rallentava i doveri morali, e abbassava la religione al grado di pretta faccenda di Stato, L'Hobbismo divenne tosto parte quasi essenziale del carattere d'un perfetto gentiluomo.
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Ogni specie di amena letteratura s'imbevve profondamente della prevalente licenza. La poesia si arruffian ad ogni pi basso deso. Il dileggio, invece di fare arrossire la colpa e l'errore, scagli i suoi formidabili strali contro la verit e l'innocenza. La Chiesa dello Stato lottava, a dir vero, contro la prevalente immoralit, ma lottava debolmente e non di tutto cuore. Era necessario al decoro del proprio carattere, ch'ella ammonisse i suoi figli traviati; ma dava le sue ammonizioni con una tal quale negligenza o svogliatezza.
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La sua attenzione era rivolta altrove. In cima a tutti i suoi pensieri stava quello di esterminare i Puritani, ed insegnare ai suoi discepoli di dare a Cesare ci che era di Cesare. Era stata spogliata ed oppressa da quello stesso partito che predicava la pi austera morale. Aveva riacquistato opulenza ed onori, merc i libertini. Per quanto poco disposti fossero gli uomini dell'allegria e della moda a conformarsi ai precetti di lei, erano tuttavia pronti a combattere fino all'ultimo sangue per le cattedrali e i palagi, per ogni rigo delle rubriche, per ogni lembo della veste della Chiesa. Se il dissoluto Cavaliere andava gavazzando su per i bordelli e le bische, tenevasi almeno lungi da' conventicoli.
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Se non parlava giammai senza profferire oscene parole o bestemmie, ne aveva fatta ammenda con la prontezza onde gett in prigione Baxter e Howe, rei di avere predicato e pregato. In tal guisa il clero, un tempo, fece guerra allo scisma con tanto accanimento, che aveva poco agio di pensare a far guerra al vizio. Le oscene parole di Etherege e di Wicherley vennero, al cospetto e con la speciale sanzione del capo della Chiesa, pubblicamente recitate da labbra femminili ad orecchie femminili, mentre lo autore del Viaggio del Pellegrino languiva sepolto in carcere per colpa di insegnare lo evangelio ai poveri.
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Egli  un fatto indubitabile, non che mirabilmente istruttivo, che gli anni in cui la potenza politica della gerarchia anglicana trovavasi nel suo pi alto grado, furono precisamente gli anni in cui le virt pubbliche erano cadute in fondo alla maggiore degradazione.
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14. Corruttela degli uomini politici di quell'et.
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Non v'era classe o professione che rimanesse libera dal contagio dell'immoralit prevalente; ma gli uomini politici erano forse la parte pi corrotta del sociale consorzio, come quelli che erano esposti non solo alla nociva influenza che infermava la nazione, ma a una specie peculiare e pi malefica di corruzione. Erano stati educati fra mezzo a spesse e violente rivoluzioni e contro-rivoluzioni. Nel corso di pochi anni avevano veduto l'ordinamento ecclesiastico del loro paese pi volte cangiarsi.
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Avevano veduta la Chiesa Episcopale perseguitare i Puritani, la Chiesa Puritana perseguitare gli Episcopali, e la prima affliggere di nuove persecuzioni la seconda. Avevano veduta la monarchia ereditaria abolita e ristaurata; il Lungo Parlamento avere avuta tre volte la supremazia nello Stato, ed essere stato tre volte disciolto fra gli scherni e le maledizioni di milioni d'uomini; una nuova dinastia rapidamente conseguire l'altezza del potere e della gloria, e quindi in un baleno senza lotta cadere gi dal trono; un nuovo sistema rappresentativo formato, messo alla prova e abbandonato; una nuova Camera di Lordi creata, e dispersa; grandi masse di beni passati dalle mani de' Cavalieri in quelle delle Teste-Rotonde, e dalle mani di queste nuovamente in quelle dei primi. Fra cotante vicissitudini, nessuno poteva con suo profitto professare la politica, ove non si tenesse parato a mutare ad ogni mutamento di fortuna.
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Solo tenendosi da parte, l'uomo poteva lungo tempo mantenersi o costante realista, o repubblicano costante. Chiunque, in un'et come quella, aspira a conseguire la grandezza civile,  uopo che deponga ogni pensiero di serbarsi immutabile. Invece di far mostra d'immutabilit fra mezzo alle continue mutazioni, deve star sempre vigilante ad osservare i segni della reazione che si approssima; deve cogliere il preciso momento per abbandonare una causa che sta per cadere.
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Avendo seguito a tutta oltranza una fazione mentre ella trovavasi preponderante, ei deve sollecitamente disimpacciarsene appena le difficolt principiano; deve aggredirla, perseguitarla, gettarsi in un nuovo cammino, onde pervenire al potere ed alla prosperit, insieme co' suoi nuovi consorti. La nuova situazione naturalmente sviluppa in lui fino ad altissimo grado doti e vizi peculiari. Diventa acuto e pronto nell'osservare, e fecondo nel trovare espedienti. Afferra senza sforzo il contegno di ogni setta o partito, a cui gli accade di associarsi.
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Discerne i segni de' tempi con tale sagacia, che alla moltitudine sembra miracolosa; sagacia simile a quella con che un vecchio ufficiale di polizia tiene dietro ai pi lievi vestigi del delitto, o con che un guerriero di Mohawk siegue la traccia altrui a traverso le foreste. Ma rade volte pu trovarsi in un uomo siffattamente educato, integrit, costanza, o alcuna altra delle virt figlie del vero. Non ha fede in nessun principio, n zelo per alcuna causa.
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Ha veduto tante vecchie istituzioni andare in rovina, che non sente nessuna riverenza per la prescrizione. Ha veduto tante istituzioni nuove, dallo quali aspettavansi grandi cose, non produrre se non se disinganno, ch'egli non ha speranza di miglioramento. Irride egualmente e a coloro che vogliono conservare, e a coloro che agognano a riformare. Non vi ha cosa nello Stato ch'egli, senza scrupolo o rossore, non sia capace di difendere o distruggere.
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La fedelt alle opinioni ed agli amici gli sembra pretta stupidezza, o falsit di giudizio. Considera la politica non come una scienza che deve mirare a rendere gli uomini felici, ma come un appetitoso giuoco di sorte e di destrezza, nel quale un giuocatore fortunato pu vincere una baronia, un ducato e forse un Regno, mentre una mossa imprudente pu produrre la perdita della roba e della vita.
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L'ambizione, che in tempi buoni ed in animi onesti  una mezza virt, in lui, disgiunta da ogni nobile e filantropico sentimento, diventa una cupidit egoistica, turpe quasi al pari dell'avarizia. Fra quegli uomini politici, i quali, dalla Ristaurazione allo avvenimento della Casa di Hannover, erano a capo dei grandi partiti nello Stato, pochi sono coloro la cui fama non sia macchiata da ci che nei tempi nostri si chiama grossolana perfidia e corruzione. Non sarebbe quasi esagerato lo affermare, che i pi immorali uomini pubblici che a nostra memoria abbiano avuto in mano le pubbliche faccende, paragonati ai politici dell'ultima met del secolo decimosettimo, ci paiono degni della lode di scrupolosi e disinteressati.
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15. Condizioni della Scozia.
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Mentre accadevano in Inghilterra coteste mutazioni politiche, religiose e morali, l'autorit regia era stata senza difficolt ristabilita in ogni parte delle Isole Britanniche. In Iscozia, la restaurazione degli Stuardi era stata salutata con gioia, come quella che restaurava la indipendenza nazionale. Ed era pur vero che il giogo imposto da Cromwell era stato apparentemente scosso, che gli Stati di nuovo s'erano adunati nella loro antica sala in Edimburgo, e che i Senatori del Collegio di Giustizia ministravano di nuovo le leggi scozzesi secondo le antiche forme.
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Nondimeno, la indipendenza di quel piccolo Regno era necessariamente pi nominale che reale; imperciocch, fino a tanto che il Re aveva l'Inghilterra favorevole, ei non poteva nulla temere dalla disaffezione de' suoi altri dominii. Adesso trovavasi in condizioni tali, da ritentare ci che era riuscito fatale al padre suo, senza paventarne la miseranda fine. Carlo Primo erasi provato ad imporre a forza, di propria autorit, la propria religione agli Scozzesi, nel punto istesso in cui la religione sua e la sua reale autorit non erano popolari in Inghilterra; e non solo non v'era riuscito, ma aveva suscitate turbolenze che gli costarono la Corona e la vita.
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I tempi ora procedevano mutati; la Inghilterra era zelante della monarchia e della prelatura; e per il disegno, che nella precedente generazione era stato imprudente all'estremo, poteva ritentarsi con poco rischio pel trono. Il Governo determin di istituire una chiesa episcopale in Iscozia. Il disegno venne riprovato da ogni assennato e rispettabile scozzese. Parecchi uomini di Stato in Iscozia, zelanti della regia prerogativa, avevano ricevuto educazione presbiteriana. Comecch poco turbati da scrupoli, amavano la religione della loro infanzia; e bene conoscevano quanto profonde avesse le radici ne' cuori de' loro concittadini.
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Protestarono vigorosamente; ma trovando inutili le proteste, non ebbero la virt necessaria a perseverare in una opposizione che avrebbe offeso il loro signore, ed alcuni di loro piegaronsi alla ribalderia ed alla vilt di perseguitare quella che in coscienza credevano essere la forma pi pura del cristianesimo. Il Parlamento scozzese era costituito in guisa da non avere mai fatto seria opposizione a principi assai pi deboli di Carlo.
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L'episcopato, adunque, venne stabilito con una legge. In quanto alla forma del culto, fu lasciata non poca libert al discernimento del clero. In talune chiese usavasi la liturgia inglese; in altre i ministri sceglievano, fra mezzo a quella liturgia, le preci e i rendimenti di grazie formulati in modo, da offendere meno il sentire del popolo. Ma in generale, la dossologia cantavasi alla fine delle sacre funzioni, e nel ministrare il battesimo recitavano il Credo degli Apostoli.
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La maggior parte della popolazione scozzese detestava la nuova Chiesa e come superstiziosa e come straniera; e perch era deturpata dalle corruzioni di Roma, e perch era segno della predominanza dell'Inghilterra. Nonostante, non vi fu insurrezione generale. Il paese non era pi quel ch'era stato ventidue anni innanzi. Guerre disastrose e giogo straniero avevano prostrato lo spirito del popolo. L'aristocrazia, ch'era tenuta in grande onore dalle classi medie e dalla plebaglia, erasi posta a capo del movimento contro Carlo Primo; ma mostravasi poscia ossequiosa a Carlo Secondo.
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Ormai nessuno aiuto era a sperarsi da parte de' Puritani inglesi; perocch erano un partito debole, proscritto e dalla legge e dalla opinione pubblica. La massa della nazione scozzese, quindi, si sottomise tristamente, e con grandi timori di coscienza attendeva al servizio del clero episcopale, o de' ministri presbiteriani che avevano acconsentito ad accettare dal Governo una semi-tolleranza, conosciuta sotto il nome d'Indulgenza. Ma eranvi, massime nelle pianure occidentali, molti uomini fieri e ardimentosi, i quali credevano fermamente che l'obbligo di osservare la Convenzione fosse superiore a quello d'obbedire al magistrato.
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Costoro, in onta alla legge, continuavano a congregarsi onde adorare Dio secondo la loro credenza. Consideravano la Indulgenza, non come una riparazione parziale de' torti inflitti dai magistrati alla Chiesa, ma come un nuovo torto; il quale, per essere mascherato con l'apparenza d'un beneficio, pareva loro maggiormente odioso. La persecuzione, dicevano essi, pu solo uccidere il corpo; ma l'aborrita Indulgenza torna fatale all'anima. Cacciati via dalle citt, adunavansi su per i luoghi deserti e le montagne. Aggrediti dal potere civile, respingevano senza scrupolo la forza con la forza. Ad ogni conventicolo presentavansi armati.
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Spesso trascorrevano ad aperta ribellione. Venivano agevolmente sconfitti, e puniti senza misericordia; ma n sconfitte n pene potevano domare lo spirito loro. Inseguiti a guisa di belve, torturati fino ad avere le ossa slocate e dirotte, imprigionati, impiccati a centinaia, ora esposti alla licenza de' soldati inglesi, ora abbandonati alla merc dei masnadieri delle montagne, tenevansi sempre sulle difese con un contegno cos feroce, che il pi ardito e potente oppressore non poteva non impaurire innanzi all'audacia della loro disperazione.
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16. Condizioni della Irlanda.
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Erano tali, durante il regno di Carlo Secondo, le condizioni della Scozia. Quelle della Irlanda non erano meno triste. In quell'isola esistevano contese, in paragone delle quali le pi calde animosit dei politici inglesi erano tiepide. L'inimicizia tra i Cavalieri e le Teste-Rotonde d'Irlanda fu quasi dimenticata quando riarse pi feroce il conflitto tra la razza inglese e la celtica. La distanza tra gli Episcopali e i Presbiteriani sembrava svanire in paragone di quella che li separava entrambi dai Papisti.
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Negli ultimi civili perturbamenti, mezzo il suolo irlandese dalle mani de' vinti era passato in quelle de' vincitori. Pochi de' vecchi o dei nuovi occupanti meritavano il favore della Corona. Gli spogliatori e gli spogliati erano, in massima parte, stati egualmente ribelli. Il Governo divenne tosto perplesso, e stanco de' reclami e delle scambievoli accuse delle due inferocite fazioni. Quei coloni, ai quali Cromwell aveva distribuito il territorio conquistato, e i discendenti de' quali chiamavansi tuttavia Cromwelliani, allegavano che gli abitanti aborigeni erano nemici mortali della nazione inglese sotto qualsifosse dinastia, e della religione protestante sotto qualunque forma.
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Descrivevano ed esageravano le atrocit commesse nella insurrezione di Ulster; incitavano il Re a seguitare risolutamente la politica del Protettore; non avevano vergogna d'affermare come non ci fosse da sperare mai pace in Irlanda, finch non venisse onninamente estirpata la vecchia razza irlandese. I Cattolici Romani scusavansi come meglio potevano, e lamentavano con tristi parole la severit delle loro pene; che, a dir vero, non erano miti.
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Scongiuravano Carlo di non confondere lo innocente col colpevole, e gli rammentavano che molti de' colpevoli avevano espiato i loro falli ritornando alla obbedienza del loro sovrano, e difendendo i diritti di lui contro gli assassini del suo genitore. La Corte, nauseata dallo importunare di due partiti, nessuno de' quali essa aveva cagione di amare, in fine volle liberarsi d'ogni disturbo dettando un atto di concordia.
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Quel sistema crudele, ma compito ed energico, che Oliviero erasi proposto onde rendere affatto inglese quell'isola, venne abbandonato. I Cromwelliani furono indotti a rendere un terzo dei loro beni; i quali vennero capricciosamente distribuiti fra quei pretendenti che il Governo volle favorire. Ma moltissimi che protestavano d'essere innocenti di slealt, e parecchi altri che menavano singolar vanto della lealt loro, non ottennero n restituzione n compensazione, ed empirono la Francia e la Spagna di gridi contro la ingiustizia e la ingratitudine della Casa degli Stuardi.
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17. Il governo perde la sua popolarit in Inghilterra.
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Intanto il Governo aveva, anche in Inghilterra, perduta la sua popolarit. I realisti avevano cominciato a contendere con la Corte e fra loro stessi; e la parte vinta, calpesta, e, come pareva, annientata, ma che serbava tuttavia un vigoroso principio di vita, alz nuovamente il capo, e rinnov la interminabile guerra.
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Quando anche l'amministrazione avesse proceduto scevra di falli, l'entusiasmo con che il popolo aveva salutato il ritorno del Re e la fine della tirannide militare, non avrebbe potuto durare; avvegnach sia legge di natura, che a tali repentini eccitamenti tenga dietro la calma. Il modo onde la Corte abus della propria vittoria, affrett e rese compiuta cotesta calma. Ogni uomo moderato mal pativa la insolenza, la crudelt, la perfidia, con che venivano trattati i non-conformisti.
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Le leggi penali avevano efficacemente purgata la parte oppressa di quegli individui poco sinceri, i vizi de' quali le scemavano la reputazione; e l'avevano resa di nuovo una societ di onesti uomini e pii. Il Puritano vincitore, governante, persecutore, sequestratore, era stato aborrito, tradito, bistrattato, abbandonato da' temporeggiatori che ne' giorni prosperi gli avevano giurata fratellanza, cacciato via dal proprio tetto, interdetto sotto pene severe a pregare o ricevere i sacramenti secondo la propria coscienza; e, non ostante, sempre fermo nel proposito di obbedire a Dio meglio che all'uomo, era, in onta a certe spiacevoli rimembranze, obietto di piet e riverenza a tutte le menti diritte.
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Cotesti sentimenti divennero pi forti allorch corse la voce che la Corte non intendeva trattare i Papisti col medesimo rigore con che aveva trattati i Presbiteriani. Nacque in cuore di molti il sospetto che il Re e il Duca non fossero protestanti sinceri. Molti, oltre a ci, che non avevano potuto soffrire l'austerit ed ipocrisia de' Farisei della Repubblica, cominciarono a sentire maggiore disgusto della impudente corruttela della Corte e de' Cavalieri, e inclinavano a dubitare che l'austera rigorosit di Laudaddio Barebone non fosse da preferirsi all'oltraggiosa profanazione e licenza dei Buckingham e dei Sedley.
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Anche quegli uomini immorali che non erano estranei al sentimento e allo spirito pubblico, querelavansi vedendo il Governo trattare le cose pi gravi come pretti trastulli, e considerare le cose da nulla come cose gravi. Poteva ad un Re perdonarsi ch'ei si svagasse col vino, col brio, con le donne; ma era intollerabile ch'egli si perdesse oziando e immerso ne' piaceri, che le pi gravi faccende dello Stato fossero trascurate, e che gli ufficiali pubblici morissero di fame, mentre devastavansi le finanze onde arricchire meretrici e parassiti.
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Gran numero di realisti facevano eco a tali querimonie, ed aggiungevano molte pungenti considerazioni intorno la ingratitudine del Re. Veramente, le intere sue entrate non sarebbero bastate a rimunerarli secondo ch'essi credevano di meritare. Perocch, ad ogni impoverito gentiluomo che aveva combattuto sotto Rupert o Derby, i propri servigi parevano eminentemente meritorii, e i propri danni eminentemente duri.
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Ciascuno aveva sperato, sia che si fosse degli altri, ch'ei verrebbe con larghezza ricompensato di tutte le perdite sostenute nelle lotte civili, e che la restaurazione della monarchia avrebbe restaurato i suoi beni dilapidati. Nessuno di questi speranzosi pot frenare lo sdegno, allorquando trovossi cos povero sotto il Re, come era stato sotto il Parlamento repubblicano o sotto il Protettore. La negligenza e la stravaganza della Corte svegli la collera di cotesti leali veterani. Dicevano giustamente, che mezzi i tesori che il Re profondeva a beneficio delle concubine e de' buffoni, potevano racconsolare i cuori di centinaia de' vecchi Cavalieri, i quali dopo d'avere abbattuti i boschi e fuse le argenterie loro onde soccorrere il padre suo, adesso erravano intorno in povero arnese, e non sapevano dove rivolgersi per un tozzo di pane.
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Nel tempo stesso, le rendite improvvisamente ribassarono. La entrata d'ogni possidente di terre scem di cinque scellini per ogni lira sterlina. In ogni Contea del Regno levossi il grido della miseria agricola; di che, secondo il costume, fu chiamato in colpa il Governo. I gentiluomini, costretti a diminuire le loro spese, vedevano con isdegno il crescente splendore e la profusione di Whitehall, e fermamente credevano che la pecunia la quale doveva servire al sostegno delle loro famiglie, era passata, in modo inesplicabile, ai favoriti del Re.
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Tutti gli animi, quindi, divennero esacerbati in guisa, che ogni atto pubblico eccitava il malcontento. Carlo aveva sposata Caterina principessa di Portogallo. Tale matrimonio generalmente dispiacque; e le mormorazioni divennero pi forti allorch si conobbe che il Re non aveva speranza di discendenti legittimi. Dunkerque, tolta alla Spagna da Oliviero, fu venduta a Luigi XIV Re di Francia. Ci riaccese lo sdegno in cuore di tutti gl'Inglesi, i quali cominciavano ad osservare con inquietudine il progresso della potenza francese, e a sentire per la Casa de' Borboni ci che gli avi loro avevano sentito per la Casa d'Austria. Domandavano se fosse cosa savia in tempo siffatto aggiungere forza ad una Monarchia troppo formidabile. Dunkerque, inoltre, veniva considerata dal popolo, non solamente come piazza d'armi e chiave de' Paesi Bassi, ma anche come trofeo del valore inglese.
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Essa era per i sudditi di Carlo ci che Calais era stata pei loro antenati, e ci che la rocca di Gibilterra, difesa con tanto valore, in tempi pieni di disastri e pericoli, contro le flotte e le armate di una potente coalizione,  per noi stessi. La economia sarebbe stata una valida scusa, se l'avesse allegata un Governo economo. Ma sapevano tutti che le spese necessarie a mantenere Dunkerque erano frivole, di fronte alle somme che nella Corte dissipavansi in vizi e follie. E' pareva cosa da non potersi patire, che un sovrano smisuratamente prodigo in tutto ci che spettava ai propri piaceri, dovesse mostrarsi avaro in tutto ci che spettava alla sicurezza ed all'onore dello Stato.
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Il pubblico malcontento si fece maggiore allorquando si conobbe che, mentre Dunkerque erasi abbandonata sotto pretesto d'economia, la fortezza di Tangeri, la quale era parte della dote della Regina Caterina, fu riparata ed armata con enormi spese. Tangeri non racchiudeva memorie gradite all'orgoglio nazionale; non poteva in nessun modo promuovere gl'interessi della nazione; avvolgeva il paese in una guerra ingloriosa, non proficua e interminabile, con le semiselvagge trib de' Mussulmani; ed era posta in un clima grandemente nocivo alla sanit ed al vigore della razza inglese.
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18. Guerra cogli Olandesi.
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Ma le mormorazioni provocate da cotesti falli erano deboli, in agguaglio de' clamori che scoppiarono appena il Governo ebbe dichiarata la guerra alle Provincie Unite. La Camera de' Comuni sollecitamente vot somme di danaro senza esempio nella nostra storia, somme superiori a quelle che erano bastate a mantenere le flotte e le armate di Cromwell nel tempo in cui il suo potere faceva tremare tutto il mondo.
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Ma fu tanta la stravaganza, la disonest, la incapacit de' suoi successori, che siffatta liberalit riusc peggio che inutile. Gli adulatori di Corte, inetti a contendere contro i grandi uomini che allora comandavano le armi olandesi, contro un uomo di Stato come De Witt, e contro un capitano come De Ruytor, impinguaronsi con subiti guadagni; mentre i marinai ammutinavansi per fame, gli arsenali rimanevano senza guardie, e le navi erano sdrucite e prive di arnesi. In fine, fu risoluto di abbandonare ogni pensiero di guerra offensiva; ma subito fu a tutti manifesto, che anche una guerra difensiva era soma troppo grave per il Governo.
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La flotta olandese si spinse su pel Tamigi, ed incendi le navi da guerra che stavano ancorate a Chatham. Si sparse la voce che in quello stesso giorno in cui l'onore inglese rimase umiliato, il Re gozzovigliava con le femmine del suo serraglio, e svagavasi dando la caccia ad una farfalla dentro la sala da cena. Allora e' fu che tarda giustizia venne resa alla memoria d'Oliviero. In ogni dove magnificavasi il valore, lo ingegno, l'amor patrio di lui.
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In ogni dove rammentavasi come, lui governante, tutti i potentati stranieri tremassero al nome della Inghilterra; come gli Stati Generali, adesso cos altieri, gli si fossero rispettosamente inchinati: ed appena si conobbe ch'ei pi non era, la citt d'Amsterdam venisse tutta illuminata quasi in segno di liberazione, e i fanciulli corressero attorno i canali gridando con gioia che il Diavolo era morto. Anche i realisti esclamavano che lo Stato non poteva salvarsi, se non chiamando sotto le armi i vecchi soldati della Repubblica. Tosto la metropoli cominci a provare le miserie dell'assedio. Mancavano i combustibili.
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Il forte di Tilbury, luogo d'onde Elisabetta aveva scherniti gli oltraggi di Parma e di Spagna, venne insultato dagli invasori. I cittadini di Londra, per la prima ed ultima volta, udirono il rimbombo de' cannoni forestieri. Venne proposto in Consiglio di abbandonare la Torre, qualora il nemico si spingesse innanzi. Grosse torme di popolo accalcavano nelle strade gridando che l'Inghilterra era venduta. Le case e i cocchi de' Ministri furono aggrediti dalla plebaglia; e il Governo temeva di dovere combattere a un tempo la invasione e la insurrezione.
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Vero  che lo estremo pericolo dur poco. Venne concluso un trattato assai diverso da quelli ai quali Oliviero aveva costume di apporre la firma; e la nazione riebbe la pace, ma il suo contegno fu poco meno minaccioso e tristo di quello che aveva mostrato nei giorni della imposta per mantenere la flotta.
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I mali umori generati dalla pessima amministrazione, furono accresciuti da calamit che la migliore amministrazione non avrebbe potuto scansare. Mentre inferociva la guerra ignominiosa con la Olanda, Londra pat due disastri gravi che, in tempo si breve, non afflissero mai tanto citt nessuna. Una pestilenza, assai pi orribile di qualunque altra nello spazio di tre secoli avesse visitata l'isola, miet in sei mesi centomila e pi creature umane; ed appena i carri mortuari avevano cessato di andare attorno, quando un incendio, quale non s'era mai veduto in Europa dopo il bruciamento di Roma sotto Nerone, ridusse in rovine la citt tutta quanta, dalla Torre fino al Tempio, e dal fiume sino a Smithfield.
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19. Opposizione nella Camera dei Comuni.
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Se, mentre la nazione travagliavasi fra tante sciagure e tante umiliazioni, vi fosse stata una elezione generale, le Teste-Rotonde avrebbero probabilmente riacquistata la preponderanza nello Stato. Ma il Parlamento era tuttavia popolato di Cavalieri, eletti nello entusiasmo della lealt che aveva seguita la Restaurazione. Nondimeno, tosto fu noto a tutti che nessuna Legislatura Inglese, leale quanto si volesse, si terrebbe paga d'essere ci che la Legislatura era stata sotto i Tudors. Dalla morte d'Elisabetta fino alla vigilia della guerra civile, i Puritani che predominavano nel corpo rappresentativo, avevano sempre pi, destramente adoperando il potere della borsa, usurpato nel campo del Potere Esecutivo.
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I gentiluomini, i quali, dopo la Restaurazione, sedevano nella Camera Bassa, comecch abborrissero il nome de' Puritani, erano lieti di avere raccolti i frutti della politica puritana. Certo, desideravano molto di valersi del potere che esercitavano nello Stato, onde rendere il Re potente e rispettato dentro il Regno e fuori: ma erano determinati a non lasciarsi privare di tale potere.
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La grande rivoluzione inglese del secolo decimosettimo, val quanto dire il trapasso del supremo sindacato dell'amministrazione esecutiva dalla Corona alla Camera de' Comuni, procedette, durante la lunga esistenza di quel Parlamento, con rapidit e fermezza. Carlo, impoverito da' suoi vizi e dalle sue follie, aveva mestieri di danari, e non poteva procacciarsene se non per concessione de' Comuni; ai quali non poteva impedirsi di porre a prezzo le loro concessioni.
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Il prezzo che vi posero fu questo, che venisse loro conceduto d'immischiarsi in ciascuna delle prerogative del Re; di forzarlo ad approvare le leggi che a lui spiacessero; licenziare Ministeri; dettare la condotta da tenersi nella politica estera, ed anche dirigere l'amministrazione della guerra. All'ufficio ed alla persona del Re professavansi altamente affettuosi e devoti. Ma ricusavano di obbedire a Clarendon, e gli si scagliarono contro, con furore pari a quello con che i loro predecessori avevano tempestato Strafford.
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20. Caduta di Clarendon.
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Le virt e i vizi di quel Ministro cooperarono alla sua ruina. Era il capo apparente dell'amministrazione, e quindi veniva considerato mallevadore anche di quegli atti ai quali fortemente, ma invano, erasi opposto in Consiglio. I Puritani, e tutti coloro che ne sentivano piet, lo reputavano qual bacchettone implacabile, un secondo Laud, fornito di maggiore intelligenza.
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Aveva sempre sostenuto che l'Atto d'Indennit dovesse rigorosamente osservarsi; ed in ci la sua condotta, quantunque fosse per lui singolarmente onorevole, lo rese odioso a tutti quei realisti, i quali bramavano di rifarsi delle perdite sostenute nelle sostanze, citando le Teste-Rotonde a pagare i danni. I Presbiteriani di Scozia gli attribuivano la caduta della loro Chiesa. I Papisti d'Irlanda lo addebitavano della perdita delle loro terre.
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Come padre della Duchessa di York, aveva cagione a desiderare che la Regina fosse sterile; e per cadde in sospetto di avere proposta al Re una sposa che non poteva dargli prole. La vendita di Dunkerque venne a lui giustamente ascritta. Con meno giustizia gli chiedevano ragione della guerra con la Olanda. La sua indole accensibile, l'arrogante contegno, la impudente avidit di ricchezze, la ostentazione con che le profondeva, la sua pinacoteca piena dei capolavori di Vandyke che un tempo avevano adornate le sale degli impoveriti Cavalieri, il suo palagio che spiegava una lunga e magnifica facciata di contro alla reggia di pi umile aspetto, gli provocarono contro molte meritate e non meritate censure.
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Quando la flotta olandese era nelle acque del Tamigi, la rabbia del popolaccio si scagli precipuamente contro il Cancelliere. Gli ruppero le finestre, gli devastarono il giardino, e inalzarono una forca dinanzi alla sua casa. Ma in nessun luogo era tanto detestato, quanto nella Camera de' Comuni. Non vedeva come celeremente si approssimasse il tempo in cui la Camera, seguitando ad esistere, diventerebbe il potere supremo nello Stato; il governarla sarebbe la parte pi importante della politica; e senza l'aiuto di uomini che padroneggiassero le orecchie di cotesta Camera, sarebbe impossibile tirare innanzi il Governo.
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Ei persisteva ostinatamente a considerare il Parlamento come un corpo in nulla diverso da quello che esisteva quaranta anni innanzi, allorch egli si pose a studiare Diritto nel Tempio. Non intendeva a privare la legislatura de' poteri ad essa inerenti secondo l'antica Costituzione del Regno; ma il nuovo esplicamento di cosiffatti poteri, quantunque fosse naturale, inevitabile, e da non potersi fermare se non se distruggendoli affatto, spiacevagli e lo metteva in paura. Niuna cosa lo avrebbe indotto ad apporre il gran sigillo a un decreto fatto ad esigere la imposizione per le navi, o votare in Consiglio di chiudere dentro la Torre un membro del Parlamento, reo di avere liberamente favellato in una discussione: ma quando la Camera de' Comuni cominci a voler sapere in che modo il denaro votato per la guerra era stato speso, e togliere ad esame la pessima amministrazione della flotta, egli arse di sdegno.
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Tale esame, secondo lui, era fuori delle attribuzioni della Camera. Ammetteva che essa era una Assemblea lealissima, che aveva resi buoni servigi alla Corona, e che le sue intenzioni erano ottime; ma, tanto in pubblico quanto in privato, ei coglieva ogni destro per manifestare la propria inquietudine nel vedere gentiluomini cos affettuosi della Monarchia, invadere sconsigliatamente le prerogative del Monarca. Diceva che, comunque lo spirito loro differisse grandemente da quello de' membri del Lungo Parlamento, nulladimeno gli imitavano mestando in cose che stavano oltre la sfera degli Stati del reame, ed erano soggette all'autorit sola della Corona.
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Affermava che il paese non sarebbe mai governato convenevolmente, finch i rappresentanti delle Contee e de' borghi non fossero paghi di essere ci che i loro predecessori erano stati nei tempi di Elisabetta. Respinse sdegnosamente, come indigesti progetti, incompatibili con l'antica politica inglese, tutti que' disegni che uomini assai pi di lui conoscitori de' sociali bisogni proponevano a fine di mantenere la buona intelligenza tra la Corte e i Comuni.
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Il suo contegno verso gli oratori giovani che andavano acquistando reputazione ed autorit nella Camera Bassa, era sgraziato: gli riusc di renderseli, forse senza eccettuarne n anche un solo, mortali nemici. A vero dire, uno de' suoi falli pi gravi fu lo stemperato dispregio ch'egli affettava per la giovent; dispregio tanto meno giustificabile, in quanto la esperienza che aveva nella politica inglese non era affatto proporzionata alla et sua. Imperciocch era vissuto tanti anni lungi dalla patria, ch'ei conosceva la societ fra mezzo alla quale trovossi appena ritornato, meno di quanto la conoscessero molti uomini che avrebbero potuto essergli figli.
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Per tali ragioni, la Camera de' Comuni non lo poteva patire; mentre per ragioni assai diverse ei non piaceva alla Corte. La sua morale, non che la sua politica, erano quelle della precedente generazione. Anco quando studiava Diritto, vivendo in compagnia di giovani amanti del brio e de' piaceri, la sua gravit naturale e i suoi principii religiosi lo avevano preservato dal contagio delle dissolutezze in voga: non era, dunque, verosimile che negli anni maturi diventasse libertino. I vizi degli allegri giovani ei guardava con quasi tanta avversione acre e sprezzante, quanta ne sentiva per gli errori teologici de' settari.
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Non lasciava mai fuggire il destro di schernire i mimi, i folleggianti e i cortigiani che riempivano la reggia; e gli ammonimenti che dava al Re stesso erano molto pungenti, e - il che anco pi spiaceva a Carlo - molto prolissi. N anche una voce levossi a difendere un Ministro colpito dall'odio dei falli che provocavano il furore del popolo, e da quello delle virt che tornavano moleste e importune al sovrano. Southampton non era pi. Ormond comp i doveri d'amicizia con energia e fedelt, ma invano. Il Cancelliere fu avvolto in una grande rovina.
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Il Re gli tolse i sigilli; la Camera de' Comuni lo pose in istato d'accusa; la sua vita non rimase sicura; ei fugg dal paese; un editto lo dannava ad esilio perpetuo; e coloro che lo avevano assalito, minandogli il terreno di sotto ai piedi, si misero a contendere per dividersi le spoglie del caduto.
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Il sacrificio di Clarendon ammorz un poco la sete di vendetta che ardeva nel popolo. Nondimeno, l'ira sua, rieccitata dalla profusione e dalla negligenza del Governo, e dalla pessima condotta della ultima guerra, non era per nulla spenta. I consiglieri di Carlo, tenendo dinanzi agli occhi la miseranda sorte del Cancelliere, trepidavano per la propria sicurezza. Avvertirono, quindi, il loro signore a calmare la irritazione che prevaleva nel Parlamento e per tutto il paese, ed a tal fine appigliarsi ad un provvedimento che non ha nulla di simile nella storia degli Stuardi, e che era degno della prudenza e magnanimit d'Oliviero.
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21. Stato della politica europea, e preponderanza della Francia.
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Siamo adesso pervenuti ad un punto, in cui la storia della grande rivoluzione inglese principia a complicarsi con la storia della politica straniera. La potenza spagnuola veniva, da molti anni, volgendo in basso. Egli  vero che possedeva tuttavia in Europa il Milanese, le Due Sicilie, il Belgio e la Franca Contea; e che in America i suoi dominii distendevansi da ambi i lati dello equatore, al di l de' confini della zona torrida. Ma cotesto grande corpo era stato colpito da paralisi, e non solo era incapace di molestare gli altri Stati, ma non valeva, senza l'altrui soccorso, a respingere l'aggressione. La Francia, senza nessun dubbio, era la pi grande delle Potenze europee. I suoi mezzi d'allora in poi sono venuti sempre crescendo, ma non cos celeremente come quelli dell'Inghilterra.
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E' uopo rammentare, che centottanta anni fa, lo Impero di Russia era affatto fuori del sistema politico d'Europa, al pari dell'Abissinia o del Siam; che la casa di Brandeburgo era appena pi potente di quella di Savoia; e che la Repubblica degli Stati-Uniti non esisteva affatto. La potenza francese quindi, bench tuttora sia considerevole,  relativamente scemata. Il suo territorio ai tempi di Luigi 14 non era esteso come ai d nostri; ma era grande, unito, fertile, bene adatto all'offesa ed alla difesa, posto sotto un bel clima, e popolato da genti valorose, operose ed industri.
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Lo Stato era implicitamente retto da una sola mente suprema. I grandi feudi, che, trecento anni avanti, erano in tutto, tranne nel nome solo, principati indipendenti, erano stati annessi alla Corona. Solo pochi vecchi potevano rammentarsi dell'ultima ragunanza degli Stati Generali. La resistenza che gli Ugonotti, i Nobili e i Parlamenti avevano opposta al regio potere, era stata annientata da' due grandi Cardinali, che per lo spazio di quaranta anni avevano governata la nazione. Il Governo era un pretto dispotismo; ma, almeno verso le classi elevate, dispotismo mite e generoso, e temperato da modi cortesi e da sentimenti cavallereschi.
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I mezzi de' quali poteva disporre il Sovrano, erano per quell'et veramente formidabili. La sua rendita, riscossa, a dir vero, per mezzo di tassazioni severe ed ineguali, che pesavano gravemente sopra i coltivatori del suolo, sorpassava d'assai quella d'ogni altro potentato. Il suo esercito, egregiamente disciplinato e comandato dai pi grandi Generali che allora vivessero, era gi composto di centoventi e pi mila uomini.
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Tanto numero di truppe regolari non s'era mai veduto in Europa, dalla caduta dello Impero Romano in poi. Tra le Potenze marittime, la Francia non era la prima. Ma, comecch avesse rivali, non era inferiore a nessuna. Era tale la sua forza negli ultimi quaranta anni del secolo decimosettimo, che nessun nemico poteva da s solo resisterle; e due grandi coalizioni, nelle quali mezza la Cristianit le moveva contro, non ebbero prospero successo.
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22. Carattere di Luigi 14esimo.
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Le doti personali del Re francese accrescevano il rispetto che veniva ispirato dal potere e dalla importanza del suo reame. Non vi fu mai Sovrano che rappresentasse con pi dignit e grazia la maest d'un grande Stato. Egli era il suo proprio primo Ministro, e, compiva i doveri di quell'arduo ufficio con tale abilit ed industria, che non potevano a ragione aspettarsi in un uomo che fino dalla infanzia aveva portata la Corona, ed era stato circondato da una folla d'adulatori innanzi che fosse in istato di parlare.
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Aveva mostrato di possedere in grado eminente due pregii inestimabili in un principe: lo ingegno, cio, di scegliere i suoi servi; e quello di addossare a s stesso la parte precipua del credito degli atti loro. Nelle relazioni co' potentati stranieri fu alquanto generoso, ma non mai giusto. Agli alleati infelici, i quali gettavansi ai suoi piedi, e non avevano altra speranza che nella sua commiserazione, larg la propria protezione con disinteresse romantico, che sembrava meglio convenire ad un cavaliere errante, che ad un uomo di Stato.
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Ma ruppe senza scrupolo o vergogna i vincoli pi sacri della fede pubblica, ogni qualvolta essi toccavano il suo interesse, o ci che egli chiamava sua gloria. La sua perfidia e violenza, nondimeno, eccitavano meno inimicizia di quello che facesse la insolenza con che rammentava di continuo ai vicini la sua grandezza e la piccolezza loro. In quel tempo non era caduto in quell'austera divozione, la quale poscia dtte alla sua Corte la sembianza d'un monastero. Era invece licenzioso, bench non cos frivolo ed indolente, come il suo confratello d'Inghilterra. Era sinceramente cattolico romano; e la coscienza e la vanit sue lo spingevano a adoperare la propria possanza onde difendere e propagare la vera fede, secondo lo esempio de' suoi famosi predecessori, Clodoveo, Carlomagno e San Luigi.
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I nostri antichi consideravano con grave sospizione la crescente potenza della Francia. Tale sentimento, in s perfettamente ragionevole, era misto ad altri meno degni di lode. La Francia era nostra vecchia nemica. Contro essa erano state combattute le battaglie pi famose di cui facessero ricordo gli annali nostri. Il conquisto della Francia era stato due volte fatto dai Plantageneti. La perdita della Francia era stata lungo tempo rammentata come un grande disastro nazionale. Del titolo di Re di Francia seguitavano ad insignirsi i nostri Sovrani. I gigli di Francia apparivano commisti coi nostri Leoni sull'arme della Casa degli Stuardi.
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Nel secolo sedicesimo il timore ispirato dalla Spagna aveva sospesa l'animosit alla quale dapprima era stato obietto la Francia. Ma la paura fattaci dalla Spagna era terminata in una sprezzante commiserazione; e la Francia venne nuovamente considerata come nostra nemica nazionale. La vendita di Dunkerque fatta alla Francia, era stata l'atto pi impopolare della Monarchia restaurata. L'affetto verso la Francia era uno de' principali delitti di che la Camera de' Comuni accusava Clarendon. Perfino nelle inezie mostravasi il pubblico sentire.
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Quando nelle strade di Westminster segu un tafferuglio tra i familiari della Legazione Francese e quei della Spagnuola, la plebaglia, comecch dalla forza fosse impedita d'immischiarvisi, aveva dati manifestissimi segni che provavano come il vecchio abborrimento vivesse tuttavia.
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La Francia e la Spagna erano allora ravvolte in una gravissima contesa. Uno de' fini precipui della politica di Luigi, fine al quale egli tenne dietro per tutta la sua vita, era quello di estendere i suoi dominii sino al Reno. A tale scopo aveva mossa guerra alla Spagna, e gi proseguiva prosperamente le proprie conquiste. Le Provincia Unite vedevano con timore il progresso delle armi francesi.
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Quella rinomata Confederazione era pervenuta ad altezza di possanza, prosperit e gloria. Il territorio batavo, contrastato alle onde marine, e difeso contro esse dall'arte dell'uomo, era per estensione poco pi del Principato di Galles. Ma tutto quello angusto spazio era una specie di operoso ed affollato alveare, in cui ogni giorno producevansi ricchezze nuove, ed accumulavansi in vaste masse le antiche. Lo aspetto dell'Olanda, la ricca coltivazione, gl'innumerevoli canali, i molini sempre in attivit, lo infinito numero di barche, le grandi citt sparse a poca distanza l'una dall'altra, i porti affollati di migliaia di navi, i grandi e maestosi edifizi, le ville eleganti, gli appartamenti splendidamente addobbati, le gallerie di pitture, le logge, i campi fioriti di tulipani, producevano nell'animo de' viaggiatori inglesi di que' giorni lo effetto che ai nostri produce la vista dell'Inghilterra nella mente di un abitatore della Norvegia o del Canad.
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Gli Stati Generali furono costretti ad umiliarsi al cospetto di Cromwell. Ma dopo la Restaurazione, presero la rivincita, guerreggiando prosperamente contro Carlo, e concludendo una pace a patti onorevoli. Per quanto ricca, per, fosse la Repubblica ed altamente rispettata in Europa, non poteva resistere alla potenza di Luigi. Sospettava, non senza cagione, che il Regno Francese si potesse estendere fino ai batavi confini, ed aveva da temere la immediata vicinanza di un monarca cos grande, ambizioso e scevro di scrupoli.
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Eppure, non era cosa facile trovare un espediente che potesse allontanare il pericolo. I soli Olandesi non potevano far traboccare la bilancia contro la Francia. Dalla parte del Reno non erano da aspettarsi aiuti nessuni. Alcuni Principi germanici s'erano fatti parteggiatori di Luigi, e lo stesso Imperatore tenevano impacciato i malcontenti degli Ungheri. La Inghilterra era separata dalle Provincie Unite per la rimembranza de' danni crudeli di recente inflitti e patiti; e la sua politica, dopo la Restaurazione, era stata cotanto scema di saviezza e di spirito, che era appena possibile lo sperarne un valido aiuto.
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Ma la sorte di Clarendon, e i crescenti malumori del Parlamento, spinsero i consiglieri di Carlo a adottare repentinamente una politica che maravigli ed emp di gioia la nazione.
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23. La triplice Alleanza.
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Sir Guglielmo Temple, agente inglese in Brusselles, uno dei pi esperti diplomatici e de' pi dilettevoli scrittori di quell'et, aveva gi fatto sapere alla propria Corte, come fosse desiderabile ed insieme agevole trattare cogli Stati Generali, onde far fronte al progresso della Francia. Per un certo tempo le sue suggestioni erano state poste in non cale; ma adesso fu reputato utile seguirle. A lui, dunque, fu commesso di negoziare cogli Stati Generali. Si condusse all'Aja, e tosto s'accord con Giovanni De Witt, che allora era primo Ministro d'Olanda.
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La Svezia, per quanto piccoli fossero i suoi mezzi, erasi quaranta anni innanzi, merc il genio di Gustavo Adolfo, innalzata ad eminente grado fra i potentati europei, e non era per anche discesa alla sua naturale posizione. Nella riferita occasione, essa venne indotta a collegarsi alla Inghilterra ed agli Stati. In tal guisa formossi quella coalizione conosciuta sotto il nome di Triplice Alleanza.
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Luigi mostr d'esserne vessato, e di provarne risentimento; ma non reput atto di sana politica il tirarsi addosso le ostilit d'una tanta confederazione, che aggiungevansi a quelle della Spagna. Assent quindi ad abbandonare una gran parte del territorio occupato dall'armi sue. L'Europa riebbe la pace, e il Governo Inglese, che poco innanzi era universalmente spregiato, venne per pochi mesi considerato dalle Potenze straniere con rispetto quasi uguale a quello che il Protettore aveva ad esse ispirato.
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Dentro lo Stato, la Triplice Alleanza era oltremodo popolare, come quella che ad un tempo satisfaceva l'animosit nazionale, e il nazionale orgoglio. Poneva un confine alle usurpazioni d'un potente ed ambizioso vicino. Avvincolava in istretta unione i principali Stati protestanti. Le Teste-Rotonde e i Cavalieri ne gioivano egualmente: ma la gioia degli uni era maggiore di quella degl'altri; imperciocch la Inghilterra erasi intimamente collegata con un paese di governo repubblicano e di religione presbiteriana, contro un paese retto da un principe arbitrario, ed affezionato alla Chiesa Cattolico-Romana. La Camera de' Comuni plaud clamorosamente al trattato; ed alcuni mormoratori non cortigiani lo chiamarono l'unico atto lodevole che il Re avesse mai fatto, dopo la ristaurazione del trono.
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24. Il partito patriottico.
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Il Re, nulladimeno, davasi poco pensiero dell'approvazione del Parlamento o del popolo. Considerava la Triplice Alleanza solo come un espediente temporaneo a calmare il malcontento, che accennava di farsi grave. La indipendenza, la sicurt, la dignit della nazione alla quale ei presedeva, erano nulla agli occhi suoi. Aveva cominciato a trovare incomode le limitazioni costituzionali. Erasi gi formata nel Parlamento una forte colleganza, conosciuta sotto il nome di partito patriottico.
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Comprendeva tutti gli uomini pubblici che inchinavano alla repubblica e al puritanismo, e molti altri i quali, quantunque aderenti alla Chiesa stabilita e alla Monarchia ereditaria, erano stati tratti alla opposizione dalla paura del papismo, dalla paura della Francia, e dal disgusto che sentivano della stravaganza, dissolutezza e perfidia della Corte. La potenza di cotesta legione di uomini politici andava ognora crescendo. Ciascun anno, alcuni di que' rappresentanti che erano stati rieletti durante lo entusiasmo di lealt del 1661, tiravansi da parte, e i seggi vacanti venivano generalmente occupati da individui meno docili.
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Carlo non estimavasi vero Re, finch un'Assemblea di sudditi poteva chiamarlo al rendimento de' conti, innanzi che egli avesse pagati i suoi debiti, ed insistere onde conoscere quale delle sue amanti o de' suoi cortigiani si fosse appropriata la pecunia destinata ad equipaggiare la flotta. Comecch egli non fosse molto studioso della propria reputazione, sentiva molestia degli insulti che talora gli lanciavano nelle discussioni della Camera de' Comuni; ed una volta tent d'infrenare, con mezzi vergognosi, la libert della parola.
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Sir Giovanni Coventry, gentiluomo di provincia, aveva in una discussione schernite le dissolutezze della Corte. In qualunque de' regni antecedenti, sarebbe stato, probabilmente chiamato avanti al Consiglio Privato, e imprigionato dentro la Torre. Adesso il Governo proced in modo diverso. Una banda di sicari fu di soppiatto mandata a tagliare il naso al colpevole. Cotesta schifosa vendetta, invece di domare lo spirito della opposizione, eccit tale procella, che il Re fu astretto a sobbarcarsi alla crudele umiliazione di approvare uno Statuto di morte infamante che colpiva i ministri della sua vendetta, e che gli tolse dalle mani il potere di perdonarli.
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Ma, per quanto fosse impaziente del freno costituzionale, in che guisa poteva egli emanciparsene? Poteva rendersi dispotico soltanto con lo aiuto di un grande esercito stanziale, e siffatto esercito non esisteva. Con le sue rendite poteva, a dir vero, mantenere un certo numero di milizie regolari; ma esse, comunque fossero tante da eccitare gelosia e sospetto nella Camera de' Comuni e nel paese, bastavano appena a proteggere Whitehall e la Torre contro una insurrezione della plebe di Londra. E v'era ragione di temere simiglianti insurrezioni, poich sapevasi pur troppo, che nella citt e ne' suburbii esistevano non meno di ventimila de' vecchi soldati d'Oliviero.
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25. Vincoli tra Carlo Secondo e la Francia.
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Poich il Re ebbe stabilito di emanciparsi dal sindacato del Parlamento, e poich a tanta impresa non poteva sperare aiuti dentro lo Stato, reput necessario procacciarseli fuori. La potenza e ricchezza della Francia erano bastevoli all'ardua prova di stabilire la monarchia assoluta in Inghilterra. Cosiffatto alleato doveva indubitabilmente aspettarsi segni di gratitudine per un tanto servigio. Era, per, mestieri che Carlo scendesse al grado di un grande vassallo, e facesse guerra o pace ad arbitrio del Governo che lo proteggeva. Le sue relazioni con Luigi sarebbero state strettamente simili a quelle in che il Rajah di Nagpore e il Re di Oude oggid stanno verso il Governo Inglese.
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Cotesti principi hanno debito di aiutare la Compagnia delle Indie Orientali in ogni ostilit difensiva ed offensiva, e di non avere altre relazioni diplomatiche che quelle le quali vengono sanzionate dalla predetta Compagnia. Questa, in compenso, li assicura contro ogni insurrezione. Fino a che essi fedelmente adempiono agli obblighi loro verso il potere sovrano, hanno licenza di disporre di grosse rendite, empire i loro palagi di belle donne, abbrutirsi in compagnia de' loro dissoluti cortigiani, ed opprimere impunemente qualunque de' sudditi diventi segno all'ira loro.
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Simigliante vita sarebbe insoffribile ad un uomo di spirito altero e di potente intendimento. Ma a Carlo, uomo sensuale, pigro, inetto ad ogni forte opera di mente, e privo d'ogni sentimento di amor patrio e di dignit personale, quel prospetto di degradata esistenza non era niente spiacevole.
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Parr cosa straordinaria che il Duca di York cooperasse al disegno di degradare la Corona, che probabilmente un giorno egli avrebbe portata: imperocch la indole sua era altera ed imperiosa; e veramente, seguit fino all'ultimo a mostrare, secondo che si presentava il destro, con risentimenti e lotte, come mal tollerasse il giogo francese. Ma la superstizione gli aveva deturpata l'anima tanto, quanto la indolenza e il vizio avevano corrotta quella del suo fratello. Giacomo era gi cattolico romano.
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La bacchettoneria era diventata il sentimento predominante della sua mente angusta e inflessibile, ed erasi cotanto confusa con lo amore di governare, che le due passioni mal potevano l'una dall'altra distinguersi. E' pareva molto improbabile che egli, senza aiuto straniero potesse ottenere il predominio o anche la tolleranza della sua propria fede; ed era siffattamente temprato, da non vedere nulla di umiliante in qualunque atto che valesse a giovare gl'interessi della vera Chiesa.
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Si iniziarono negoziati, che durarono parecchi mesi. Lo agente precipuo tra la Corte inglese e la francese fu la bella, graziosa ed accorta Enrichetta duchessa d'Orleans, sorella di Carlo, cognata di Luigi, e caramente diletta ad entrambi. Il Re d'Inghilterra si profferse a dichiararsi cattolico romano, sciogliere la Triplice Alleanza, e collegarsi con la Francia contro la Olanda, ove la Francia gli apprestasse gli aiuti pecuniari e militari di che egli avesse mestieri per rendersi indipendente dal suo Parlamento. Luigi, in sulle prime, simul di ricevere freddamente tali proposte, e infine accettolle col contegno di chi accordi un grande favore; ma veramente, la via per cui s'era messo era tale, ch'egli ci poteva sempre guadagnare, e non perdere.
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26. Disegni di Luigi intorno all'Inghilterra.
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Pare certo ch'egli non avesse mai avuto serio pensiero di stabilire il dispotismo e il papismo in Inghilterra con la forza delle armi. Doveva accorgersi che tanta impresa sarebbe stata ardua e rischiosa; che per anni molti avrebbe tenute occupate tutte le energie della Francia; e che sarebbe stata affatto incompatibile con altre e pi praticabili idee d'ingrandimento, molto care al suo cuore.
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Avrebbe volentieri acquistato il merito e la gloria di rendere, a patti ragionevoli, un grande servigio alla sua propria Chiesa: ma era poco inchinevole a imitare i suoi antenati, i quali, ne' secoli duodecimo e tredicesimo, avevano condotto il fiore della cavalleria francese a morire nella Siria e nello Egitto; e bene conosceva che una crociata contro il protestantismo in Inghilterra, non sarebbe stata meno pericolosa delle spedizioni in cui erano perite le milizie di Luigi Settimo e di Luigi Nono. Non aveva cagione a desiderare che gli Stuardi fossero principi assoluti.
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Non considerava la Costituzione inglese con sentimento simile a quello che in tempi posteriori spinse i Principi a muovere guerra alle libere istituzioni de' popoli vicini. Ai d nostri, un gran partito zelante del Governo popolare, conta proseliti in ogni paese incivilito. Ogni vittoria ch'esso in qualunque luogo riporti, non manca di svegliare un generale commovimento. Non  quindi a maravigliare che i Governi, minacciati da un pericolo comune, concordino ad assicurarsi vicendevolmente. Ma nel secolo decimosettimo tale periglio non esisteva.
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Tra il pubblico sentire dell'Inghilterra e il pubblico sentire della Francia, era un abisso. Le nostre istituzioni e fazioni erano tanto poco intese in Parigi, quanto in Costantinopoli. E' da dubitarsi se n anche uno dei quaranta membri dell'Accademia Francese avesse nella propria biblioteca un solo libro inglese, e conoscesse solo di nome Shakspeare, Johnson o Spenser. Pochi Ugonotti, eredi dello spirito de' proprii antenati, potevano forse consentire con le Teste-Rotonde, loro confratelli nella fede; ma gli Ugonotti pi non erano formidabili.
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I Francesi, come corpo, affettuosi alla Chiesa di Roma, ed orgogliosi della grandezza del Re loro e della propria lealt, guardavano le nostre lotte contro il papismo e il potere arbitrario, non solo senza ammirazione o simpatia, ma con forte disapprovazione e disgusto. Sarebbe, adunque, grave errore attribuire la condotta di Luigi a timori simili in tutto a quelli che, nell'et nostra, indussero la Santa Alleanza ad immischiarsi nelle faccende interne di Napoli e di Spagna.
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Ci non ostante, le proposte fatte dalla Corte di Whitehall giunsero a Luigi gradite singolarmente. Meditava gi i giganteschi disegni, che tennero poscia per quaranta anni in perpetuo commovimento tutta l'Europa. Voleva umiliare le Provincie Unite, ed incorporare ai propri dominii il Belgio, la Franca Contea e la Lorena. N ci era tutto. Essendo il Re di Spagna un fanciullo malaticcio, era verosimile morisse senza prole. La sorella maggiore di costui era Regina di Francia. Era quasi certo arrivasse il giorno - e poteva arrivare presto - in cui la casa de' Borboni avesse a produrre i suoi diritti a quel vasto Impero, sul quale il sole non tramontava giammai.
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La congiunzione di due grandi monarchie sotto una sola Corona, sarebbe senza alcun dubbio stata avversata da una coalizione continentale; per resistere alla quale il solo braccio della Francia bastava. Ma l'Inghilterra poteva far traboccare la bilancia. Dalla parte da che l'Inghilterra si sarebbe messa in tale occasione, dipendevano i destini del mondo; ed era a tutti manifesto, che il Parlamento e la nazione inglese aderivano fortemente alla politica che aveva dettata la Triplice Alleanza. Nulla, quindi, poteva essere tanto grato a Luigi, quanto il sapere che i principi della casa degli Stuardi avevano mestieri del suo aiuto, ed erano vogliosi di acquistarlo a prezzo di illimitata sottomissione.
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Deliberato di giovarsi del destro, form per uso proprio un sistema d'azione, dal quale non si scost mai, finch sopraggiunse la rivoluzione del 1688 a sconcertargli ogni politico disegno. Si confess desideroso di compiacere alla Corte inglese; promise grandi aiuti. Di quando in quando ne larg tanti, quanti servissero a tenere viva la speranza, e quanti ne potesse senza rischio o inconvenevolezza offerire. In tal guisa, con una spesa molto minore di quella ch'egli sostenne a erigere e decorare Versailles e Marli, gli riusc di rendere la Inghilterra, per circa venti anni, parte quasi cos frivola del sistema politico europeo, come lo , a' giorni nostri la Repubblica di San Marino.
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Era suo scopo non gi distruggere la nostra Costituzione, ma tenere i vari elementi onde era composta, in perenne conflitto, e rendere irreconciliabilmente nemici coloro che avevano il potere della borsa, e coloro che avevano il potere della spada. A tal fine, comperava ed irritava a vicenda ambe le parti; pensionava, nel tempo stesso, i Ministri della Corona e i capi della opposizione; incoraggiava la Corte ad opporsi alle usurpazioni sediziose del Parlamento; e faceva spargere nel Parlamento susurri intorno ai disegni arbitrali della Corte.
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Uno degli espedienti ai quali appigliossi col proposito di predominare nei Consigli inglesi,  peculiarmente degno d'essere rammentato. Carlo, quantunque fosse incapace di sentire amore nel senso pi alto del vocabolo, era schiavo d'ogni donna che con la belt della persona eccitasse le voglie, e coi modi e con le ciarle allegrasse gli ozi di lui. Davvero, verrebbe meritamente deriso quel marito che soffrisse da una moglie d'alto lignaggio e d'intemerata virt mezze le inscienze che il Re d'Inghilterra tollerava dalle sue concubine; le quali, mentre a lui solo andavano debitrici d'ogni cosa, carezzavano, quasi innanzi agli occhi suoi, i suoi cortigiani.
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Aveva pazientemente sopportato le sfrontate ire di Barbara Palmer, e la impertinente vivacit di Eleonora Gwynn. Luigi pens che il pi utile ambasciatore che egli potesse mandare a Londra, sarebbe stata una bella, licenziosa ed intrigante donna francese. La eletta fu Luisa, dama della casa di Querouaille, che i nostri rozzi antenati chiamavano Madama Carwell. Costei trionf tosto di tutte le sue rivali, fu creata Duchessa di Portsmouth, colmata di ricchezze, ed ottenne un impero che fin con la vita di Carlo.
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27. Trattato di Dover.
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I patti pi importanti dell'alleanza tra le due Corone, vennero formulati in un trattato secreto, che fu stipulato in Dover nel maggio del 1670, dieci anni dopo il giorno in cui Carlo era approdato a quel luogo medesimo fra le acclamazioni e le lacrime di gioia del troppo fidente popolo.
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Per virt di tale trattato, Carlo obbligavasi a professare pubblicamente la religione cattolica romana; a congiungere le proprie armi con quelle di Luigi, onde distruggere il potere delle Provincie Unite; e adoperare le intere forze dell'Inghilterra, per terra e per mare, a sostegno de' diritti della Casa de' Borboni alla vasta Monarchia Spagnuola. Luigi, da parte sua, impegnavasi a pagare grossi sussidi; e prometteva che, qualora scoppiasse in Inghilterra una insurrezione, avrebbe mandata a proprie spese un'armata, onde sostenere il suo alleato.
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Cotesto patto fu fatto con tristi auspicii. Sei settimane dopo d'essere stato munito delle firme e de' sigilli, la bella principessa, la cui influenza sopra il fratello e il cognato era stata cos perniciosa alla propria patria, non era pi. La sua morte fece nascere orribili sospetti, che per poco parvero volessero rompere l'amist novellamente formata fra la Casa degli Stuardi e quella de' Borboni; ma poco tempo dopo, i due confederati si dettero vicendevolmente nuove assicuranze di amichevoli intendimenti.
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Il Duca di York, cos tardo d'ingegno da non sentire il pericolo, o cos fanatico da non curarsene, era impaziente di veder mandato subito ad esecuzione lo articolo concernente la religione cattolica romana: ma Luigi ebbe la saviezza di prevedere che, se ci fosse seguito, sarebbe in Inghilterra scoppiata tale esplosione, da frustrare probabilmente quelle parti del disegno le quali gli stavano pi a cuore. Fu per stabilito che Carlo seguitasse a chiamarsi protestante, e a ricevere nelle grandi solennit la Comunione secondo il rituale della Chiesa Anglicana. Il suo fratello, pi scrupoloso di lui, pi non comparve nella Cappella Reale.
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Verso questo tempo mor la Duchessa di York, figlia del bandito Conte di Clarendon. Era stata per alcuni anni di soppiatto cattolica romana. Lasci due figlie, Maria ed Anna, entrambe dipoi regine della Gran-Brettagna. Vennero educate protestanti per espresso comando del Re, il quale conosceva che sarebbe stato inutile a lui di confessarsi membro della Chiesa d'Inghilterra, se le due fanciulle che pareva dovessero succederli al trono, fossero, per licenza di lui, cresciute nel grembo della Chiesa di Roma.
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I principali servi della Corona in questo tempo erano uomini, i nomi de' quali hanno meritamente acquistata non invidiabile celebrit. E' d'uopo, nondimeno, studiarsi di non aggravare la memoria loro con la infamia che di diritto spetta al loro signore. Del trattato di Dover il Re stesso  principalmente responsabile. Egli tenne intorno a quello conferenze cogli agenti francesi; scrisse di propria mano molte lettere a quello spettanti; e' fu colui che sugger i pi disonorevoli articoli che vi si contengono; e studiosamente ne nascose alcuni alla pi parte de' Ministri del suo Gabinetto, o, come veniva popolarmente chiamato, della sua Cabala.
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28. Indole del Gabinetto inglese.
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Poche cose nella nostra storia sono pi curiose dell'origine e del progresso del potere che oggimai possiede il Gabinetto. Fino da tempi assai remoti, i Re d'Inghilterra sono stati assistiti da un Consiglio privato, al quale la legge assegnava non pochi importanti ufficii e doveri. Per alcuni secoli, questo Consiglio deliber intorno ai pi gravi e gelosi affari di Stato. Ma gradatamente venne cangiando d'indole.
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Divent troppo numeroso per la speditezza delle faccende, o per serbare il segreto. Il grado di Consigliere privato era spesso conferito come onorificenza a uomini, ai quali il Governo non confidava nulla, e n anche richiedeva la opinione. Il sovrano nelle pi solenni occasioni rivolgevasi ad un ristretto numero di principali Ministri, onde averne consiglio. I vantaggi e svantaggi di siffatto modo di operare erano stati additati da Bacone, col suo consueto giudicio e sagacia; ma e' non fu se non dopo la Restaurazione, che il Consiglio intimo cominci ad attirare a s l'attenzione universale.
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Per molti anni, i politici all'antica seguitarono a considerare il Gabinetto come un ufficio incostituzionale e pericoloso. Nulladimeno, divenne sempre pi importante; ed alla perfine, si rec in mano quasi tutto il potere esecutivo, e venne poi ad essere estimato come parte essenziale del nostro ordinamento politico. Eppure, strano a dirsi! continua tuttora ad essere affatto sconosciuto alla legge. I nomi de' nobili e de' gentiluomini che lo compongono, non vengono mai officialmente annunciati al pubblico. Non si prende ricordo delle sue adunanze e deliberazioni; e la sua esistenza non  stata mai riconosciuta da nessun atto del Parlamento.
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29. La Cabala.
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Per alcuni anni, il vocabolo Cabala venne comunemente usato come sinonimo di Gabinetto. Ma accadde per una fortuita coincidenza, che nel 1671 il Gabinetto fosse composto di cinque individui, nei nomi de' quali le lettere iniziali formavano il vocabolo Cabala (Cabal): Clifford, Arlington, Buckingham, Ashley e Lauderdale. Questi Ministri furono, quindi, per enfasi chiamati la Cabala; e tosto resero quel nome cos infame, che poscia non  stato mai usato se non in significato di riprovazione.
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Sir Tommaso Clifford era Commissario del Tesoro, e s'era reso grandemente notevole nella Camera de' Comuni. Era il pi rispettabile fra' membri della Cabala, come quello che in una indole fiera ed imperiosa aveva un forte, quantunque miseramente pervertito, sentimento del dovere e dell'onore.
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Enrico Bennet, Lord Arlington, Segretario di Stato, aveva, fino dall'epoca in cui pervenne all'et d'uomo, passata la vita quasi sempre nel continente; ed aveva imparato quell'indifferentismo cosmopolitico verso le Costituzioni e le Religioni, che spesso si osserva negli individui che hanno spesi gli anni in una vagabonda diplomazia. Se vi era forma di Governo che a lui piacesse, ell'era quella di Francia. Se v'era Chiesa ch'egli preferisse, ella era quella di Roma. Aveva qualche ingegno nel conversare, ed anche nel trattare gli affari ordinari del suo ufficio.
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Nel corso d'una vita spesa a viaggiare e a far negoziati, aveva imparata l'arte di accomodare il linguaggio e il portamento all'indole della societ fra mezzo alla quale ei si trovava. Con la vivacit, ne' recessi della reggia, svagava il principe; con la gravit, nelle discussioni e nelle conferenze, imponeva riverenza al pubblico; e gli era riuscito di tirare a s, in parte rendendo servigi, in parte dando speranze, un numero considerevole di partigiani.
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Buckingham, Ashley e Lauderdale, erano uomini de' quali la immoralit, ch'era infezione epidemica ne' politici di quei tempi, mostravasi ne' suoi pi maligni sembianti, ma variamente modificata da grandi variet di tempra e d'intendimento. Buckingham, uomo sazio di piaceri, erasi dato all'ambizione quasi per passatempo. Come si era provato a svagarsi con lo studio dell'architettura e della musica, con lo scrivere farse e cercare la pietra filosofale; cos ora si provava a svagarsi con un negoziato secreto, e con una guerra cogli Olandesi.
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Era gi stato, pi presto per volubilit e vaghezza di cose nuove, che per alcun profondo proposito, infido ad ogni partito. Un tempo erasi messo nelle file de' Cavalieri. In un altro, erano corsi mandati d'arresto contro di lui, incolpato di mantenere corrispondenza proditoria colle reliquie del partito repubblicano nella citt. Era nuovamente diventato cortigiano, e voleva acquistare il favore del Re con servigi, dai quali i pi illustri di coloro che avevano pugnato e sofferto per la Casa Reale, avrebbero rifuggito compresi d'orrore.
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Ashley, pi testardo, e dotato di assai pi feroce e solida ambizione, era stato parimente versatile. La versatilit di Ashley nasceva, per, non da leggerezza, ma da deliberato egoismo. Aveva serviti e traditi vari Governi; ma aveva adattati i suoi tradimenti cos bene ai tempi, che, fra mezzo a tutte le rivoluzioni, s'era sempre venuto innalzando. La moltitudine, compresa d'ammirazione per una prosperit, la quale, mentre ogni altra cosa perpetuamente mutavasi, era rimasta immutabile, attribuiva a lui una prescienza pressoch miracolosa, ed assomigliavalo a quello ebreo uomo di Stato, che, come  scritto, veniva consultato dal popolo come l'oracolo di Dio.
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Lauderdale, chiassoso e triviale nella gioia e nella collera, era forse, sotto l'apparenza di una presuntuosa franchezza, l'uomo pi disonesto della Cabala. Erasi reso cospicuo fra gl'insorgenti scozzesi del 1638, ed era zelante della Convenzione. Lo accusavano d'essere stato complice di coloro che avevano venduto Carlo Primo al Parlamento Inglese, ed era perci dai Cavalieri reputato traditore, peggiore, s'era pur possibile, di quelli che avevano seduto nell'Alta Corte di Giustizia.
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Spesso parlava con istemperato scherzo dei giorni in cui egli era stato santocchio e ribelle. Ed ora la Corte se ne giovava come di precipuo strumento per imporre a forza il culto episcopale ai concittadini di lui; e in cosiffatto proposito, non abborr dallo adoperare inesorabilmente la spada, il capestro e lo stivaletto.
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Nota del Traduttore: Con questo nome chiamavasi uno strumento di tortura adoperato in Iscozia; perch era a foggia di uno stivale di ferro, che adattavasi alle gambe de' martoriati, e stringevasi con una vite fino a dirompere le ossa. Fine nota.
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Nondimeno, chi conoscevalo, sapeva bene che trenta anni di vicende non avevano prodotto il minimo cangiamento ne' suoi veri sentimenti; che tuttavia egli odiava la memoria di Carlo Primo, e seguitava a preferire ad ogni altra forma di Governo ecclesiastico quella de' Presbiteriani.
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Per quanto Buckingham, Ashley e Lauderdale, fossero scevri di scrupoli, non fu reputato prudente il farli partecipi dello intendimento che il Re aveva di dichiararsi cattolico romano. Fu loro mostrato un falso trattato, dove era omesso lo articolo concernente la religione. Al trattato genuino vennero apposti i soli nomi e sigilli di Clifford e d'Arlington. Ambidue questi uomini di Stato erano parziali della vecchia Chiesa: parzialit che, dopo non molto tempo, l'animoso e veemente Clifford confess; mentre Arlington, pi freddo e pi codardo, la tenne nascosta, finch lo avvicinarsi della morte, riempiendogli l'animo di terrore, lo indusse ad essere sincero. Gli altri tre Ministri, nondimeno, non erano uomini da essere tenuti agevolmente nel buio, ed  probabile che sospettassero pi di quello che distintamente venne loro rivelato. Vero  che parteciparono alla confidenza di tutti gl'impegni politici contratti con la Francia, e non ebbero vergogna di ricevere da Luigi grosse gratificazioni.
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Primo obietto di Carlo era quello di ottenere dai Comuni danaro, onde giovarsene a mandare ad esecuzione quel secreto trattato. La Cabala, che imperava in un tempo in cui il nostro Governo era in istato di transizione, aveva in s due specie diverse di vizii, pertinenti a due diverse et ed a due sistemi diversi. Come que' cinque pessimi consiglieri erano fra gli ultimi uomini di Stato inglesi che seriamente pensassero a distruggere il Parlamento, cos erano i primi uomini di Stato inglesi che si provassero grandemente a corromperlo. Troviamo nella loro politica gli ultimi vestigi del disegno di Strafford, e ad un tempo i vestigi primi della corruzione metodica che venne poscia praticata da Walpole.
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Non pertanto, si accorsero tosto, che quantunque la Camera de' Comuni fosse principalmente composta di Cavalieri, e quantunque gl'impieghi e l'oro della Francia venissero largamente dispensati ai rappresentanti non eravi la minima probabilit che le parti meno odiose della trama ordita in Dover fossero sostenute dalla maggioranza. Era necessario adoperare la frode.
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Il Re, quindi, fece mostra di grande zelo a favore dei principii della Triplice Alleanza, e pretese che, a fine di infrenare l'ambizione della Francia, fosse necessario accrescere la flotta. I Comuni caddero nella rete, e votarono una somma di ottocentomila lire sterline. Il Parlamento venne subito prorogato, e la Corte, in tal modo emancipata da ogni sindacato, proced a porre in opera il suo vasto disegno.
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30. Chiusura dello Scacchiere.
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Le strettezze finanziere erano assai gravi. Una guerra con la Olanda sarebbe costata somme enormi. La rendita ordinaria era appena sufficiente a sostenere il Governo in tempo di pace. Le ottocentomila lire sterline che erano state poco fa con inganno estorte ai Comuni, non sarebbero bastate alle spese militari e navali d'un solo anno di ostilit. Dopo il tremendo esempio dato dal Lungo Parlamento, n anche la Cabala arrischiossi a consigliare i balzelli detti Benevolenze e Danaro per mantenere la flotta. In tale perplessit, Ashley e Clifford proposero un mezzo iniquo di violare la fede pubblica.
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Gli orefici di Londra erano allora non solo trafficanti di metalli preziosi, ma anche banchieri, ed avevano costume di prestare grandi somme di pecunia al Governo. A compensazione di coteste prestazioni, ricevevano assegnamenti sulla rendita; e riscosse le tasse, venivano loro pagati il capitale e gl'interessi. Circa un milione e trecentomila lire sterline erano state in siffatto modo affidate all'onore dello Stato; quando ecco corse, inatteso e repentino, lo annunzio che non essendo convenevole rendere i capitali, era d'uopo che i creditori si contentassero di ricevere gl'interessi.
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Non poterono, in conseguenza di siffatta misura, far fronte agli impegni contratti. La Borsa si mise sossopra: parecchie case mercantili fallirono; e lo spavento e la miseria si sparsero per tutta la societ. Frattanto il Governo procedeva a passi rapidi verso il dispotismo. Succedevansi proclami che non avevano la sanzione del Parlamento, o imponevano ci che il solo Parlamento poteva legalmente imporre. Di tali editti, il pi importante fu quello che si chiama Dichiarazione d'Indulgenza, per virt del quale le leggi penali contro i Cattolici Romani vennero abrogate; e perch non apparisse chiaro il vero scopo di quell'atto, le leggi contro i Protestanti non-conformisti furono parimente sospese.
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31. Guerra con le Provincia Unite.
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Pochi giorni dopo promulgata la Dichiarazione d'Indulgenza, fu proclamata la guerra contro le Provincie Unite. In mare gli Olandesi sostennero la lotta con onore; ma per terra furono in sulle prime oppressi da una forza irresistibile. Una grossa armata francese varc il Reno. Le fortezze, una dopo l'altra, aprirono le porte. Tre delle sette provincie della Federazione furono occupate dagl'invasori. I fuochi degli accampamenti nemici vedevansi dalle cime del Palagio del Municipio d'Amsterdam.
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La Repubblica, in tal modo ferocemente assalita di fuori, era nel medesimo tempo lacerata dalle intestine discordie. Il Governo era nelle mani di una stretta oligarchia di potenti borghesi. Eranvi numerosi Consigli Municipali autonomi, ciascuno dei quali esercitava, dentro la propria sfera, molti diritti di sovranit. Cotesti Consigli mandavano delegati agli Stati Provinciali, e questi inviavano delegati agli Stati Generali.
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Un capo magistrato ereditario non era parte essenziale di tale sistema politico. Nonostante, una famiglia, singolarmente feconda di grandi uomini, aveva a poco a poco acquistata autorit vasta e pressoch indefinita. Guglielmo, primo di tal nome, Principe d'Orange Nassau, e Statoldero di Olanda, aveva capitanata la memorabile insurrezione contro la Spagna. Maurizio suo figlio era stato Capitano Generale e primo Ministro degli Stati; aveva, per mezzo delle maravigliose sue doti e degli eminenti servigi resi alla Repubblica, e di alcuni atti crudeli e proditorii, conseguito potere quasi di Re, e lo aveva in gran parte trasmesso in retaggio alla propria famiglia.
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La influenza degli Statolderi era obietto di estrema gelosia alla oligarchia municipale. Ma l'armata e la gran massa di cittadini esclusi da ogni partecipazione al Governo, guardavano i Borgomastri e i Deputati con astio simile a quello con che le legioni e il popolo comune di Roma guardavano il Senato, ed erano partigiani della Casa d'Orange come le legioni e il popolo comune di Roma parteggiavano per quella di Cesare.
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Lo Statoldero comandava le forze della Repubblica, disponeva di tutti i gradi militari, possedeva in gran parte il patronato degli uffici civili, ed era circondato da pompa pressoch regia.
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Il Principe Guglielmo Secondo aveva fortemente avversato il partito oligarchico. Fin di vivere nel 1650, fra mezzo alle lotte civili. Non lasci figliuoli: gli aderenti alla sua Casa rimasero per alcun tempo privi di capo; e i poteri ch'egli aveva esercitati, furono divisi fra i Consigli Municipali, gli Stati Provinciali e gli Stati Generali.
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Ma, pochi giorni dopo la morte di Guglielmo, la sua vedova Maria, figlia di Carlo Primo Re della Gran Brettagna, partor un figlio destinato ad innalzare la gloria e l'autorit della Casa di Nassau al pi alto grado, a salvare dalla schiavit le Provincie Unite, a domare la potenza della Francia, e a stabilire la Costituzione inglese sopra fondamenti solidi e duraturi.
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32. Guglielmo Principe d'Orange.
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Questo Principe, ch'ebbe nome Guglielmo Enrico, fin dal suo nascere fu cagione di gravi timori al partito che allora governava in Olanda, e di sincero affetto ai vecchi amici della sua famiglia. Era altamente riverito come possessore di uno splendido patrimonio, come capo di una delle pi illustri Case d'Europa, come Principe Sovrano dello Impero Germanico, come Principe del sangue reale d'Inghilterra, e soprattutto come discendente de' fondatori della batava libert.
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Ma l'alto ufficio che gi veniva considerato siccome ereditario nella sua famiglia, rimase sospeso; ed era intendimento della parte aristocratica, che non avesse ad esserci mai pi un altro Statoldero. Al difetto del primo Magistrato suppl, in gran parte, il Gran Pensionario della Provincia d'Olanda, Giovanni De Witt, che per ingegno, fermezza ed integrit, erasi innalzato ad autorit senza rivali ne' Consigli della oligarchia municipale.
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La invasione francese produsse un intero cangiamento. Il popolo, afflitto ed atterrito, arse di rabbia contro il Governo. Nella sua frenesia, aggred i pi valorosi Capitani e i pi esperti uomini di Stato della travagliata Repubblica. De Ruyter venne insultato dalla marmaglia. De Witt fu fatto in pezzi innanzi la porta del palazzo degli Stati Generali nell'Aja. Il Principe d'Orange (che non aveva partecipato allo assassinio, ma che in questa, come in altra sciagurata occasione vent'anni dopo, larg ai delitti commessi a suo vantaggio tale indulgenza che ha lasciata una macchia sopra la sua gloria) divent, senza competitori, capo del Governo.
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Comunque giovane, il suo ardente ed indomabile spirito, bench mascherato di maniere fredde e severe, risuscit subitamente il coraggio de' suoi spaventati concittadini. Invano suo zio e il Re di Francia, provaronsi con isplendide offerte di sedurlo ad abbandonare la causa della Repubblica. Favell agli Stati Generali con altieri ed animosi sensi. Rischiossi perfino a suggerire un provvedimento che ha sembianza d'antico eroismo; e che, ove lo avessero posto in effetto, sarebbe stato il subietto pi nobile per l'epico canto, che si possa trovare nel vasto campo della storia moderna.
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Disse ai Deputati, che quand'anche il suolo natio, e le meraviglie di che la umana industria lo aveva coperto, fossero sepolti sotto l'Oceano, tutto non era perduto. Gli Olandesi avrebbero potuto sopravvivere all'Olanda. La libert e la religione vera, da' tiranni e dagli ipocriti cacciate dall'Europa, avrebbero trovato asilo nelle pi remote isole dell'Asia. I legni esistenti nei porti della Repubblica, sarebbero bastati a trasportare duecentomila emigranti allo Arcipelago Indiano.
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Quivi la Repubblica Olandese avrebbe cominciata una nuova e pi gloriosa vita, ed eretto sotto la costellazione meridionale della Croce, fra le canne di zucchero e i nocimoscadi, la Borsa d'un'altra pi ricca Amsterdam, e le scuole d'un'altra Leida pi dotta. Lo spirito nazionale svegliossi tutto e risorse. I patti offerti dagli Alleati vennero con fermezza respinti.
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Aprirono gli argini. Tutto il paese prese la sembianza di un vastissimo lago, di mezzo al quale le citt, con le loro muraglie e i loro campanili, innalzavansi a guisa d'isole. Gl'invasori furono costretti a salvare la vita con una precipitosa ritirata. Luigi, il quale, bench talvolta reputasse necessario mostrarsi a capo del suo esercito, grandemente preferiva al campo la reggia, era gi ritornato a bearsi delle lusinghe de' poeti e de' sorrisi delle dame ne' viali novellamente piantati di Versailles.
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La fortuna affrettavasi a cangiare d'aspetto. L'esito della guerra marittima era stato dubbio: in terra, le Provincie Unite avevano ottenuto un indugio, il quale, bench breve, era d'infinita importanza. Intimorite dai vasti disegni di Luigi, ambedue le famiglie della Casa d'Austria corsero alle armi. La Spagna e la Olanda, divise dalla rimembranza di antichi torti ed umiliazioni, riconciliaronsi allo avvicinarsi del comune pericolo. Da ogni contrada di Germania muovevano armati verso il Reno.
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Il Governo Inglese aveva gi consunta tutta la pecunia che aveva raccolta saccheggiando i pubblici creditori. Non poteva sperarsi un imprestito dalla Citt. Il tentare d'imporre tasse di sola autorit regia, avrebbe tosto prodotta una ribellione; e Luigi, che ormai doveva far fronte a mezza l'Europa, non era in condizione di apprestare i mezzi con che costringere il popolo dell'Inghilterra. Era forza convocare il Parlamento.
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33. Adunanza del Parlamento.
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E per, nella primavera del 1673, la Camera de' Comuni si radun, dopo un riposo di circa due anni. Clifford, gi diventato Pari e Lord Tesoriere, ed Ashley, diventato Conte di Shaftesbury e Lord Cancelliere, erano coloro sopra i quali il Re riposava per condurre destramente la bisogna in Parlamento.
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Il partito patriottico si scagli tosto contro la politica della Cabala. L'aggressione fu fatta non a modo di tempesta, ma con colpi lenti e misurati. I Comuni, in sulle prime, dettero speranza di sostenere la politica straniera del Re; ma insistevano ch'egli pagasse quel sostegno coll'abbandono di tutto il suo sistema di politica interna.
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34. Dichiarazione d'indulgenza.
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Loro primo scopo era quello d'ottenere la revoca della Dichiarazione d'Indulgenza. Di tutte le misure impopolari adottate dal Governo, la pi impopolare fu la promulgazione di quell'atto. Un atto cos liberale, compito in modo cos dispotico, aveva urtati i sentimenti pi opposti. Tutti gl'inimici della libert religiosa, e gli amici tutti della libert civile, si trovarono nelle medesime file; e gli uni e gli altri sommavano a diciannove ventesimi della nazione.
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Lo zelante ecclesiastico schiamazzava contro il favore mostrato al papisti e al puritano. Il puritano, quantunque potesse allegrarsi vedendo sospese le persecuzioni onde era stato oppresso, sentiva poca gratitudine per una tolleranza ch'egli doveva dividere con l'anticristo. E tutti gl'Inglesi che pregiavano la libert e la legge, vedevano con inquietudine la enorme usurpazione che la regia prerogativa aveva commessa nel campo del potere legislativo.
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Bisogna sinceramente ammettere, che la questione costituzionale non fosse allora affatto scevra d'oscurit. I nostri antichi Re avevano, senza verun dubbio, preteso ed esercitato il diritto di sospendere l'azione delle leggi penali. I tribunali avevano riconosciuto cotesto diritto. I Parlamenti lo avevano tollerato senza avversarlo. Che un certo simile diritto fosse inerente alla Corona, pochi anche del partito patriottico osavano negare al cospetto dell'autorit e de' fatti precedenti.
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Nondimeno, era chiaro che se questa prerogativa fosse stata illimitata, il Governo Inglese male si sarebbe potuto distinguere da un pretto dispotismo. Che ci fosse un limite, lo ammettevano pienamente il Re e i suoi Ministri. La questione era di sapere se la Dichiarazione d'Indulgenza stesse o no dentro siffatto limite; e a nessuna delle parti riusc di descrivere una linea incontestabile. Alcuni oppositori del Governo dolevansi che la Dichiarazione sospendeva non meno di quaranta Statuti. Ma perch non quaranta, nel modo medesimo che uno?
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Vi fu un oratore che manifest come propria opinione, che il Re poteva costituzionalmente dispensare dalle leggi cattive, non mai dalle buone. Non  mestieri dimostrare l'assurdit di tale distinzione. La dottrina che sembra essere stata generalmente accettata nella Camera de' Comuni, consisteva in ci, che il potere di dispensare limitavasi alle sole faccende secolari, e non si estendeva alle leggi fatte per la sicurt della religione dello Stato. Nondimeno, poich il Re era capo supremo della Chiesa, e' pareva che avendo egli il potere di dispensare, siffatto potere potesse anche applicarsi a cose concernenti la Chiesa. Allorch, dall'altra parte, i cortigiani studiaronsi d'indicare i confini di tale prerogativa, non ci riuscirono meglio de' loro oppositori. La cosa pi notevole che fosse detta intorno a questo soggetto nella Camera de' Comuni, usc dalle labbra di Sir Guglielmo Coventry: "I nostri antenati non tirarono mai una linea a circonscrivere la prerogativa e la libert."
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Vero  che la facolt di dispensare era una grande anomalia nella politica. In teoria, era estremamente incompatibile co' principii del Governo misto; ma era cresciuta in tempi ne' quali i popoli si danno poco pensiero delle teorie. In pratica, non se n'era molto abusato: era stata quindi tollerata, ed aveva a poco per volta acquistata una specie di prescrizione. Finalmente, ne fu fatto uso, dopo lo spazio di molti anni, in una et colta, ed in una solenne occasione, con eccesso fin allora inusitato, e per uno scopo avuto in universale abborrimento.
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Venne subito sottoposta a severo scrutinio. Nessuno, a dir vero, ard in sulle prime chiamarla onninamente incostituzionale: ma tutti cominciarono ad accorgersi che divergeva manifestamente dallo spirito della Costituzione, e che ove si fosse lasciata priva di freno, avrebbe tramutato il Governo Inglese, di monarchia limitata qual'era, in monarchia assoluta.
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35. E' cancellata, e l'Atto di Prova (Test Act)  adottato.
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Sotto lo eccitamento di cotali sospetti, la Camera de' Comuni neg al Re il diritto di dispensare, non gi rispetto a tutti gli Statuti penali, ma agli Statuti penali nelle cose ecclesiastiche; e gli fece chiaramente intendere, che qualora ei non avesse rinunziato a quel diritto, ella non avrebbe concesso danari per la guerra con l'Olanda.
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Per un momento egli mostrossi inchinevole ad affidare ogni cosa alla sorte: ma Luigi lo consigli fortemente a piegare il capo alla necessit, ed aspettare tempi migliori, in cui le armi francesi, allora occupate in arduo conflitto sul continente, potessero essere giovevoli a reprimere il malcontento in Inghilterra. Dentro la stessa Cabala cominciarono ad apparire segni di discordia e di tradimento.
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Shaftesbury, con la sua sagacia proverbiale, conobbe che avvicinavasi una violenta reazione, e che ogni cosa tendeva verso una crisi simigliante a quella del 1640. Pose ogni studio perch cotesta crisi non lo trovasse nelle condizioni di Strafford. Adunque, con un improvviso voltafaccia, mostrossi nella Camera de' Lordi, e riconobbe che la Dichiarazione era illegale. Il Re, cos abbandonato dal suo alleato e dal suo Cancelliere, ced, cass la Dichiarazione, e promise solennemente che non se ne sarebbe per lo avvenire fatto nessun caso.
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N anche questa concessione bast. I Comuni, non satisfatti di avere astretto il loro Sovrano ad annullare la Indulgenza, estorsero a lui ripugnante l'approvazione d'una celebre legge, che continu ad esser valida fino al regno di Giorgio Quarto.
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Questa legge, chiamata Atto di Prova (Test Act), ordinava che chiunque occupava un ufficio civile o militare, fosse tenuto a prestare il giuramento di supremazia, firmare una dichiarazione contro la transustanziazione, e ricevere pubblicamente la comunione secondo i riti della Chiesa d'Inghilterra.
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Nel preambolo v'erano parole ostili soltanto ai papisti; ma le clausule erano quasi sfavorevoli alla classe pi rigida de' Puritani, quanto ai papisti. I Puritani, nondimeno, atterriti, vedendo la Corte pendere verso il papismo, ed incoraggiati da taluni ecclesiastici a sperare che, appena disarmati i cattolici romani, la tolleranza verrebbe estesa anche ai non-conformisti, fecero poca opposizione; n il Re, che aveva bisogno estremo di pecunia, rischiossi a ricusare il suo assenso. La legge pass; e il Duca di York, per conseguenza, fu costretto a deporre l'eminente ufficio di Lord Grande Ammiraglio.
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36. Scioglimento della Cabala.
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Fin qui i Comuni non s'erano dichiarati avversi alla guerra cogli Olandesi. Ma, poscia che il Re, in compenso della pecunia cautamente concessa, abbandon intieramente il suo sistema di politica interna, coloro scagliaronsi impetuosamente contro la sua politica estera. Chiesero che allontanasse dal suo Consiglio Buckingham e Lauderdale, ed elessero una Commissione per considerare se fosse giusto porre Arlington in istato di accusa.
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Poco tempo dopo, la Cabala non era pi. Clifford, che solo de' cinque era meritevole del nome di uomo onesto, ricus di riconoscere la nuova legge, depose il suo bastone bianco, e ritirossi in villa. Arlington lasci l'ufficio di Segretario di Stato, per passare ad un impiego tranquillo e dignitoso nella Casa reale. Shaftesbury e Buckingham s rappaciarono con la opposizione, e mostraronsi a capo della procellosa democrazia della citt. Lauderdale, tuttavia, seguit ad essere Ministro per gli affari della Scozia, ne' quali il Parlamento Inglese non poteva immischiarsi.
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Dopo ci, i Comuni incalzarono il Re a far pace con la Olanda; ed espressamente dichiararono, che pi non avrebbero conceduto danaro per la guerra, se non se nel caso che il nemico ostinatamente ricusasse di accettare patti ragionevoli. Carlo stim necessario differire a stagione pi convenevole il pensiero di eseguire il trattato di Dover, e blandire la nazione, facendo mostra di ritornare alla politica della Triplice Alleanza.
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Temple, il quale, finch predomin la Cabala, visse ritirato fra mezzo ai suoi libri ed ai suoi fiori, venne chiamato dal suo eremo. Per mezzo di lui si concluse una pace separata con le Provincie Unite; ed egli divenne nuovamente ambasciatore all'Aja, dove la sua presenza veniva considerata quale pegno della sincerit della Corte britannica.
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37. Pace con le Provincie Unite; Amministrazione di Danby.
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La precipua direzione degli affari venne allora affidata a Sir Tommaso Osborn, baronetto della Contea di York, il quale nella Camera de' Comuni aveva dato prova d'ingegno adatto alle faccende e alla discussione. Osborn fu fatto Lord Tesoriere, e poco dopo creato Conte di Danby. Non era uomo il cui carattere, esaminato giusta gli alti principii della morale, potesse sembrare degno di approvazione. Era cupido di ricchezze e d'onori, corrotto e corruttore.
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La Cabala gli aveva trasmessa l'arte di comprare i rappresentanti; arte tuttavia rozza, che accennava poco a quella singolare perfezione cui fu condotta nel secolo appresso. Ei perfezion grandemente l'opera de' primi inventori. Costoro avevano solamente comprati gli oratori; ma ciascun uomo che avesse un voto poteva vendersi a Danby. Nonostante ci, il nuovo Ministro non  da confondersi coi negoziatori di Dover. Egli non era privo del sentimento d'inglese e di protestante, e nel promuovere i proprii interessi, non dimenticava affatto quelli della propria patria e religione.
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Era, a dir vero, desideroso di esaltare la prerogativa; ma i mezzi di che a ci fare voleva giovarsi, erano assai diversi da quelli adoperati da Arlington e da Clifford. Il pensiero di stabilire il potere arbitrario col soccorso delle armi forestiere, e riducendo il Regno alla condizione di principato dipendente, non entr mai nel suo cervello. Era suo intendimento affezionare alla Monarchia quelle classi di uomini le quali le erano state ferme alleate mentre ardevano le lotte della precedente generazione, e che se n'erano disgustate a cagione de' recenti delitti ed errori della Corte.
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Con lo aiuto dei vecchi interessi de' Cavalieri, cio con lo aiuto de' Nobili, dei gentiluomini delle campagne, del Clero, delle Universit, pensava egli che Carlo avrebbe potuto essere sovrano, se non assoluto, almeno potente al pari di Elisabetta.
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Mosso da cotali pensieri, Danby intese ad assicurare al partito de' Cavalieri lo esclusivo possesso di tutto il potere politico, tanto esecutivo quanto legislativo. Nell'anno 1675, adunque, fu proposta ai Lordi una legge, nella quale veniva ordinato che niuno potesse occupare un ufficio qualunque, o aver seggio nelle due Camere del Parlamento, senza aver prima dichiarato con giuramento di considerare come criminosa la resistenza fatta in qualunque caso al potere regio, e di non contribuire giammai ad alterare il Governo della Chiesa o dello Stato.
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Per parecchie settimane, le discussioni, le scissure, le proteste, cui fu cagione la predetta proposta, tennero in grande commovimento il paese. La opposizione nella Camera de' Comuni, capitanata da due membri della Cabala che volevano far pace con la nazione, cio da Buckingham e Shaftesbury, fu oltremodo veemente e pertinace, ed infine riusci vittoriosa. La proposta non fu respinta, ma ritardata, mutilata, e finalmente messa da parte.
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Tanto arbitrario ed esclusivo era il disegno di politica interna concepito da Danby! Le sue opinioni intorno alla politica esterna erano per lui maggiormente onorevoli, come quelle che procedevano direttamente opposte agl'intendimenti della Cabala, e differivano poco dalle idee del partito patriottico. Lamentava amaramente l'abiezione in cui la Inghilterra era caduta, e dichiarava, con pi energia che gentilezza, essere lo ardentissimo de' suoi desiderii quello di condurre a suono di bastonate i Francesi al debito rispetto verso di essa.
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Mascherava cos poco i propri pensieri, che in un gran banchetto, al quale sedevano i pi illustri dignitari dello Stato e della Chiesa, riemp il bicchiere, bevendo con poco decoro a confusione di coloro che erano contrari ad una guerra con la Francia. Davvero, avrebbe volentieri veduto la propria patria congiungersi con le Potenze che allora erano collegate contro Luigi; ed a tal fine, era propenso a porre Temple, autore della Triplice Alleanza, a capo del Ministero degli Affari Esteri. .
Ma il potere del primo Ministro era limitato. Nelle sue lettere pi confidenziali querelavasi che l'acciecamento del suo signore impedisse l'Inghilterra di prendere il posto che spettavale fra le nazioni europee. Carlo era insaziabilmente cupido dell'oro francese; non aveva in nulla abbandonata la speranza di potere in futuro, con lo aiuto delle armi di Francia, stabilire la monarchia assoluta; e per ambedue queste ragioni desiderava di mantenere buona intelligenza con la Corte di Versailles.
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Cos il Sovrano pendeva verso un sistema di politica esterna, e il Ministro verso altro sistema diametralmente opposto. N l'uno n l'altro, in verit, era d'indole tale da seguire un fine con immutabile costanza. Ciascuno di loro, secondo l'occasione, cedeva alla importunit dell'altro; e le discordi tendenze e le mutue concessioni loro davano alla intera amministrazione un carattere stranamente capriccioso. Carlo talvolta, per leggerezza ed indolenza, soffriva che Danby prendesse misure, delle quali Luigi risentivasi come d'ingiurie mortali.
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Danby, pi presto che lasciare il suo splendido posto, talvolta piegavasi a certe compiacenze, che gli erano di acerbo dolore e vergogna. Il Re fu indotto a consentire al matrimonio di Maria, figlia primogenita ed erede presuntiva del Duca di York, con Guglielmo d'Orange, nemico irreconciliabile della Francia, e campione ereditario della Riforma. Anzi, il valoroso Conte di Ossory, figlio di Ormondo, fu mandato ad aiutare gli Olandesi con alcune milizie britanniche, le quali nel giorno pi sanguinoso della guerra rivendicarono alla nazione la rinomanza d'indomito coraggio.
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Il Tesoriere, dall'altra parte, fu astretto non solo a mostrarsi connivente ad alcune transazioni pecuniarie scandalosissime, tra il proprio signore e la Corte di Versailles, ma a fare, malvolentieri e con poca grazia, la parte d'agente.
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38. Situazione critica del partito patriottico.
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Intanto, il partito patriottico da due forti sentimenti fu tratto a due direzioni opposte. I capi popolari, quantunque avessero paura della grandezza di Luigi, il quale non solo faceva fronte alla forza dell'Alleanza continentale, ma acquistava terreno, temevano nondimeno di affidare nelle mani del proprio Re i mezzi di domare la Francia, suspicando che tali mezzi venissero adoperati a distruggere le libert della Inghilterra. Il conflitto di questi due timori, ambidue legittimi, dava alla politica della opposizione apparenza strana e volubile, al pari di quella della Corte.
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I Comuni gridarono guerra contro la Francia, finch il Re, incitato da Danby a compiacere al desiderio loro, parve disposto a cedere, e si mise a far leve di soldati. Ma appena i Comuni videro cominciati i reclutamenti, la paura che avevano di Luigi dette luogo ad altra paura pi prossima. Cominciarono a temere che le nuove leve venissero adoperate in una impresa alla quale Carlo aveva maggiore interesse che a quella di difendere le Fiandre. Ricusarono, quindi, la chiesta pecunia, e gridavano al disarmo, schiamazzando come poco innanzi avevano fatto allorch chiedevano lo armamento.
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E pare che gli storici che hanno severamente biasimata cotesta incoerenza, non badassero bastevolmente alla impacciata condizione di quei sudditi che hanno ragione di credere come il loro principe congiuri con un potentato straniero ed ostile a danno delle libert loro. Ricusargli i mezzi militari,  il medesimo che lasciare lo Stato senza difesa. Nonostante, dandoglieli, gli si porrebbero forse in mano le armi contro lo Stato. In tali circostanze, l'ondeggiare fra questi pensieri non va considerato come argomento di disonest, e n anche di debolezza.
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39. Relazioni fra esso e l'ambasciata francese.
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Tali gelosie venivano studiosamente fomentate dal Re di Francia. Aveva tenuto a bada la Inghilterra con la promessa di sostenere il trono contro il Parlamento. Adesso, paventando che i patriottici consigli di Danby avessero a prevalere nel Gabinetto, cominci ad infiammare il Parlamento contro il trono. A Luigi e al partito patriottico una sola cosa era comune; vale a dire un profondo diffidare di Carlo. Se quel partito fosse stato sicuro che il Re intendeva guerreggiare contro la Francia, sarebbe stato prontissimo a sostenerlo. Se Luigi fosse stato sicuro che le nuove leve fossero destinate a muovere guerra solo alla Costituzione dell'Inghilterra, non si sarebbe provato d'impedirle.
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Ma la instabilit e perfidia di Carlo erano tali, che il Governo Francese e la opposizione inglese, discordi in ogni altra cosa, concordavano nel non credere alle sue proteste, e volevano egualmente tenerlo povero e senza esercito. Si apersero comunicazioni tra Barillon ambasciatore di Luigi, e que' politici inglesi che avevano sempre sentito e tuttavia sinceramente sentivano grandissima avversione alla preponderanza francese. Guglielmo Lord Russell, figlio del Conte di Bedford, che era l'uomo pi onesto del partito patriottico, non abborr di tramare con un Ministro straniero, onde tenere nell'imbarazzo il proprio Sovrano.
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In ci consisteva tutta la colpa di Russell. I suoi principii e le sue ricchezze lo rendevano inaccessibile ad ogni tentazione d'indole sordida; ma v' molta ragione a credere, che parecchi de' suoi colleghi fossero meno scrupolosi di lui. Sarebbe cosa ingiusta addebitarli della ribalderia di avere ricevuto la mancia per recare detrimento alla patria: all'incontro, intendevano giovarla; ma  impossibile negare che fossero abietti e poco delicati, allorch, per servirla, si lasciavano pagare da un principe forestiero.
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Fra coloro che non possono andare assoluti da siffatto disonorevole addebito, era un uomo che viene comunemente considerato come la personificazione dello spirito pubblico, e che, nonostante alcuni difetti morali e intellettuali,  meritamente degno d'esser chiamato eroe, filosofo ed amatore della patria. E' impossibile vedere senza cordoglio un tanto nome nella lista degli uomini pensionati dalla Francia. Nulladimeno, ci reca qualche conforto il considerare, come ai tempi nostri un uomo pubblico che non respingesse sdegnosamente da s una tentazione simile a quella che vinse la virt e l'orgoglio di Algernon Sidney, verrebbe giudicato privo affatto d'ogni sentimento di dovere e di vergogna.
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40. Pace di Nimega; malcontenti furiosi in Inghilterra.
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La conseguenza di queste trame fu che, quantunque l'Inghilterra, secondo le occasioni assumesse un contegno minaccioso, rimasero inefficaci finch la guerra continentale, durata sette anni, si chiuse nel 1678 col trattato di Nimega. Le Provincie Unite, che nel 1672 parevano ridotte sull'orlo dell'estrema rovina, ottennero patti onorevoli e vantaggiosi. L'essere scampate da questo arduo pericolo venne comunemente attribuito al senno ed al coraggio del giovane Statoldero, la fama del quale era grande in tutta la Europa, e massime fra gl'Inglesi, che lo consideravano come uno de' loro principi, e gioivano nel vederlo consorte della loro Regina futura. La Francia ritenne molte citt importanti dei Paesi Bassi e la grande provincia della Franca Contea. Quasi tutta la perdita grav sopra la cadente Monarchia Spagnuola.
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Pochi mesi dopo terminate le ostilit nel continente, segu una gran crisi nella politica inglese. Ad essa ogni cosa tendeva da diciotto anni. Tutta la popolarit, comunque grande, onde il Re aveva iniziato il suo regno, era consunta. Allo entusiasmo di lealt era succeduta profonda disaffezione. L'opinione pubblica aveva gi riandato lo spazio frapposto tra il 1640 e il 1660, e trovossi nuovamente nelle condizioni in cui era allorch si adun il Lungo Parlamento.
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Il malcontento allora predominante nasceva da molte cagioni; una delle quali era l'orgoglio nazionale oltraggiato. Quella generazione d'uomini aveva veduta la Inghilterra in pochi anni alleata della Francia a patti uguali, vincitrice della Olanda e della Spagna, signora del mare, terrore di Roma, e capo degl'interessi protestanti.
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I suoi mezzi non erano punto scemati; e si sarebbe potuto sperare che ella sarebbe stata almeno tanto altamente considerata in Europa sotto un Re legittimo, quanto lo era stata sotto un usurpatore, il quale doveva rivolgere tutta la propria energia e vigilanza ad infrenare un popolo riottoso. Nondimeno ella, a cagione della imbecillit e bassezza de' suoi reggitori, era caduta in cos basso stato, che ogni principato germanico o italiano che avesse potuto mettere in campo cinquemila uomini, era membro di maggiore importanza nella repubblica delle nazioni.
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Al sentimento della umiliazione nazionale andava congiunto il timore per la libert civile. Voci, a dir vero, indistinte, ma forse pi inquietanti a cagione della loro confusione, addebitavano la Corte di trama a danno de' diritti costituzionali degl'Inglesi. Bisbigliavasi perfino, che siffatta trama doveva recarsi ad effetto con lo intervento d'armi forestiere.
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Il solo pensiero di cotesto intervento faceva ribollire il sangue nelle vene a tutti, anco ai Cavalieri. Taluni, che avevano sempre professata la dottrina della non-resistenza in tutto il senso pi lato del vocabolo, s'udivano mormorare, dicendo avere essa certi confini. Se le armi forestiere fossero state chiamate a costringere la nazione, essi non avrebbero potuto promettere di tenersi pazienti.
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Ma n l'orgoglio nazionale, n l'ansiet per le libert pubbliche, influivano tanto sul sentire del popolo, quanto l'odio della religione cattolica romana. Quell'odio era diventato una delle passioni dominanti dell'universale, ed era cos forte negli uomini ignoranti e profani, come in quelli che erano protestanti per convinzione. Le crudelt del regno di Maria, crudelt che anche raccontate con la maggior moderazione e fedelt destano ribrezzo, e che allora non erano n fedelmente n moderatamente narrate nei martirologii popolari; le congiure contro Elisabetta, e sopra tutte quella delle Polveri, avevano lasciato negli animi del volgo un profondo ed amaro senso, che era tenuto vivo per mezzo di commemorazioni, preghiere, fuochi e processioni annuali. E' mestieri aggiungere, che quelle classi che andavano peculiarmente predistinte come affezionate al trono, cio il Clero e i gentiluomini possidenti di terre, avevano ragioni particolari per avversare la Chiesa di Roma.
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Il Clero tremava per i suoi beneficii; i gentiluomini per le abbadie e le grosse decime loro. Mentre era ancor fresca la memoria del regno de' santocchi, l'odio del papismo aveva in qualche modo ceduto il posto all'odio del puritanismo; ma ne' diciotto anni che erano trascorsi dopo la Restaurazione, l'odio del puritanismo era venuto scemando, e quello del papismo crescendo. I patti del trattato di Dover conoscevansi distintamente da pochissimi; ma ne era corsa attorno qualche voce.
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Opinavasi universalmente, essere vicina l'ora in cui un gran colpo verrebbe portato alla religione protestante. Molti sospettavano che il Re pendesse a favore di Roma. Sapevasi da tutti, il suo fratello ed erede presuntivo essere un bacchettone cattolico. La prima Duchessa di York era morta cattolica romana. Giacomo, spregiando le rimostranze della Camera de' Comuni, aveva allora sposata la Principessa Maria di Modena, cattolica romana anch'essa. Se fossero nati figli da questo matrimonio, eravi ragione di temere che verrebbero educati alla religione di Roma, e che sederebbe sul trono inglese una lunga successione di principi ostili alla fede stabilita.
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La Costituzione era stata, poco innanzi, violata a fine di proteggere i Cattolici Romani dalle leggi penali. Lo alleato, dal quale la politica inglese era stata per molti anni diretta, era un Principe non solamente cattolico romano, ma persecutore delle Chiese riformate. Non  strano, adunque, che in cosiffatte circostanze il popolo paventasse sospettando il ritorno de' tempi di colei ch'esso chiamava Maria la Bevi-sangue.
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In tal guisa, la nazione trovavasi in tali condizioni, che la pi lieve favilla poteva produrre un incendio. Frattanto, appiccossi il fuoco, in due luoghi ad un tempo, ad un immenso cumulo di materie combustibili, ed in un attimo tutto fu in fiamme.
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41. Caduta di Danby; la congiura papale.
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La Corte Francese, che sapeva come Danby le fosse nemico mortale, riusc a rovinarlo, facendolo passare per suo amico. Luigi, per mezzo di Ralph Montague, uomo perfido e svergognato, che era stato in Francia Ministro d'Inghilterra, depose innanzi la Camera de' Comuni prove che attestavano, il Tesoriere essere stato implicato in una richiesta che la Corte di Whitehall aveva fatta a quella di Versailles per ottenere una somma di danari.
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Tale scoperta produsse il suo naturale effetto. Il Tesoriere rimase esposto alla vendetta del Parlamento a cagione non delle sue colpe, ma de' meriti suoi; non per essere stato complice in un negoziato criminoso, ma per esserlo stato assai mal volentieri e di mala grazia. Se non che, i suoi contemporanei ignoravano le circostanze che nel giudizio della posterit hanno grandemente attenuato il fallo di lui. Secondo loro, egli era il mezzano che aveva venduta l'Inghilterra alla Francia. La sua grandezza parve manifestamente giunta al suo fine, ed era dubbio se gli riuscisse di sottrarsi alla pena capitale.
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Eppure, il concitamento prodotto da tale scoperta fu lieve, ove si paragoni alla pubblica commozione che nacque allorquando corse la voce, essere stata scoperta una vasta congiura papale. Un certo Tito Oates, prete della Chiesa d'Inghilterra, erasi, per condotta disordinata e per dottrine eterodosse, attirata sul capo la censura de' suoi superiori spirituali; era stato costretto a lasciare il suo beneficio, ed aveva poi sempre menata vita infame e vagabonda.
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Aveva gi professata la religione cattolica romana, e passato qualche tempo nei collegii inglesi dell'Ordine de' Gesuiti sul continente, e in cotesti seminarii udito molto parlare intorno ai mezzi migliori di ricondurre l'Inghilterra al grembo della vera Chiesa. Da siffatti discorsi aveva raccolta materia a costruire un orribile romanzo, somiglievole pi presto ad un sogno d'infermo, che a qualunque altra cosa del mondo esistente.
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Il Papa, diceva egli, aveva affidato il Governo dell'Inghilterra ai Gesuiti. I Gesuiti avevano, per via di commissioni munite del sigillo della loro societ, nominato preti, nobili e gentiluomini cattolici, a tutti i pi alti ufficii della Chiesa e dello Stato. I Papisti avevano una volta bruciata Londra. Eransi provati ad incendiarla di nuovo. A que' tempi ordivano una trama per appiccare fuoco a tutti i legni esistenti nel Tamigi. Dovevano, ad un segno convenuto, insorgere e far macello di tutti i protestanti.
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Un'armata francese doveva nel momento istesso sbarcare in Irlanda. Tutti i principali uomini di Stato e gli ecclesiastici d'Inghilterra dovevano essere assassinati. Tre o quattro progetti eransi formati per assassinare il Re. Dovevano pugnalarlo, dargli il veleno nel medicamento, tirargli con lo archibugio carico a palle d'argento. L'opinione pubblica era in tale eccitamento, che siffatte fandonie ottennero tosto credenza nelle menti del volgo; e due fatti poco dopo seguiti, indussero non pochi uomini di senno a sospettare, che la novella, quantunque manifestamente sformata ed esagerata, avesse qualche fondamento di vero.
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Eduardo Coleman, molto operoso, ma non onesto intrigante cattolico romano, era fra le persone accusate. Inquisirono le sue carte, e si accorsero che ne aveva distrutta gran parte. Ma le poche che furono prese, contenevano certe parole, che sembravano, alle menti fortemente preoccupate, confermare la testimonianza d'Oates. Queste parole, per vero dire, ove s'interpretino con ischiettezza, paiono esprimere poco pi che certe speranze, che la postura delle cose, le predilezioni di Carlo, le pi forti predilezioni di Giacomo, e le relazioni esistenti tra la Corte Francese e la Inglese, potevano naturalmente eccitare nel cuore di un cattolico romano, strettamente vincolato agli interessi della propria Chiesa.
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Ma il paese allora non inchinava a interpretare schiettamente le lettere de' papisti; e si concluse, con qualche apparenza di ragione, che se alcuni scritti ai quali s'era poco badato, come quelli che non avevano nessuna importanza, erano pieni di cose talmente sospette, qualche gran mistero d'iniquit doveva contenersi in que' documenti che erano stati con gran cura dati alle fiamme.
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Pochi giorni dopo si seppe che Sir Edmondsbury Godfrey, insigne Giudice di Pace che aveva raccolte le deposizioni di Oates contro Coleman, era scomparso. Fattane ricerca, ne trovarono il cadavere in un campo presso Londra. Chiaro appariva ch'era morto di morte violenta. Era parimente chiaro che non era stato assassinato dai ladri. La sua miseranda fine  rimasta sinora un secreto. Taluni credono che si uccidesse da s; altri che ei cadesse vittima d'inimicizia privata. La opinione pi improbabile , che fosse assassinato dal partito ostile alla Corte, onde meglio colorire la novella della congiura.
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La opinione pi probabile sembra essere, che qualche furente cattolico romano, spinto alla frenesia dalle menzogne di Oates e dagli insulti della plebe, non facendo nessuna distinzione tra l'accusatore spergiuro e l'innocente magistrato, si fosse voluto vendicare in un modo, di cui la storia delle stte perseguitate fornisce troppo numerosi esempi.
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Se cos and la faccenda, lo assassino dovette poscia maledire alla sua propria malvagit e follia. La metropoli e tutta la nazione insanirono d'odio e di paura. Le leggi penali, che avevano cominciato a perdere alcun che della loro acerbit, divennero nuovamente pi rigorose. In ogni dove i giudici erano affaccendati a perquisire case e impossessarsi di carte.
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Tutte le prigioni rigurgitavano di papisti. Londra rendeva immagine d'una citt in istato d'assedio. La guardia cittadina rimaneva in armi tutta la notte. Facevansi apparecchi a barricare le grandi strade. Pattuglie correvano su e gi per le vie. Whitehall fu circondato di cannoni. Nessun cittadino reputavasi sicuro senza portare sotto la veste un'arme carica di piombo, per far saltare le cervella agli assassini papali.
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Il cadavere del magistrato ucciso, fu esposto per parecchi giorni allo sguardo del popolo affollantesi; e venne finalmente sepolto con istrane e terribili cerimonie, che erano indizio pi presto di sete di vendetta, che di dolore o di speranza religiosa. Le Camere insistevano perch le volte sopra le quali i rappresentanti sedevano, venissero custodite da uomini armati, onde guardarsi da una seconda Congiura delle Polveri. Tutti i loro atti avevano lo stesso scopo. Dal regno di Elisabetta in poi, il giuramento di supremazia era stato richiesto ai membri della Camera de' Comuni.
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Alcuni Cattolici Romani, nondimeno, si erano studiati d'interpretare quel giuramento in guisa, da poterlo prestare senza scrupolo di coscienza. Adesso ne fu rifatta la formula; e i Lordi Cattolici Romani furono, per la prima volta, esclusi da' loro seggi in Parlamento. Vennero adottati vigorosi provvedimenti contro la Regina. I Comuni gettarono in carcere uno dei Segretari di Stato, per avere contrassegnate commissioni dirette a gentiluomini che non erano buoni protestanti.
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Accusarono d'alto tradimento il Lord Tesoriere. Anzi dimenticarono a tal segno la dottrina da loro apertamente professata mentre era ancora fresca la memoria della guerra civile, che tentarono perfino di privare il Re del comando della guardia cittadina. A tale esasperazione, diciotto anni di pessimo governo avevano condotto il pi leale Parlamento che si fosse mai adunato in Inghilterra!
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Parr forse strano a taluni, come in tanto estremo il Re si esponesse al risico di appellarsi al popolo, perocch il popolo era in maggiore eccitamento che non erano i Rappresentanti. La Camera Bassa, malcontenta come era, conteneva un numero maggiore di Cavalieri, di quanti ne potessero verosimilmente essere rieletti di nuovo.
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Ma pensavasi che lo scioglimento ponesse fine all'accusa contro il Lord Tesoriere; accusa che, probabilmente, avrebbe tratti alla luce del giorno tutti i colpevoli misteri della alleanza francese, e cagionate gravi molestie personali ed impacci non pochi a Carlo. E per, nel gennaio del 1679, il Parlamento, che era esistito sempre dall'anno 1661, venne disciolto; e si spedirono i decreti per una elezione generale.
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42. Prima elezione generale del 1679.
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Per varie settimane, la contesa in tutto il Regno fu feroce ed ostinata oltre ogni credere. Si profusero somme di danari, di cui non v'era esempio precedente. Si adoperarono nuovi mezzi di riuscita. Fu notato dagli scrittori di que' tempi come cosa straordinaria, che si affittassero cavalli a gran prezzo per trasportare gli elettori al luogo d'elezione. L'uso di sminuzzare le possessioni libere onde moltiplicare i voti, ha principio da questa memorabile lotta.
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I predicatori dissenzienti, che stavano da lungo tempo nascosti in tranquilli recessi fuggendo la persecuzione, uscirono fuori, e correvano di villaggio in villaggio, onde riaccendere lo zelo del disperso popolo di Dio. La procella mugghiava minacciosa contro il Governo. Moltissimi de' nuovi Rappresentanti vennero a Westminster in contegno poco diverso da quello dei loro predecessori, che avevano imprigionato Strafford e Laud dentro la Torre.
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Frattanto, le Corti di Giustizia, le quali fra mezzo alle commozioni politiche avrebbero dovuto essere luoghi sicuri di rifugio agli innocenti di qualsivoglia partito, erano deturpate da pi selvagge passioni e pi vile corruttela, che non fossero le assemblee degli elettori. La storiella d'Oates, comunque fosse stata bastevole a conturbare tutto il reame, non poteva bastare, fino a che non fosse confermata da nuova testimonianza, a distruggere il pi dappoco tra coloro ch'egli aveva accusati. Imperciocch, nella legge d'Inghilterra, due testimoni erano necessari a stabilire la colpa di tradimento.
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Ma il successo del primo impostore produsse le sue naturali conseguenze. In poche settimane, dalla penuria ed oscurit in cui giaceva, erasi inalzato ad opulenza e a potere tali, che egli era il terrore del principe e dei nobili; a quella tale rinomanza, che per gli animi bassi e ribaldi ha tutta la magia della gloria. Non rimase lungo tempo senza coadiutori e rivali. Uno sciagurato, di nome Carstairs, il quale aveva campata la vita in Iscozia intervenendo ai conventicoli e facendo poscia la spia a' predicatori, apr la via. Bedloe, ribaldo conosciutissimo, gli tenne dietro; e tosto da tutti i bordelli, le case da giuoco e le case d'uscieri di Londra, sbucarono falsi testimoni a deporre contro la vita de' Cattolici Romani.
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Uno si present raccontando la novella di un'armata di trenta mila uomini, i quali, travestiti da pellegrini, dovevano ragunarsi a Corunna, e quivi imbarcarsi per il paese di Galles. Un altro diceva, essergli stata promessa la canonizzazione e cinquecento sterline per assassinare il Re. Un terzo erasi introdotto in una taverna a Covent Garden, ed aveva udito un gran banchiere cattolico romano far sacramento, in mezzo a tutti gli astanti e i garzoni, di uccidere il tiranno eretico. Oates, per non essere vinto dai suoi imitatori, alla sua prima narrazione aggiunse un ampio supplemento.
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Ebbe la portentosa impudenza di affermare, fra le altre cose, d'essersi una volta nascosto dietro un uscio socchiuso, ed avere udito la Regina che affermava di avere assentito allo assassinio del proprio consorte. Il volgo credeva, e gli alti magistrati facevano mostra di credere, simiglianti fandonie. I giudici principali del Regno erano corrotti, crudeli e vigliacchi.
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I capi del partito patriottico fomentavano il pubblico inganno. I pi rispettabili di essi, in verit, erano talmente caduti in inganno, da credere vera la maggior parte delle prove della congiura. Uomini come Shaftesbury e Buckingham, senza alcun dubbio, si accorgevano che tutto era una pretta invenzione; ma giovava pur troppo i loro disegni, e alle loro aride coscienze la morte di un innocente non dava inquietudine maggiore di quella della morte d'una pernice.
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I giurati partecipavano ai sentimenti allora comuni a tutta la nazione, e venivano incoraggiati dal seggio a compiacere senza riserbo a cosiffatti sentimenti. La plebe applaud Oates e i suoi consorti, fischi e batt i testimoni che comparvero a difesa degli accusati, e mand gridi di gioia appena fu profferita la sentenza che li dichiarava colpevoli. Invano que' miseri invocavano la onest della loro vita passata; imperocch nella mente di tutti stava fitto il pensiero, che quanto pi coscienzioso fosse un papista, tanto era pi verosimile che ei congiurasse contro un Governo protestante.
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Invano risolutamente affermarono la propria innocenza fino al momento stesso della morte; imperciocch era opinione generale, che un buon papista considerava qualsivoglia menzogna che fosse utile alla sua Chiesa, non solo scusabile, ma meritoria.
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43. Violenza della nuova Camera dei Comuni.
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Mentre il sangue innocente spargevasi sotto le forme della giustizia, adunossi il nuovo Parlamento; e fu tale il violento procedere del partito predominante, che anche gli uomini che avevano passata la giovinezza in mezzo alle rivoluzioni, uomini che rammentavano la condanna di Strafford, lo attentato contro i cinque Rappresentanti, l'abolizione della Camera de' Lordi, la decapitazione del Re, rimasero atterriti allo aspetto delle pubbliche cose.
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L'accusa contro Danby fu ripresa. Costui invoc il perdono del Principe. Ma i Comuni trattarono la risposta con disprezzo, ed insistettero perch si seguitasse il processo. Nondimeno, Danby non era lo scopo precipuo delle loro persecuzioni. Erano convinti che l'unico modo efficace di assicurare la libert e la religione dell'Inghilterra, era quello d'escludere dal trono il Duca di York.
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Il Re viveva in grande perplessit. Aveva insistito perch suo fratello, la vista del quale accendeva la rabbia del popolaccio, si ritirasse per alcun tempo a Brusselles: ma non sembra che tale concessione producesse favorevole effetto. Il partito delle Teste-Rotonde divenne allora preponderante. Ad esso accostaronsi milioni di cittadini, i quali, al tempo della Restaurazione, pendevano verso la regia prerogativa.
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De' vecchi Cavalieri molti partecipavano alla prevalente paura del papismo; e molti, amaramente sentendo la ingratitudine del Principe a pro' del quale avevano fatti cotanti sacrifici, prendevansi poca cura della miseria di lui, come egli aveva poco curata la loro. Anche il Clero Anglicano, mortificato ed impaurito dell'apostasia del Duca di York, sosteneva tanto la opposizione, da congiungere cordialmente la propria voce al grido universale contro i Cattolici Romani.
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44. Sistema di governo fatto da Temple.
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Il Re, in cosiffatti estremi, erasi rivolto a Sir Guglielmo Temple. Di tutti gl'impiegati di quell'et, Temple era quello che aveva serbata migliore reputazione. La Triplice Alleanza era stata opera di lui. Egli aveva ricusato di partecipare alla politica della Cabala, ed era rigorosamente vissuto da privato finch quella ebbe in mano il governo della cosa pubblica. Chiamato da Danby, aveva abbandonato il proprio ritiro, negoziata la pace fra l'Inghilterra e l'Olanda, ed era stato precipuo strumento a concludere il matrimonio di Maria col cugino Principe d'Orange.
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Cos a lui riportavasi il merito di tutte le poche cose lodevoli che erano state fatte dal Governo dopo la Restaurazione. De' numerosi falli e delitti commessi negli ultimi diciotto anni, nessuno ne veniva a lui attribuito. La sua vita privata, quantunque non fosse austera, era decorosa; i suoi modi erano popolari; e non era uomo da lasciarsi corrompere da titoli o da ricchezze. Nonostante, qualche cosa mancava al carattere di coteste spettabile uomo di Stato.
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L'amor suo per la patria era tiepido. Era, pur troppo, studioso de' suoi agi e della dignit sua, e rifuggiva con pusillanime timore da ogni responsabilit. E davvero, le abitudini della sua vita non lo rendevano adattato ad immischiarsi seriamente ne' conflitti delle nostre fazioni intestine. Era pervenuto al cinquantesimo degli anni suoi senza aver seduto nel Parlamento Inglese; e la sua esperienza officiale, ei l'aveva quasi tutta acquistata nelle Corti forestiere.
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Giustamente aveva fama d'essere uno de' pi insigni diplomatici dell'Europa; ma lo ingegno e le doti d'un diplomatico differiscono molto da ci che richiedesi in un uomo politico per condurre la Camera de' Comuni in tempi torbidi.
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Il disegno ch'egli propose, era argomento di non poca abilit. Comecch non fosse profondo filosofo, aveva, pi che molti uomini pratici del mondo, meditato intorno ai principii generali del Governo; ed aveva fecondato il proprio intendimento studiando la storia e viaggiando ne' paesi stranieri.
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E' pare che discernesse pi chiaramente che molti de' suoi coetanei, la cagione delle difficolt che stringevano il Governo. L'indole dell'ordinamento politico in Inghilterra veniva a poco a poco mutandosi. Il Parlamento lentamente, ma costantemente, acquistava terreno sulla prerogativa. La linea tra il potere legislativo e lo esecutivo era in teoria pi che mai descritta distintamente, ma in pratica diveniva ogni giorno pi debole.
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Era teoria della Costituzione, che il Re avesse potest di nominare i propri Ministri. Ma la Camera de' Comuni aveva cacciati successivamente dalla direzione degli affari Clarendon, la Cabala e Danby. Era teoria della Costituzione, che il solo Re avesse potest di fare guerra e pace.
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Ma la Camera de' Comuni lo aveva costretto a pacificarsi con l'Olanda, e lo aveva pressoch forzato a muover guerra alla Francia. Era teoria della Costituzione, che il Re fosse il solo giudice de' casi in cui convenisse graziare i colpevoli. Nondimeno, egli aveva tanta paura della Camera de' Comuni, che, allora non poteva rischiarsi di salvare dalla forca uomini ch'ei ben sapeva essere vittime innocenti di uno spergiuro.
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E' parrebbe che Temple volesse assicurare al Corpo Legislativo gl'indubitati poteri costituzionali, e nel tempo stesso impedirgli, per quanto fosse possibile, di fare altre usurpazioni nel campo del Potere Esecutivo. A tale fine, pens di porre fra il Sovrano ed il Parlamento un corpo che potesse frustrare la scossa della loro collisione. Eravi un Corpo antico, altamente onorevole e riconosciuto dalla legge, il quale, egli pensava, potevasi riformare in guisa, da servire al predetto scopo.
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Pens di dare al Consiglio Privato un nuovo carattere ed un ufficio nuovo nel Governo. Fiss a trenta il numero de' Consiglieri; quindici dei quali dovevano essere i principali ministri dello Stato, della legge e della religione; gli altri quindici, nobili e gentiluomini privi di impiego, ma opulenti e di grande reputazione. Non vi doveva essere Gabinetto intimo. A tutti i trenta Consiglieri doveva confidarsi ogni secreto di Stato, e dovevano tutti essere chiamati ad ogni adunanza del Consiglio; e il Re doveva dichiarare, che in ogni occasione si sarebbe lasciato guidare da loro.
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Sembra che Temple credesse di assicurare, per mezzo di tale ordinamento, la nazione contro la tirannia della Corona, e a un'ora la Corona contro le usurpazioni del Parlamento. Da una parte, era molto improbabile che i progetti, tali quali erano stati formati dalla Cabala, si fossero potuti soltanto proporre per essere discussi in un'Assemblea composta di trenta uomini eminenti, quindici dei quali non avevano nessun vincolo d'interesse con la Corte.
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Dall'altra parte, era da sperarsi che i Comuni, paghi della guarentigia che contro gli abusi del Governo offriva un cosiffatto Consiglio Privato, si sarebbero, pi che per lo innanzi non avevano fatto, mantenuti dentro gli stretti confini delle funzioni legislative, e pi non avrebbero riputato necessario d'immischiarsi in ogni cosa spettante al Potere Esecutivo.
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Cotesto disegno, quantunque per molti rispetti non fosse indegno di colui che lo aveva immaginato, era vizioso nel suo principio. Il nuovo Consiglio era mezzo Gabinetto e mezzo Parlamento; e, simile ad ogni altra invenzione, sia meccanica, sia politica, intesa a due fini affatto diversi, non era buono a conseguirne nessuno. Era cos ampio e diviso, da non potere essere un buon corpo amministrativo. Era cos strettamente connesso con la Corona, da non riuscire un efficace potere raffrenante.
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Conteneva bastevoli elementi popolari onde rendersi un cattivo Consiglio di Stato, inadatto a serbare il segreto, a comporre i negoziati malagevoli, e ad amministrare le cose della guerra. Nulladimeno, quegli elementi popolari non erano punto bastevoli ad assicurare la nazione contro gli abusi del Governo. Questo disegno, adunque, quand'anco fosse stato sinceramente posto in esperimento, non avrebbe potuto sortire esito felice; e non ne fu fatto sincero sperimento. Il Re era instabile e perfido; il Parlamento era infiammato ed irragionevole; e i materiali onde era composto il nuovo Consiglio, bench fossero forse i migliori che potesse apprestare quell'et, erano anco cattivi.
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L'iniziarsi del nuovo sistema fu, non pertanto, salutato con gioia universale; imperocch il popolo inchinava a reputare miglioramento ogni qualunque mutazione. Gli tornarono anche gradite parecchie nomine. Shaftesbury, ormai bene accetto alla plebe, fu fatto Lord Presidente. Russell ed altri insigni uomini del partito patriottico furono chiamati al Consiglio.
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Ma dopo pochi giorni, imbrogliossi ogni cosa. Le inconvenevolezze di avere un Gabinetto cos numeroso furono tali, che lo stesso Temple assent a variare una delle regole fondamentali da lui proposte, e a diventare egli stesso parte di un piccolo nucleo che dirigeva veramente ogni cosa. A lui furono accompagnati tre altri Ministri, cio Arturo Capel Conte di Essex, Giorgio Savite Visconte di Halifax, e Roberto Spencer Conte di Sunderland.
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Del Conte d'Essex, che era Primo Commissario del Tesoro, basti il dire ch'era uomo fornito di doti solide, sebbene non appariscenti, e di carattere grave e melanconico; che aderiva al partito patriottico, e in quel tempo onestamente desiderava di riconciliare, in modo proficuo allo Stato, quel partito col trono.
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45. Carattere di Halifax.
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Fra gli uomini di Stato di quell'et, Halifax primeggiava per ingegno. Aveva intelletto fecondo, sottile e capace; eloquenza forbita, lucida e animata, la quale, accompagnata dal tono argentino della voce, empiva di diletto la Camera de' Lordi. Il suo conversare soprabbondava di pensiero, di fantasia, di brio. I suoi scritti politici sono degni di studio per pregio letterario; onde meritamente ei si annovera fra i Classici Inglesi.
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Alla importanza ch'ei derivava da doti s grandi e variate, congiungeva la influenza che nasce dal grado e dalla ricchezza. E nondimeno, in politica egli ebbe successo meno prospero di molti altri a lui inferiori. A vero dire, quelle peculiarit intellettuali che rendono pregevoli i suoi scritti, gli furono d'impedimento nelle lotte della vita attiva. Perocch egli vide sempre gli avvenimenti non nello aspetto in cui comunemente si mostrano ad un uomo che ne  parte, ma quali, dopo lo spazio di molti anni, appariscono allo storico filosofo.
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Con tale tempra di mente, non poteva a lungo seguitare ad agire cordialmente con nessuna societ di uomini. Tutti i pregiudizi, tutte le esagerazioni di ambedue i grandi partiti dello Stato, lo muovevano a scherno. Spregiava le arti vili e gl'irragionevoli clamori dei demagoghi. Spregiava anche pi le dottrine del diritto divino e della obbedienza passiva. Metteva egualmente in canzone la bacchettoneria dell'ecclesiastico anglicano e quella del puritano. Non poteva intendere come alcuno avversasse le festivit de' Santi, e certi abiti clericali; e come, soltanto per avversarli, l'uomo potesse perseguitare il suo simile. In quanto all'indole, egli era ci che ai d nostri si chiama Conservatore.
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In teoria era repubblicano. Anche allorch il timore dell'anarchia, e lo sdegno ch'ei sentiva degl'inganni del volgo, lo indussero per qualche tempo a congiungersi ai difensori del potere arbitrario, il suo intelletto era sempre con Locke e con Milton. Veramente, i suoi scherni contro la Monarchia ereditaria talvolta erano tali da sonar meglio sulle labbra di un membro del Circolo della Testa di Vitello (Calf's Head Club)(42), che su quelle di un Consigliere privato degli Stuardi.
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Nota: Il Circolo della Testa di Vitello fu una associazione costituita dai repubblicani per celebrare la memoria della condanna capitale di Carlo Primo, in quella occasione mangiavano infatti una testa di vitello. Fine nota.
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In religione, era tanto lungi da dirsi uno zelante, che i poco caritatevoli lo chiamavano ateo: ma egli respinse con veemenza siffatta accusa; e in verit, quantunque alcuna volta porgesse argomento di scandalo col modo onde faceva uso del raro vigore del suo ragionare e de' suoi dileggi sopra subbietti gravi, ei sembra essere stato suscettibile di sentimenti religiosi.
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Egli era il capo di quegli uomini politici che dai due grandi partiti venivano sprezzantemente chiamati Barcamenanti (Trimmers). Invece di avere a sdegno questo soprannome, egli lo assunse come un titolo d'onore, e rivendic vivamente la dignit del vocabolo. Ogni cosa buona, egli diceva, si tiene, si barcamena fra due estremi.
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La zona temperata si tiene fra il clima dove gli uomini sono abbronzati, e quello dove essi sono agghiacciati. La Chiesa Anglicana si tiene fra la insania degli Anabattisti e la letargia dei Papisti. La Costituzione Inglese si tiene fra il dispotismo turco, e l'anarchia polacca.
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La virt non  altro che un giusto temperamento fra certe tendenze, ciascuna delle quali, condotta all'eccesso, diventa vizio. Anzi, la perfezione dello stesso Ente Supremo consiste nell'esatto equilibrio degli attributi, nessuno dei quali potrebbe preponderare senza turbare l'ordine morale e fisico del mondo.
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Da quanto dico, argomentasi che io reputo Halifax, autore, o almeno uno degli autori, del Carattere di un Barcamenante, che un tempo corse sotto il nome del suo congiunto Sir Guglielmo Conventry.

Cos Halifax barcamenavasi per principio. Si barcamenava parimente a cagione della indole, della mente e del proprio cuore. Aveva intendimento acuto, scettico, inesauribilmente fecondo di distinzioni ed obiezioni; gusto insigne, sentimento squisito del burlesco, indole placida e indulgente, ma fastidiosa, e in nessun modo inchinevole o alla malignit o alla ammirazione entusiastica. Un uomo tale non poteva essere lungamente l'amico immutabile di qualsivoglia partito politico.
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Nondimeno, non  mestieri accomunarlo alla turba volgare de' rinnegati. Imperciocch, quantunque, al pari di costoro, egli passasse ora a questa, ora a quella parte, il suo trapasso avveniva in direzione opposta alla loro. Ei non aveva nulla di comune con quelli che volano da estremo ad estremo, e sentono per il partito da essi abbandonato una animosit pi forte di quella dei nemici costanti. Il suo posto era in mezzo alle divisioni ostili della Comunit, ed ei non ispingevasi oltre i confini dell'una o dell'altra.
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Il partito al quale egli apparteneva, era sempre quello che in quel momento piacevagli meno, perch lo mirava pi da presso. E per, egli era sempre severo verso i suoi colleghi violenti, e sempre in amichevoli relazioni coi suoi oppositori moderati. Ciascuna fazione, nel giorno del proprio insolente e vendicativo trionfo, incorreva nella censura di lui; ma vinta e perseguitata, trovava in lui un protettore. A perenne onor suo,  uopo rammentare ch'egli tent di salvare quelle vittime, la sciagurata sorte delle quali ha lasciata turpissima macchia sul nome de' Whig e dei Tory.
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Erasi reso singolarmente notevole nell'opposizione, ed aveva perci incorso talmente l'ira del Re, da non essere stato ammesso al Consiglio dei Trenta senza difficolt e lunga contesa. Nulladimeno, appena gli fu dato porre piede nella Corte, la malia de' suoi modi e del suo conversare gli acquistarono insigne favore. Erasi seriamente impaurito alla violenza del pubblico malcontento; e pensava che la libert per allora fosse in sicuro, ma l'ordine e l'autorit legittima corressero pericolo. Ond'egli, secondo era suo costume, si congiunse alla parte debole.
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Forse la sua conversione non fu affatto scevra d'interesse; perocch gli studi e la meditazione, bench lo avessero emancipato da molti pregiudizi volgari, lo avevano lasciato schiavo ai volgari desiderii. Non difettava d'oro; e non v' prova che attesti esserselo procacciato con mezzi i quali, anche in quella et, i severi censori consideravano come disonoranti: ma il grado e il potere erano a lui irresistibili tentazioni.
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Protestava di considerare i titoli e i grandi uffici come allettamenti che possono sedurre i soli stolti, di odiare le faccende, la pompa, le apparenze, e di desiderare caramente sottrarsi al rumore ed agli splendori di Whitehall, onde rifuggirsi ai boschi tranquilli che circondavano il suo antico castello in Rufford; ma la sua condotta discordava non poco dalle sue proteste. Vero  che voleva a s riverenti i cortigiani e insieme i filosofi, ed essere ammirato per avere conseguite alte dignit, e per saperle ad un tempo spregiare.
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46. Carattere di Sunderland.
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Sunderland era Segretario di Stato. In lui era maravigliosamente incarnata la immoralit politica di quell'et. Natura lo aveva dotato d'acuto intelletto, d'indole irrequieta o malefica, di cuore freddo, di spirito abietto. La sua mente era stata educata in guisa, che tutti i suoi vizi vi fecondavano con rigogliosa maturit. Entrato nella vita pubblica, aveva passati vari anni in impieghi diplomatici appo le Corti straniere, e per qualche tempo era stato Ministro in Francia.
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Ogni Stato ha le sue tentazioni peculiari. Non  ingiusto lo affermare che i diplomatici, come classe, si sono sempre fatti notare per destrezza, per l'arte con cui acquistano la fiducia di coloro coi quali debbono trattare, e per l'agevolezza d'afferrare il tono di qualsiasi societ alla quale vengano ammessi, pi presto che per entusiasmo generoso e per austera rettitudine: e le relazioni tra Carlo e Luigi erano tali, che nessun gentiluomo inglese avrebbe potuto lungo tempo dimorare in Francia come ambasciatore, e serbare dramma di sentimento onorevole e patriottico.
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Sunderland, dalla scuola dove era stato educato, usc astuto, pieghevole, scevro di vergogna e d'ogni qualunque pregiudizio, e destituto d'ogni principio. Per relazioni ereditarie, egli era Cavaliere; ma non aveva nulla di comune col partito de' Cavalieri. Costoro erano zelanti della Monarchia, e professavano la dottrina contraria ad ogni resistenza; ma avevano cuori robusti e veramente inglesi, che non avrebbero mai tollerato un reggimento dispotico.
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Egli, per l'opposto, aveva una languida vaghezza speculativa per le istituzioni repubblicane; vaghezza che non gl'impediva in nulla d'essere prontissimo a diventare in pratica il pi servile strumento del potere arbitrario. A sembianza di molti altri lusingatori e negoziatori compiti, era pi dotto nell'arte di conoscere i caratteri e giovarsi della debolezza degli uomini, che nell'arte di discernere il sentire delle grandi masse, e prevedere lo avvicinarsi delle grandi rivoluzioni.
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Era destro negli intrighi; e riusciva difficile, anche agli uomini sottili ed esperti che fossero stati preavvertiti della perfidia di lui, il resistere al fascino de' suoi modi, e non credere alle sue proteste d'affetto. Ma era cos intento ad osservare e corteggiare gl'individui, che dimenticava di studiare l'indole della nazione: per cadde in gravissimi inganni, rispetto ai pi solenni eventi del suo tempo.
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Ogni importante movimento o scoppio dell'opinione pubblica gli giunse di sorpresa; e il mondo, non sapendo intendere che un uomo come lui, fosse cotanto cieco da non vedere ci che chiaramente vedevano i politicanti delle botteghe da caff, talvolta attribuiva a profondo disegno quei che, a dir vero, non erano se non pretti abbagli.
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Soltanto ne' privati colloqui, le sue doti eminenti principalmente esplicavansi. Ne' recessi della reggia, o in un assai piccolo cerchio, egli esercitava grande influenza. Ma nel Consiglio era taciturno; e nella Camera de' Lordi non apriva mai le labbra.
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47. Proroga del Parlamento.
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I quattro Consiglieri confidenti della Corona si accorsero tosto, la loro situazione essere impacciata e fatta segno alla invidia. Gli altri membri del Consiglio mormoravano di tale predilezione contraria a quanto il Re aveva promesso; e taluni di loro, capitanati da Shaftesbury, si dettero di nuovo a fare vigorosa opposizione in Parlamento. L'agitazione, che gli ultimi mutamenti avevano sospesa, divenne rapidamente quanto mai violentissima.
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Invano Carlo offr ai Comuni qualunque guarentigia avessero potuto immaginare a pro' della religione protestante, purch solo non toccassero l'ordine della successione. Non vollero udire a parlare di patti: volevano la Legge d'Esclusione, e null'altro che la Legge d'Esclusione. Il Re, quindi, poche settimane dopo d'avere pubblicamente promesso di non muovere passo senza consultare il suo nuovo Consiglio, recossi alla Camera de' Lordi senza farne parola in Consiglio, e prorog il Parlamento.
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Il giorno di tale proroga, cio il ventesimosesto del maggio 1679, forma una grande era nella nostra storia: perocch in quel d l'Atto dell'Habeas Corpus ebbe la regia approvazione. Dal tempo della Magna Carta in poi, la legge concernente la libert personale degl'Inglesi  stata, in sostanza, quasi come  oggi; ma era inefficace, per difetto di un sistema energico di procedura.
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48. Atto dell'Habeas Corpus.
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 Ci che bisognava, non era un nuovo diritto, ma un rimedio pronto ed indagatore: rimedio al quale fu provveduto con l'Atto dell'Habeas Corpus. Il Re avrebbe volentieri ricusato lo assenso a siffatta provvisione; ma era sul punto di fare appello dal Parlamento al popolo in quanto alla questione della successione; e non poteva rischiarsi, in un momento cos critico, di rigettare una legge estremamente popolare.
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Nel medesimo giorno, la stampa in Inghilterra divenne libera per breve tempo. Anticamente, gli stampatori erano stati soggetti al rigido sindacato della Camera Stellata. Il Lungo Parlamento l'aveva abolito; ma, ad onta de' filosofici ed eloquenti rimproveri di Milton, aveva istituita e conservata la censura.
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Subito dopo la Restaurazione, era stata fatta una legge che inibiva la stampa di libri non muniti di licenza; ed erasi provveduto che siffatta legge rimanesse in vigore sino al chiudersi della prima sessione del prossimo Parlamento. Quel termine era arrivato, e il Re nel tempo stesso che licenziava le Camere, emancip la stampa.
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49. Seconda elezione generale del 1679; popolarit di Monmouth.
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Poco dopo la proroga, segu lo scioglimento e la elezione generale. Grande era lo zelo e la forza dell'opposizione. Gridavasi pi che mai a favore della Legge d'Esclusione: al quale grido ne mescolavano un altro che infiamm il sangue della moltitudine, e che svegli dolore e paura ne' petti de' prudenti amici della libert. Non solo vennero assaliti i diritti del Duca di York che era papista conosciuto, ma quelli delle sue due figlie, le quali erano sincere e calde protestanti. Affermavano come cosa certa, che il maggior figlio naturale del Re era nato di matrimonio, ed era quindi erede legittimo della Corona.
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Carlo, mentre era pellegrino sul continente, aveva amoreggiato all'Aja con Lucia Walters, bellissima fanciulla del paese di Galles, ma di poco intendimento e di costumi corrotti. Diventata amante di lui, gli partor un figlio. Un innamorato sospettoso ne avrebbe concepito qualche dubbio; perocch la donna aveva parecchi vagheggiatori, e credevasi che non fosse crudele a tutti. Carlo, nondimeno, prest fede alla parola di lei, e mise addosso al piccolo Giacomo Crofts - era questo il nome allora imposto al fanciullo - un amore s sviscerato, da sembrare impossibile in un uomo d'indole fredda e spensierata qual era Carlo. Tosto dopo la Restaurazione, il bene amato giovane, il quale aveva imparati in Francia gli esercizi in quel tempo reputati necessari ad un gentiluomo compito, comparve in Whitehall.
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Gli fu dato alloggio in palazzo, gli furono dati parecchi paggi, e parecchi privilegi fino allora goduti soltanto dai Principi di sangue reale. Mentre era ancora ne' suoi teneri anni, gli fu data in moglie Anna Scott, erede della nobile casa di Buccleuch. Assunse il nome, e prese possesso de' vasti dominii di lei. La ricchezza ch'egli acquist con tale parentado estimavasi comunemente a non meno di diecimila sterline annue. Fu colmato di titoli e di favori pi sostanziali de' semplici titoli.
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Fu fatto Duca di Monmouth in Inghilterra, Duca di Buccleuch in Iscozia, Cavaliere della Giarrettiera, Maestro de' Cavalli, Comandante della prima truppa delle Guardie del Corpo, Primo Giudice di Eyre al mezzod del Trent, e Cancelliere della Universit di Cambridge. N al popolo pareva egli immeritevole della sua altissima fortuna. Aveva aspetto assai leggiadro ed affabile, carattere dolce, modi gentili e cortesi. Quantunque fosse un libertino, acquist lo affetto de' Puritani. Quantunque si sapesse da tutti ch'egli era stato partecipe del secreto della vergognosa aggressione contro Sir Giovanni Coventry, il partito patriottico pose facilmente tutto in dimenticanza.
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Perfino gli austeri moralisti confessavano, che in una Corte come quella, non poteva aspettarsi rigorosa fedelt conjugale da un uomo, che mentre era fanciullo, era stato sposato ad una bambina. Anche i patriotti volentieri scusavano un caparbio giovinetto, che aveva voluto punire con immoderata vendetta un insulto fatto al proprio genitore. La macchia di cotesti amori e risse notturne venne presto cancellata da fatti onorevoli. Allorquando Carlo e Luigi accomunarono le forze loro contro la Olanda, Monmouth comandava le milizie ausiliari inglesi spedite sul continente, e fece prova di valoroso soldato e d'ufficiale non privo di senno. Ritornato in patria, divenne l'uomo pi popolare del Regno.
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Nulla gli mancava fuori che la Corona, alla quale non pareva ch'ei non potesse in alcun modo arrivare. La distinzione che con assai poco giudizio era stata fatta tra lui e i pi grandi Nobili, aveva prodotti pessimi effetti. Da fanciullo, era stato invitato a tenere il cappello in capo nella sala del trono, mentre Howards e Seymours gli stavano accanto col capo scoperto. Alla morte di principi stranieri, aveva indossata, in segno di lutto, la veste purpurea: segno che nessun altro suddito, tranne il Duca di York e il Principe Rupert, avevano licenza di portare. Era naturale che simiglianti cose lo inducessero a considerarsi come Principe legittimo della famiglia degli Stuardi.
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Carlo, anche nella et matura, giaceva immerso ne' piaceri, e curavasi poco della propria dignit. Appena reputavano incredibile che a venti anni avesse segretamente sposata con tutte le forme una donna, che avendolo ammaliato con la propria belt, non gli s'era voluta dare ad altri patti. Mentre Monmouth era ancora fanciullo, e mentre il Duca di York era creduto ancora protestante, era corsa voce per tutto il paese, ed anche in certi crocchi che avrebbero dovuto averne certa notizia, che il Re aveva fatta sua moglie Lucia Walters, e che, qualora qualcuno ne avesse diritto, il figlio di lei sarebbe Principe di Galles. Si chiacchier molto intorno ad una certa cassetta nera, la quale, secondo la credenza popolare, conteneva il contratto maritale.
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Questa frivola storiella divenne importantissima appena Monmouth fu ritornato dai Paesi Bassi con alta riputazione di valore e condotta, ed appena si seppe che il Duca di York era membro d'una Chiesa detestata dalla maggior parte della nazione. A favore di essa non eravi la minima prova; contro essa vi era la solenne dichiarazione del Re, fatta innanzi il suo Consiglio, e per suo comandamento comunicata al popolo. Ma la moltitudine, sempre vaga d'avventure romanzesche, inghiott agevolmente la storiella de' segreti sponsali e della cassetta nera.
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Alcuni capi della opposizione operarono in questo fatto come avevano gi operato rispetto alla pi odiosa favola di Oates, e sostennero una novella che avrebbero dovuto spregiare. Lo interesse che il popolo poneva in colui che veniva reputato il campione della vera fede, e lo erede legittimo del trono inglese, venne tenuto desto con ogni artificio. Quando Monmouth giunse in Londra verso mezzanotte, i magistrati comandarono alle scolte che proclamassero il lieto evento per tutte le vie della citt: le genti saltarono gi da' loro letti: si accesero fuochi di gioia; le finestre s'illuminarono; s'apersero le chiese, e tutte le campane suonarono a festa.
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Quando viaggiava, era in ogni parte ricevuto con pompa non minore, e con assai maggiore entusiasmo di quello con cui erano stati accolti i Re procedenti in mezzo al reame. Veniva di casa in casa scortato da lunghe cavalcate di gentiluomini e borghesi armati. Dalle citt uscivano le intere popolazioni a riceverlo. Gli elettori si affollavano d'intorno a profferirgli i loro voti. Egli spinse tanto alto le sue pretese, che non solo mise nell'arme di sua famiglia i leoni d'Inghilterra e i gigli di Francia senza il bastone sinistro, sotto il quale, secondo le leggi del blasone, vengono posti in segno della sua nascita illegittima; ma rischiossi di toccare gli ammalati della malattia regia.
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Nel tempo stesso, adoperava le arti tutte che valgono a conciliare lo amore della moltitudine. Teneva al fonte battesimale i figliuoli de' contadini, mescolavasi ai loro rustici sollazzi, lottava, giuocava al bastone a due punte, e vinceva provandosi nelle corse pedestri, egli calzato di stivali contro altri calzati di scarpe.
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E' curiosissima circostanza, che in due delle pi grandi occasioni della nostra storia, i capi del partito protestante cadessero nel medesimo errore, e con esso ponessero a grave pericolo la propria patria e religione. Alla morte di Eduardo Sesto, opposero Lady Giovanna senza alcuna apparenza di diritto di nascita, non solo a Maria loro nemica, ma ad Elisabetta, ch'era la vera speranza dell'Inghilterra e della Riforma. Per i pi rispettabili protestanti, con Elisabetta a loro capo, furono costretti a fare causa comune coi papisti.
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Nello stesso modo, centotrent'anni dopo, parte dell'opposizione ponendo Monmouth come pretendente alla Corona, aggredivano il diritto non solo di Giacomo, che era da essi giustamente considerato quale implacabile nemico della fede e delle libert loro; ma anche del Principe e della Principessa d'Orange, i quali venivano singolarmente segnati a dito, e per la situazione e per le qualit personali loro, come difensori di tutti i liberi governi e di tutte le Chiese riformate.
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In pochi anni, la insania di siffatto procedere divenne manifesta. Ma allora gran parte del potere dell'opposizione consisteva nella popolarit di Monmouth. Le elezioni riuscirono avverse alla Corte; il giorno stabilito per l'adunanza delle Camere appressavasi: era, dunque, mestieri che il Re scegliesse la condotta da tenere. Coloro che lo consigliavano, scoprirono i primi lievi segni d'un mutamento nel pubblico sentire, e sperarono che, soltanto differendo a miglior tempo il conflitto, Carlo otterrebbe sicura vittoria. Egli, quindi, senza n anche chiedere l'opinione del Consiglio de' Trenta, decise di prorogare il nuovo Parlamento innanzi che cominciasse i suoi lavori. Intanto, al Duca di York, che era ritornato da Brusselles, fu fatto comandamento di ritirarsi in Iscozia, e fu messo a capo dell'amministrazione di quel Regno.
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Il sistema di Governo fatto da Temple venne manifestamente abbandonato, e subito posto in dimenticanza. Il Consiglio Privato torn ad essere ci che, era gi stato. Shaftesbury e i suoi fautori politici rinunziarono ai loro seggi in Consiglio. Lo stesso Temple, siccome aveva costume di fare ne' tempi torbidi, si ritir nella quiete del suo giardino e nella sua biblioteca. Essex lasci il Tesoro, e volle correre le sorti dell'opposizione.
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Ma Halifax, infastidito e temente la violenza de' suoi vecchi colleghi, e Sunderland, che non abbandonava mai il posto finch poteva starci, rimasero a' servigi del Re.
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A cagione delle rinunzie che seguirono in questa occasione, la via che conduceva alla grandezza fu lasciata aperta ad una nuova torma di aspiranti. Due uomini di Stato, i quali poscia conseguirono la maggiore altezza cui possa giungere un suddito inglese, cominciarono a richiamare a s gli occhi di tutti. Avevano nome Lorenzo Hyde e Sidney Godolphin.
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50. Lorenzo Hyde.
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Lorenzo Hyde era secondo figlio del Cancelliere Clarendon, e fratello della prima Duchessa di York. Aveva doti eccellenti, rese migliori dalla esperienza parlamentare e diplomatica; ma le infermit della sua tempra scemavano molto la forza naturale di quelle doti. Per quanto fosse assuefatto a' negoziati diplomatici e agli usi di Corte, non impar mai l'arte di governare o nascondere le proprie emozioni.
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Nella prosperit era insolente e vanaglorioso: appena riceveva un colpo dall'avversa fortuna, sapeva cos poco dissimulare il cordoglio, che i suoi nemici maggiormente trionfavano: piccolissime provocazioni bastavano ad accendergli l'ira nel cuore; e mentre era incollerito, diceva amarissime cose, che, appena calmato, dimenticava, ma che gli altri tenevano lungamente scolpite nella memoria. Per isvegliatezza e acutezza di mente, ei sarebbe diventato un profondo uomo d'affari, ove non fosse stato troppo fiducioso di s ed impaziente.
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I suoi scritti provano ch'egli aveva molti de' requisiti che formano un oratore; ma la irritabilit gli impediva di rendersi giustizia nelle discussioni: avvegnach nulla fosse tanto facile quanto lo incitarlo all'ira; ed appena in preda alle passioni, diventava il zimbello di oppositori molto meno capaci di lui.
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Dissimile da' moltissimi politici di quel tempo, egli era uomo di parte, coerente a s stesso, burbero, astioso; era un Cavaliere della vecchia scuola, un ardente campione della Corona e della Chiesa, e odiava i Repubblicani e i non-conformisti. Aveva, quindi, moltissimi proseliti. Il clero, in ispecie, lo considerava come l'uomo suo proprio, ed accordava alle debolezze di lui una indulgenza, che, a dir vero, gli faceva mestieri; imperciocch abbandonavasi al bere, e ogni qualvolta trascorreva alla collera - e ci accadeva assai spesso, - bestemmiava come un vetturino.
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Egli succede ad Essex nell'ufficio di Tesoriere. E' d'uopo notare, che il posto di Primo Lord del Tesoro non aveva allora la importanza e dignit che ha nei tempi nostri. Ogni qualvolta eravi un Lord Tesoriere, egli era generalmente anche Primo Ministro; ma quando il bianco bastone era affidato ad una commissione, il capo commissario non aveva il grado di Segretario di Stato. Solo ai tempi di Walpole, il Primo Lord del Tesoro venne considerato come capo del potere esecutivo.
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51. Sidney Godolphin.
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Godolphin era stato educato fra i paggi di Whitehall, e fino da' suoi teneri anni aveva acquistata tutta la flessibilit e la padronanza di s, proprie d'un cortigiano. Era amante del lavoro, di mente lucida, e profondamente versato nelle minuzie della finanza. Ogni Governo, quindi, lo speriment utile servitore; e non era nulla nelle opinioni o nel carattere di lui, che gli impedisse di servire a qualsifosse Governo. "Sidney Godolphin," diceva Carlo, "non  mai fra mezzo alla via, e mai fuori di via." Questa pungente osservazione spiega mirabilmente la straordinaria riuscita di Godolphin nel mondo.
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In diversi tempi, oper in compagnia di ambedue i grandi partiti politici; ma non partecip mai alle passioni di nessuno di quelli. Come gli uomini d'indole cauta e di prospera ventura, inchinava fortemente a sostener le cose esistenti. Aborriva dalle rivoluzioni, e per la ragione medesima dalle controrivoluzioni.
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Aveva contegno notevolmente grave e riserbato, ma gusti bassi e frivoli; e spendeva tutto il tempo che gli rimaneva libero dalle pubbliche faccende, nelle corse, nel giuoco delle carte, e ne' combattimenti de' galli. Adesso sedeva, sotto Rochester, nell'ufficio del Tesoro, dove si rese notevole per assiduit ed intelligenza.
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Innanzi che il nuovo Parlamento si fosse lasciato radunare per il disbrigo degli affari, scorse un anno intiero; anno pieno di eventi, che nella lingua e ne' costumi nostri ha lasciato incancellabili vestigi. Mai prima d'allora le controversie politiche avevano proceduto con pari libert; mai prima d'allora i circoli politici erano esistiti con organizzazione tanto elaborata, o con tanto formidabile influenza.
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La sola questione dell'Esclusione occupava le menti di tutti. Tutta la stampa e i pergami del reame presero parte al conflitto. Da un lato, sostenevasi che la Costituzione e la Religione dello Stato non sarebbero mai sicure sotto un re papista; dall'altro lato, che il diritto di Giacomo alla Corona derivava da Dio, e non poteva essere annullato n anche dal consenso dell'intero corpo legislativo.
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52. Violenza delle fazioni per la legge d'Esclusione.
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Ogni contea, ogni citt, ogni famiglia, era in grande agitazione. Le cortesie e le ospitalit de' vicini rimanevano interrotte. I pi cari vincoli d'amicizia e di sangue erano indeboliti o rotti. Perfino gli scolari erano divisi in parti; e il Duca di York e il Conte di Shaftesbury avevano partigiani zelanti in Westminster ed Eaton. I teatri risuonavano de' clamori delle avverse fazioni. La Papessa Giovanna fu messa sulle scene dai fervidi protestanti.
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I poeti pensionati empivano i prologhi e gli epiloghi di elogi al Re e al Duca. I malcontenti assediavano il trono con petizioni, chiedendo la subita convocazione del Parlamento. I realisti mandavano indirizzi, significando lo estremo aborrimento contro tutti coloro che presumessero imporre al sovrano.
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I cittadini di Londra raccoglievansi a diecine di migliaia, onde bruciare il papa in effigie. Il Governo appost coorti di cavalleria a Temple Bar, e colloc le artiglierie attorno Whitehall. In quell'anno, la nostra lingua si arricch di due parole, mob e sham. Mob vale a dire folla, e Johnson la fa derivare dalla voce latina mobile. Sham, secondo lo stesso scrittore deriva dal vocabolo gallese shommi, significa inganno, impostura. notevoli ricordi d'una stagione di tumulti e d'impostura.
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53. Nomi di Whig e Tory.
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Gli avversari della Corte erano chiamati Birminghams, Petizionisti, Esclusionisti. I partigiani del Re dicevansi Anti-Birminghams, Aborrenti, Tantivies. Siffatti vocaboli presto caddero in disuso: ma in quel tempo furono primamente uditi due soprannomi, i quali, comecch in origine si proferissero ad insulto, vennero poco dopo assunti con orgoglio, sono tuttavia d'uso giornaliero, si sono estesi con la razza inglese, e dureranno quanto la inglese letteratura. E' circostanza curiosa come uno di cotesti soprannomi fosse d'origine scozzese, ed irlandese l'altro.
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In Iscozia, come in Irlanda, il cattivo Governo aveva fatto nascere bande di uomini disperati, la ferocia dei quali era accresciuta dallo entusiasmo religioso. In Iscozia, parecchi dei Convenzionisti perseguitati, resi frenetici dall'oppressione, avevano poco innanzi assassinato il Primate, prese le armi contro il Governo, riportato qualche vantaggio contro le forze regie; e non erano stati domati fino a che Monmouth, a capo di alcune milizie d'Inghilterra, gli aveva rotti a Bothwell Bridge.
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Questi zelanti erano numerosissimi fra i rustici delle pianure occidentali, e volgarmente venivano chiamati Whig. Cos il nome di Whig, dato ai presbiteriani zelanti di Scozia, venne applicato a quei politici inglesi che mostravansi disposti ad avversare la Corte, ed a trattare con indulgenza i protestanti non-conformisti. Nel tempo stesso, le maremme dell'Irlanda apprestavano rifugio ai papisti banditi; simili molto a coloro che poscia si dissero Whiteboys. Cotesti uomini allora chiamavansi Tory. Il nome di Tory venne perci apposto a quegli Inglesi che ricusavano di cooperare ad escludere dal trono un Principe cattolico romano.
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La rabbia delle fazioni ostili sarebbe stata abbastanza violenta, quand'anco si fosse lasciata operare da s. Ma fu studiosamente esasperata dal comune nemico. Luigi seguitava a comperare e lusingare in un tempo la Corte e la opposizione. Esortava Carlo a tener fermo; esortava Giacomo ad accendere la guerra civile nella Scozia: esortava i Whig a non desistere, ed a riposare con fiducia sopra la protezione della Francia.
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Fra mezzo a tanta agitazione, un occhio giudizioso si sarebbe potuto accorgere come la pubblica opinione venisse a poco a poco cangiando. La persecuzione de' Cattolici romani continuava; ma le convinzioni non erano pi in uso. Una nuova genia di falsi testimoni, tra' quali il pi notevole era un ribaldo chiamato Dangerfield, infestava i tribunali.
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Ma le storielle di costoro, bench fossero meglio congegnate di quella d'Oates, erano meno credute. I giurati pi non erano corrivi a prestar fede, come lo erano stati durante il timore panico che aveva tenuto dietro allo assassinio di Godfrey; e i giudici, i quali, mentre la frenesia popolare era giunta al massimo grado erano stati ossequiosissimi strumenti di quella, arrischiavansi adesso a palesare in parte le proprie opinioni.
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54. Adunanza del Parlamento; la Legge d'Esclusione  approvata dalla Camera dei Comuni.
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Finalmente, nell'ottobre del 1680, adunossi il Parlamento. I Whig avevano una cos grande maggioranza nella Camera dei Comuni, che la Legge d'Esclusione pass senza difficolt. Il Re appena sapeva quali fossero i membri del suo Gabinetto, de' quali potesse far conto. Hyde era rimasto fedele alle sue opinioni di Tory, ed aveva fermamente sostenuta la causa della monarchia ereditaria. Ma Godolphin, desideroso di tranquillit, e credendo di non poterla ottenere se non se per mezzo della concessione, desiderava che la legge passasse.
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Sunderland, sempre perfido e poco veggente, inetto a scernere i segni della reazione che s'appressava, ed ansioso di riconciliarsi al partito che a lui pareva invincibile, deliber di votare contro la Corte. La Duchessa di Portsmouth supplicava il suo reale amante a non correre diritto alla propria rovina. Se v'era cosa intorno alla quale egli avesse scrupolo di coscienza e d'onore, ella era la questione della successione: ma per alcuni giorni e' parve volesse cedere.
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Ondeggiava, e chiedeva quale somma di danari i Comuni gli darebbero se egli cedesse; e permise che si aprissero negoziati coi principali Whig. Ma la profonda vicendevole diffidenza, che era venuta sempre crescendo, ed era stata con grande studio alimentata dalle arti della Francia, rese impossibile ogni trattato. Nessuna delle parti voleva affidarsi all'altra.
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55. E' rigettata da quella dei Lordi; Stafford  giustiziato.
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La intera nazione, con ansia indicibile, teneva l'occhio fisso alla Camera de' Lordi. La congrega de' Pari era numerosa.
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Il Re stesso era l presente. Le discussioni furono lunghe, ardenti, e di quando in quando furiose. Parecchi recarono la mano all'elsa della propria spada, in modo da richiamare alla memoria la immagine de' procellosi Parlamenti di Enrico Terzo e di Riccardo Secondo. A Shaftesbury e ad Essex si congiunse il perfido Sunderland. Ma il genio di Halifax vinse ogni opposizione. .
Abbandonato da' principali fra' suoi colleghi, ed avversato da una falange di insigni antagonisti, difese la causa del Duca di York con parecchie orazioni, le quali, molti anni dipoi erano rammentate come capolavori di ragionamento, di brio e d'eloquenza. Rade volte avviene che l'arte oratoria cangi i voti: eppure, il testimonio de' contemporanei non lascia dubbio nessuno che, in cotesta occasione, i voti cangiaronsi merc l'arte oratoria di Halifax.
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I Vescovi, fedeli alle proprie dottrine, sostennero il principio del diritto ereditario, e la legge venne rigettata a gran maggioranza di voti.
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Uno de' Pari che trovavasi presente, ha descritto lo effetto della eloquenza di Halifax con parole che io riporter, perocch, quantunque siano da lungo tempo a stampa, sono probabilmente conosciute da pochi anche fra i pi curiosi e diligenti lettori della storia:
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"I nemici del Duca che sostenevano la legge, erano uomini eloquentissimi e forniti di egregie doti: ma sorse ad oppugnarla un nobile Lord, il quale, quel giorno, per vigoria di parola, per ragioni, per argomenti tratti da ci che potesse concernere gl'interessi pubblici e privati degli uomini, per onore, coscienza, grado, super se stesso ed ogni altro; e finalmente rimase vittorioso, abbattendo lo spirito e la malizia della parte avversa."
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Questo brano  tratto da una Memoria di Enrico Conte di Pietroburgo, in un volume intitolato "Brevi Genealogie di Roberto Halstead", in folio, 1685. Il nome di Halstead  fittizio. I veri autori furono il Conte di Pietroburgo stesso, e il suo cappellano. Questo libro  estremamente raro. Ne furono stampati soli ventiquattro esemplari: due de' quali ora si trovano nel Museo Britannico; uno apparteneva a Giorgio Quarto; l'altro al signor Grenville.
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La parte che preponderava nella Camera de' Comuni, amaramente umiliata da cotesta sconfitta, trov qualche compenso spargendo il sangue de' Cattolici romani. Guglielmo Howard, visconte Stafford, uno degli infelici gi accusati come complici della congiura, fu condotto al tribunale de' suoi pari; e sullo attestato di Oates e di due altri falsi testimoni, Dugdale e Turberville, fu giudicato colpevole di alto tradimento, e dannato a morire. Ma le circostanze del suo processo e della sua morte avrebbero dovuto essere d'utile ammonimento ai capi de' Whig.
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Una grande e rispettabile minoranza nella Camera de' Lordi lo dichiar non reo. La moltitudine, che pochi mesi innanzi aveva ricevute le estreme confessioni delle vittime di Oates con esecrazione e scherno, ora diceva a voce alta che Stafford moriva assassinato. Quando egli col suo ultimo respiro protest della propria innocenza, gli astanti gridavano: "Dio vi benedica, Milord! Noi vi crediamo, Milord." Un osservatore giudicioso avrebbe potuto agevolmente predire, che il sangue che allora versavasi, tra breve tempo verrebbe espiato dal sangue.
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56. Elezione generale del 1681.
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Il Re deliber di provare un'altra volta lo espediente di sciogliere il Parlamento. Ne convoc un altro, che doveva radunarsi in Oxford nel marzo 1681. Dai giorni de' Plantageneti in poi, le Camere avevano sempre tenute le loro sessioni in Westminster, tranne ne' tempi in cui la peste infuriava nella metropoli; ma una congiuntura cos straordinaria sembrava richiedere straordinarie cautele. Se il Parlamento si fosse ragunato nel luogo consueto, la Camera de' Comuni si sarebbe potuta dichiarare in permanenza, ed avrebbe invocato l'aiuto de' magistrati e de' cittadini di Londra.
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Le milizie civiche avrebbero potuto sorgere a difendere Shaftesbury, come quaranta anni avanti erano sorte a difendere Pym e Hampden. Le guardie avrebbero potuto essere vinte, la reggia forzata, il Re prigioniero nelle mani de' suoi sudditi ribelli. Tale pericolo non era da temersi in Oxford. La universit era devota alla Corona; e i gentiluomini delle vicinanze erano generalmente Tory. Quivi, dunque, la opposizione, pi che il Re, aveva ragione di temere la violenza.
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Le elezioni furono subietto di ardenti contrasti. I Whig tuttavia formavano la maggioranza nella Camera de' Comuni; ma era manifesto che lo spirito Tory veniva celeremente sorgendo in tutto il paese. E' parrebbe che il sagace e versatile Shaftesbury avesse dovuto prevedere il cangiarsi de' tempi, ed assentire ai patti offerti dalla Corte; ma sembra che avesse posta in dimenticanza la sua antica strategia.
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Invece di provvedere in guisa, che, nel peggiore evento, egli avesse sicura la propria ritirata, prese tale una posizione, che gli era forza o vincere o perire. Forse il suo cervello, comunque fortissimo, era stato travolto dalla popolarit, dal successo e dallo eccitamento del conflitto. Forse aveva dato di sprone al proprio partito tanto, da non poterlo pi dominare, ed era veramente trascinato da coloro che egli sembrava condurre.
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57. Parlamento convocato in Oxford e disciolto; Reazione de' Tory.
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Giunse il gran giorno. L'adunanza d'Oxford somigliava pi presto ad una Dieta polacca, che a un Parlamento inglese. I rappresentanti Whig apparvero scortati da gran numero de' loro affittuari e servitori, in armi e montati a cavallo, i quali scambiavano sguardi di diffidenza con le guardie regie. La pi lieve provocazione, in cosiffatte circostanze, avrebbe prodotta la guerra civile; ma nessuna delle due parti si attent di dare il primo colpo. Il Re di nuovo offerse di consentire ogni cosa, fuorch la Legge d'Esclusione. I Comuni erano deliberati di non accettare null'altro che la Legge d'Esclusione. Dopo pochi giorni, il Parlamento fu nuovamente disciolto.
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Il Re aveva trionfato. La Reazione, che era incominciata alcuni mesi innanzi che s'adunassero le Camere in Oxford, si accrebbe rapidamente. La nazione, a dir vero, rimaneva sempre ostile al papismo: ma quando i cittadini richiamarono ad esame tutta la storia della congiura, si accorsero come il loro zelo protestante gli avesse fatti trascorrere alla demenza e al delitto, e appena potevano credere d'essere stati spinti da alcune novelle da balia a gridare al sangue de' loro concittadini e fratelli cristiani. E davvero, i pi leali non potevano negare che l'amministrazione di Carlo fosse spesse volte stata degna di biasimo.
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Ma coloro che non conoscevano pienamente come noi le relazioni di lui con la Francia, e che aborrivano dalle violenze dei Whig, enumeravano le ampie concessioni da lui fatte negli ultimi anni al Parlamento, e le concessioni anche pi ampie che avea dichiarato di voler fare. Aveva assentito alle leggi che escludevano i Cattolici Romani dalla Camera de' Lordi, dal Consiglio Privato, e dagli uffici civili e militari. Aveva approvato l'Atto dell'Habeas Corpus.
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Se non s'erano per anche fatti provvedimenti contro i pericoli ai quali la Costituzione e la Chiesa potevano essere esposte sotto un Sovrano cattolico romano, la colpa non era di Carlo, che aveva invitato il Parlamento a proporre le opportune guarentigie, ma di quei Whig i quali avevano ricusato di aderire a qualunque provvisione da sostituirsi alla Legge d'Esclusione.
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Una sola cosa aveva il Re negata al suo popolo. Aveva ricusato di annullare il diritto ereditario del fratello. E non v'erano buone ragioni a credere che tale rifiuto nascesse da sentimenti lodevoli? Di quale motivo d'egoismo poteva la stessa fazione addebitare l'animo del Re? La Legge d'Esclusione non iscemava le prerogative n le entrate del Principe regnante. Veramente, approvandola, avrebbe potuto facilmente ottenere un ampio accrescimento alle sue proprie rendite. E che poteva ci importare a colui che regnasse dopo? Inoltre, se Carlo aveva predilezioni personali, tutti sapevano ch'egli prediligeva il Duca di Monmouth sopra il Duca di York.
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E per, il modo pi naturale di spiegare la condotta del Re sembrava essere che, comunque ei fosse d'indole spensierata e di bassa morale, aveva, in quell'occasione, operato secondo gl'impulsi del dovere e dell'onore. E se era cos, poteva la nazione costringerlo a fare ci ch'egli reputava criminoso e disonorevole? Violentargli, anche con mezzi strettamente costituzionali, la coscienza, ai realisti zelanti sembrava atto poco generoso ed indebito. Ma i mezzi strettamente costituzionali non erano i soli ai quali i Whig volevano appigliarsi.
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Vedevansi gi segni tali, che facevano presagire lo avvicinarsi di grandi perturbazioni. Uomini che nel tempo della guerra civile e della Repubblica avevano acquistata odiosa rinomanza, erano usciti fuori dalla oscurit, in cui, dopo la Restaurazione, giacevano nascosti onde sottrarsi all'odio universale; mostravano i loro visi fidenti ed affaccendati in ogni dove, e sembravano anticipare un secondo regno de' Santocchi. Un altro Naseby, un'altra Alta Corte di Giustizia, un altro usurpatore sul trono, i Lordi nuovamente espulsi a forza da' loro seggi, le Universit di nuovo purgate, la Chiesa nuovamente saccheggiata e perseguitata, i Puritani di nuovo dominanti: a tali conseguenze sembrava tendere la politica disperata della opposizione.
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Animata da cotesti sentimenti, la maggioranza delle alte classi e delle medie affrettossi a porsi dalla parte del trono. La situazione del Re in questo tempo rendeva immagine di quella del padre suo, dopo che era stata votata la Rimostranza. Ma alla Reazione del 1641 non s'era lasciata correre intera la sua via. Carlo Primo, nel momento stesso in cui il suo popolo, lungo tempo da lui allontanato, ritornava a lui disposto alla conciliazione, aveva, violando perfidamente le leggi fondamentali del reame, perduto per sempre la fiducia di quello.
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Se Carlo Secondo si fosse gettato nella medesima via, se avesse imprigionati in modo irregolare i capi dei Whig, e gli avesse accusati d'alto tradimento innanzi ad un tribunale privo di giurisdizione legale sopra loro,  molto probabile che questi avrebbero speditamente riacquistato il predominio che avevano gi perduto. Avventuratamente per lui, in cotesta crisi, venne indotto ad attenersi ad una politica che, rispetto ai suoi fini, era singolarmente giudiziosa. Deliber di conformarsi alla legge, ma usare nel tempo stesso energicamente ed inesorabilmente la legge contro i suoi avversari. Non era tenuto a convocare il Parlamento avanti che fossero scorsi tre anni.
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Non aveva grande penuria di danaro. Il prodotto delle tasse, che gli era stato concesso a vita, eccedeva l'estimo. Era in pace con tutto il mondo. Poteva scemare le proprie spese rinunziando al costoso ed inutile stabilimento di Tangeri; e poteva sperare sussidii pecuniari dalla Francia. Gli rimanevano, quindi, tempo e mezzi molti onde aggredire sistematicamente l'opposizione sotto le forme della Costituzione. I giudici erano amovibili ad arbitrio di lui; i giurati erano nominati dagli Sceriffi; e in quasi tutte le Contee dell'Inghilterra gli Sceriffi erano nominati dal Re. Testimoni, della specie di quelli che avevano deposto contro la vita de' Papisti, erano pronti a deporre contro quella de' Whig.
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58. Persecuzione de' Whig.
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La prima vittima fu College, violento e clamoroso demagogo, di vili natali e di bassa educazione. Faceva il mestiere di falegname, e divenne celebre come inventore del correggiato protestante. Di ci si fa memoria in un'opera curiosa intitolata: Ragguaglio della solenne comparsa fatta a Roma gli otto di gennaio 1687 dall'illustrissimo ed eccellentissimo signor conte di Castlemaine.
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Era stato in Oxford mentre eravi ragunato il Parlamento, e lo avevano accusato di avere ordito una insurrezione ed aggressione contro le guardie del Re. Contro di lui testificarono Dugdale e Turberville; gli stessi infami uomini i quali, pochi mesi innanzi, erano stati falsi testimoni contro Stafford. Non era probabile che alcuno Esclusionista trovasse favore al cospetto de' giurati di provincia. College fu dichiarato reo.
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La folla che riempiva la sala del tribunale in Oxford, ricev l'annunzio della condanna con gridi di gioia; gridi tanto barbari, quanto quelli che egli e i suoi amici avevano costume di mandare quando gl'innocenti papisti venivano dannati alla forca. La sua morte fu l'inizio di un nuovo macello giuridico, non meno atroce di quello al quale egli stesso aveva partecipato.
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Il Governo, reso audace da questa prima vittoria, intese a colpire, un nemico di specie differentissima. Deliber di processare Shaftesbury. Si raccolsero prove, con che speravasi convincerlo di tradimento. Ma i fatti ch'era d'uopo provare, vennero prodotti come avvenuti in Londra. Gli Sceriffi di Londra, eletti dai cittadini, erano Whig zelanti. Costoro nominarono giurati Whig; i quali rigettarono l'accusa.
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59. Confisca dello Statuto della Citt; Congiure dei Whig.
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Questa sconfitta, invece di scoraggiare i Consiglieri del Re, sugger loro un disegno nuovo ed ardito. Poich lo Statuto Municipale della capitale era d'inciampo, era necessario annullarlo. Pretesero quindi che la citt di Londra avesse, a cagione di alcune irregolarit, perduti i suoi privilegi municipali; e fu intentato un processo contro il Municipio nella Corte del Banco del Re. Nel tempo stesso, quelle leggi che, subito dopo la Restaurazione, eransi promulgate contro i non-conformisti, e che eransi lasciate inattive mentre preponderavano i Whig, vennero rigorosissimamente attuate per tutto il Regno.
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Nonostante, lo spirito de' Whig non era domo. Quantunque fossero in tristi condizioni, formavano tuttavia un partito numeroso e potente; e come si mostravano forti nelle grandi citt, e massimamente nella metropoli, facevano rumore e sembianza pi di quanto ne comportava la loro forza positiva. Inanimiti dalla rimembranza dei passati trionfi, e dal sentimento della oppressione presente, esageravano e la forza e i danni propri. Non erano in istato di giudicare se le cose fossero giunte a quegli estremi che soli possono giustificare l'uso d'un rimedio cos violento, come  la resistenza ad un Governo stabilito.
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Per quanti sospetti potessero essi aver concepiti, non potevano provare che il loro Sovrano aveva concluso un trattato con la Francia contro la religione e le libert dell'Inghilterra. Le apparenze non erano bastevoli a giustificare il ricorso alla spada. Se la Legge d'Esclusione era stata rigettata, ci avevano fatto i Lordi nello esercizio di un diritto antico quanto la Costituzione. Se il Re aveva sciolto il Parlamento di Oxford, aveva cos operato per virt di una prerogativa che non era stata mai messa in dubbio. Se la Corte, dopo il riferito scioglimento, era trascorsa ad atti duri, tali atti erano strettamente conformi alla lettera della legge, ed alla recente pratica degli stessi malcontenti.
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Se il Re aveva perseguitati i suoi avversari, gli aveva perseguitati secondo le forme debite innanzi ai debiti tribunali. Le prove che ora producevansi a pro della Corona, erano almeno meritevoli di fede quanto quelle per virt delle quali il pi nobile sangue inglese era stato, poco innanzi, versato dalla opposizione. Il modo onde un Whig accusato ora doveva aspettarsi d'essere trattato da giudici, avvocati, sceriffi, giurati e spettatori, non era peggiore di quello che i Whig avevano reputato abbastanza buono per un accusato papista.
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Se erasi proceduto contro i privilegi della citt di Londra, ci era seguito non per violenza militare, o per virt di alcun contrastabile esercizio della prerogativa, ma secondo la pratica regolare di Westminster Hall. La regia autorit non aveva imposto nessuna tassa. Nessuna legge era sospesa. L'Atto dell'Habeas Corpus era rispettato. Perfino l'Atto di Prova era in vigore. La opposizione, dunque, non poteva addebitare al Re quella specie di mal governo che solo potrebbe giustificare la insurrezione.
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E quando anche il suo mal governo fosse stato pi visibile di quello che appariva, la insurrezione sarebbe anche stata criminosa, come quella che era quasi sicura di esito non prospero. La situazione dei Whig nel 1682 differiva grandemente da quella delle Teste-Rotonde quaranta anni prima. Coloro che avevano prese le armi contro Carlo Primo, avevano operato sotto l'autorit di un Parlamento, il quale, legalmente adunato, non poteva, senza il proprio consenso, essere legalmente sciolto. Gli oppositori di Carlo Secondo erano uomini privati. Quasi tutti i mezzi militari e navali erano nelle mani di coloro che resisterono a Carlo Primo.
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Tutti i mezzi militari e navali erano nelle mani di Carlo Secondo. La Camera de' Comuni era stata sostenuta almeno da mezza la nazione contro Carlo Primo. Ma coloro che inchinavano a guerreggiare contro Carlo Secondo, erano certamente in minoranza. E per, non poteva ragionevolmente dubitarsi, che qualora essi tentassero una insurrezione, fallirebbero. E anche meno poteva dubitarsi che il mal esito della impresa rendesse pi duri i mali di cui menavano lamento.
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La vera politica de' Whig era quella di sobbarcarsi pazienti all'avversit che era conseguenza naturale e giusto castigo de' loro errori; di aspettare pazientemente fino al tempo in cui il pubblico sentire si sarebbe, con inevitabile vicenda, cangiato; di osservare la legge, e di giovarsi della protezione, imperfetta s, ma non affatto futile, che la legge apprestava alla innocenza. Sventuratamente, presero una via molto diversa.
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I capi del partito, scevri di scrupoli e caldi di cervello, formavano e discutevano disegni di resistenza, ed erano ascoltati se non con approvazione, almeno con segni d'acquiescenza, da uomini molto migliori di loro. Proposero di insorgere ad un tempo in Londra, in Cheshire, in Bristol e in Newcastle. Aprirono comunicazioni coi malcontenti presbiteriani di Scozia, i quali pativano una tirannia, quale l'Inghilterra, in tempi pessimi, non aveva mai patita.
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Mentre i principali della opposizione in tal guisa architettavano la ribellione aperta, ma erano tuttavia da scrupoli o da paura ritenuti dal fare alcun passo decisivo, parecchi dei loro complici ordivano una trama di specie differentissima. A questi spiriti feroci, non infrenati da principio alcuno, o resi insani dal fanatismo, e' pareva che agguatare ed assassinare il Re e il fratello fosse la via pi breve e sicura di vendicare la religione protestante e le libert della Inghilterra.
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Indicarono il tempo e il luogo; e spesso discutevano, se pure non gli avevano definitivamente ordinati, intorno ai particolari del macello. Questo disegno era noto a pochi, e nascosto con gran cura a Russell, spirito probo ed umano; e a Monmouth, il quale, quantunque non fosse uomo di delicata coscienza, avrebbe aborrito dal parricidio. In tal modo, v'erano due congiure, una dentro l'altra. Lo scopo della grande congiura Whig, era quello di chiamare la nazione alle armi contro il Governo. La congiura minore, comunemente detta la congiura di Rye house, della quale soli pochi disperati uomini erano partecipi, aveva lo scopo di assassinare il Re e il suo erede presuntivo.
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60. Scoperta di tali congiure; severit del Governo.
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Ambedue vennero tosto scoperte. Alcuni traditori codardi affrettaronsi a porsi in salvo divulgando tutto, e, pi che tutto, ci che era seguito nelle deliberazioni del partito. Non  luogo a dubitare, che pochi di coloro che meditavano di fare resistenza al Governo, volgessero in mente il pensiero dell'assassinio; ma poich le due cospirazioni erano strettamente connesse, non torn difficile al Governo confonderle in una. La giusta indignazione suscitata dalla congiura di Rye house, fu rivolta per alcun tempo a tutti i Whig.
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Il Re ormai poteva liberamente vendicarsi di tanti anni di freno e di umiliazione. Shaftesbury, a dir vero, aveva schivato il destino di che per la sua multiforme perfidia era bene meritevole. Essendosi accorto che il suo partito correva a rovina, ed invano studiato di pacificarsi agli augusti principi, era fuggito in Olanda; dove mor sotto la generosa protezione d'un Governo da lui crudelmente oltraggiato.
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Monmouth si gett ai piedi del padre, ed ottenne perdono; ma tornato presto ad offenderlo, reput prudente andare in volontario esilio. Essex si uccise nella Torre. Russell, che pare non essere stato reo di alto tradimento, e Sidney, della cui reit non si poterono produrre prove legali, furono decapitati contro legge e giustizia. Russell mor con la fermezza d'animo d'un cristiano; Sidney con quella d'uno stoico. Parecchi altri politici faccendieri d'inferiore condizione furono dannati alle galere.
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Molti abbandonarono la patria. Istituironsi numerosi processi per delitti di tradigione, calunnia e congiura. I giurati Tory profferivano senza difficolt sentenze di reit, e i giudici cortigiani infliggevano pene rigorose. A questi processi criminali aggiungevansi i civili, quasi ugualmente formidabili. Intentaronsi accuse contro individui che avevano diffamato il Duca di York; e gli accusatori chiedevano, e i giudici senza difficolt concedevano ammende equivalenti ad una condanna di prigionia perpetua. La Corte del Banco del Re decise, che le franchigie della citt di Londra erano devolute alla Corona.
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61. Sequestro degli Statuti.
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Inebriato da questa grande vittoria, il Governo proced ad aggredire gli Statuti di altri Municipi governati da ufficiali Whig, e che avevano costume di eleggere rappresentanti Whig al Parlamento. I borghi, l'uno dopo l'altro, furono costretti a rendere i propri privilegi; e vennero concessi nuovi Statuti, che in ogni parte resero predominanti i Tory.
Tali procedimenti, comunque degni di biasimo, serbavano l'apparenza della legalit. Furono anco accompagnati da un atto inteso a calmare il timore che molti sudditi leali sentivano dello avvenimento al trono d'un sovrano papista.
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Lady Anna, figlia minore del Duca di York del primo letto, fu data in sposa a Giorgio principe della Casa ortodossa di Danimarca. I gentiluomini Tory e il clero potevano adesso fermamente sperare che la Chiesa d'Inghilterra si trovasse efficacemente assicurata, senza essere stato minimamente violato l'ordine della successione. Il Re e lo erede del trono erano a un di presso di eguale et. Ambidue avvicinavansi agli anni in cui la vita declina. La salute del Re era buona. Era quindi probabile, che Giacomo, se mai ascendesse al trono, regnerebbe poco tempo. Dietro il suo regno, scorgevasi il lieto spettacolo d'una lunga serie di Sovrani Protestanti.
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La libert della stampa era di poco o di nessun utile alla parte vinta; perocch l'indole dei giudici e dei giurati era tale, che nessuno scrittore, ove dal Governo fosse accusato di calunnia, aveva probabilit di andare assoluto. Per la paura della pena faceva tutto lo effetto che avrebbe potuto produrre la censura. Frattanto, i pulpiti risuonavano di arringhe contro il peccato di ribellione.
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Gli scritti in cui Filmer sosteneva che il dispotismo ereditario era la forma di Governo ordinata da Dio, e che la monarchia limitata era assurdit perniciosa, erano pur allora usciti alla luce, ed avevano ottenuto il favore di molti individui del partito Tory. La universit di Oxford, nel giorno stesso in cui Russell fu tratto a morte, adott con un atto solenne quelle strane dottrine, ed ordin che le opere politiche di Buchanan, di Milton e di Baxter, fossero pubblicamente bruciate nella corte delle Scuole.
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Cos imbaldanzito, il Re finalmente rischiossi a varcare i confini che per alcuni anni aveva rispettati, e a violare la lettera della legge. La legge voleva, che non pi di tre anni dovessero trascorrere dalla dissoluzione di un Parlamento alla convocazione di un altro. Ma scorsi tre anni dopo disciolto il Parlamento di Oxford, non si videro decreti per la nuova elezione. Questo violare la Costituzione era pi biasimevole, in quanto il Re aveva poca cagione a temere d'una nuova Camera di Comuni. Le Contee, generalmente, parteggiavano per lui; e molti borghi ne' quali i Whig poco innanzi avevano predominato, erano stati talmente ricostituiti, che, certo, non avrebbero eletti se non rappresentanti cortigiani.
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62. Influenza del Duca d'York.
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Poco dopo, la legge venne nuovamente violata onde compiacere al Duca di York. Cotesto principe era, in parte per la sua religione, e in parte per la severit ed asprezza dell'indole sua, cotanto impopolare, che erasi stimato necessario di asconderlo agli occhi di tutti nel tempo che discutevasi in Parlamento la Legge d'Esclusione: altrimenti, il suo mostrarsi in pubblico avrebbe giovato il partito che lottava a privarlo del diritto ereditario. Era perci stato mandato a governare la Scozia, dove il fiero e vecchio tiranno Lauderdale era sull'orlo del sepolcro. E perfino Lauderdale allora fu vinto in ferocia. L'amministrazione di Giacomo acquist infame rinomanza per leggi odiose, per barbari castighi e per giudicii d'iniquit, ai quali anche in quel tempo non era nulla di simile.
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Il Consiglio Privato di Scozia aveva potest di porre alla tortura i prigionieri di Stato. Ma appena comparivano gli stivali, la loro vista eccitava tanto terrore, che anche i cortigiani pi servili e duri di cuore uscivano frettolosi dalla sala. Il seggio talvolta rimaneva deserto; ed infine, fu reputato necessario ordinare che in simiglianti occasioni i Consiglieri rimanessero al loro posto.
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Notavasi che il Duca di York pareva dilettarsi di uno spettacolo, al quale parecchi de' peggiori uomini che allora vivessero non potevano assistere senza commiserazione ed orrore. Egli non solo andava al Consiglio ogni qualvolta doveva infliggersi la tortura, ma attendeva all'agonia dei martoriati con quella specie d'interesse e di compiacenza, con che gli uomini contemplano uno sperimento scientifico.
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Cos govern in Edimburgo, finch l'esito del conflitto tra la Corte e i Whig non fu pi dubbio. Allora ritorn in Inghilterra; ma rimase, per virt dell'Atto di Prova, escluso tuttavia da ogni pubblico ufficio; n il Re stim sano consiglio in prima violare uno Statuto, che la maggior parte de' sudditi a lui pi fidi consideravano come una delle principali guarentigie de' diritti civili e della religione loro.
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Quando, nondimeno, parve manifesto, dopo molti esperimenti, che la nazione aveva la pazienza di sopportare ogni cosa che il Governo avesse coraggio di fare, Carlo provossi a porre da parte la legge, a favore del proprio fratello. Il Duca riebbe il suo seggio in Consiglio, e riassunse il governo delle faccende navali.
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63. Halifax gli si oppone.
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Queste infrazioni della Costituzione eccitarono veramente qualche mormorio fra i Tory moderati, mentre non erano unanimemente approvate neanche dai Ministri del Re. In ispecie Halifax - adesso fatto Marchese e Lord Guardasigilli - fino dal giorno nel quale i Tory, merc di lui, erano divenuti predominanti, aveva cominciato a farsi Whig. Appena rigettata la Legge d'Esclusione, insistette perch la Camera de' Lordi provvedesse contro il pericolo, a cui, nel prossimo regno, le libert e la religione della patria potevano rimanere esposte. Vedeva ora con timore la violenza di quella Reazione, che in non poca parte era opera sua.
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Non si studi di nascondere l'onta ch'egli sentiva delle servili dottrine della universit d'Oxford. Detestava l'Alleanza Francese: disapprovava il lungo indugio a convocare il Parlamento: dolevasi della severit con che la parte vinta era trattata. Egli che, mentre predominavano i Whig, erasi rischiato a dichiarare Stafford non reo, rischiossi, mentre essi erano vinti e derelitti, ad intercedere a pro' di Russell. In uno degli ultimi Consigli tenuti da Carlo, segu una notabilissima scena. Lo Statuto di Massachusetts era stato confiscato.
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Sorse questione sul modo in che verrebbe per lo avvenire governata quella colonia. Opinavano quasi tutti i consiglieri, che l'intero potere legislativo ed esecutivo dovesse rimanere nella mani del principe. Halifax opin diversamente, e ragion con gran vigoria d'argomenti contro la monarchia assoluta, e a favore del governo rappresentativo. Era inutile, diceva egli, il pensare che una popolazione, uscita dalla razza inglese, ed animata da sentimenti inglesi, volesse lungamente tollerare di rimaner priva d'istituzioni inglesi.
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A che gioverebbe, egli esclamava, vivere in un paese dove la libert e gli averi fossero soggetti allo arbitrio di un despota? Il Duca di York infiammossi di collera a siffatte parole, e mostr al fratello il pericolo di mantenere in ufficio un uomo che sembrava infetto delle pessime idee di Marvell e di Sidney.
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Taluni moderni scrittori hanno biasimato Halifax per essere rimasto nel Ministero, mentre disapprovava il modo cui gli affari interni ed esterni erano condotti. Ma tale biasimo  ingiusto. Ed  da notarsi che la parola Ministero, nel senso in che oggi si usa, era allora sconosciuta. La cosa stessa non esisteva, perocch essa appartiene ad una et in cui il governo parlamentare  pienamente stabilito. Ai d nostri, i principali servitori della Corona formano un solo corpo.
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S'intende ch'essi siano in termini di amichevole fiducia fra loro, e concordino intorno ai principii massimi che debbono dirigere il potere esecutivo. Se sorge fra loro una lieve differenza d'opinione, agevolmente patteggiano; ma, ove uno di loro diverga dagli altri sopra un punto vitale,  suo debito rinunciare all'ufficio. Finch egli lo ritiene,  considerato come responsabile anche degli atti che si  studiato d'impedire.
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Nel secolo decimosettimo, i capi de' vari dipartimenti dell'amministrazione non erano siffattamente vincolati. Ciascuno di loro doveva rendere conto degli atti propri, dell'uso ch'ei faceva del suo sigillo ufficiale, de' documenti cui apponeva la propria firma, de' consigli che dava al Re. Nessun uomo di Stato era tenuto responsabile di ci ch'egli non aveva fatto, n indotto altri a fare. S'egli aveva cura di non essere partecipe di ci che era ingiusto, e se, consultato, commendava soltanto ci ch'era giusto, andava scevro di biasimo.
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Sarebbe stato considerato come un suo strano scrupolo lo abbandonare il posto, ove il suo signore non seguisse il consiglio di lui in cose che non fossero strettamente pertinenti al suo dipartimento: lasciare, per modo d'esempio, lo Ammiragliato, perch le finanze trovavansi disordinate; o il Tesoro, perch le relazioni del Regno con le Potenze straniere erano in condizioni poco soddisfacenti. Non era, perci, cosa affatto insolita il vedere negli alti uffici in un tempo medesimo uomini che apertamente differissero, l'uno dall'altro, in opinione, come Pultenay differiva da Walpole, o Fox da Pitt.
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64. Il Lord Cancelliere  Guildford.
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 I consigli moderati e costituzionali di Halifax furono timidamente e debolmente secondati da Francesco North, Lord Guildford, che di recente era stato fatto Guardasigilli. Il carattere di Guildford  stato disegnato ampiamente da suo fratello Ruggiero North, intollerantissimo Tory, e scrittore molto affettato e pedante; ma vigile osservatore di tutte quelle minuzie che gettano luce sulle inclinazioni degli uomini.
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E' da notarsi che il biografo, quantunque sottostasse alla influenza della pi forte parzialit fraterna, e comunque desiderasse pennelleggiare un lusinghiero ritratto, non pot ritrarre il Lord Guardasigilli altramente che come il pi ignobile degli uomini. Nondimeno, Guildford aveva lucido intelletto, grande arte, buon corredo di lettere e di scienze, e moltissima dottrina legale. I suoi difetti erano l'egoismo, la codardia e la bassezza. Non era insensibile alla magia della belt femminile, n aborriva dallo eccesso nel vino.
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E nulladimeno, n vino n belt poterono mai spingere il cauto e frugale libertino, anche negli anni suoi giovanili, ad un solo slancio di generosit indiscreta. Bench fosse di nobile lignaggio, elevossi nella propria professione tributando omaggi ignominiosi a tutti coloro che avevano influenza nelle Corti. Divenne Capo Giudice dei Piati Comuni, e come tale fu parte ne' pi iniqui assassinii giuridici di cui si serbi ricordo nella storia nostra.
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Egli aveva senno bastevole a discernere fino da principio che Oates e Bedloe erano impostori: ma il Parlamento e il paese erano grandemente eccitati; il Governo aveva ceduto alla pressura; e North non era uomo da porre a repentaglio, per amore della giustizia e dell'umanit, un buon posto. Per la qual cosa, mentre in secreto scriveva una confutazione del romanzo della Congiura papale, dichiarava in pubblico la storiella essere vera e chiara come la luce del sole; e non vergogn d'imporre dal seggio della giustizia agli sventurati Cattolici Romani, i quali gli stavano dinanzi incolpati di delitti capitali.
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Finalmente, era pervenuto a conseguire il pi alto ufficio nelle Leggi. Ma un legale, che dopo di essere stato per molti anni tutto dedito allo esercizio della propria professione, si volga alla politica per la prima volta in et avanzata, rade volte riesce insigne uomo di Stato; e Guildford non fa eccezione a questa regola generale. Sentiva tanto la propria dappocaggine, che non intervenne mai alle adunanze de' colleghi intorno agli affari esteri.
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Anche nelle questioni concernenti la sua professione, le opinioni sue erano di meno peso in Consiglio, che quelle di chiunque abbia mai tenuto il Gran Sigillo. Nondimeno, quella tal quale influenza ch'egli esercitava, adoper, fin dove osava di farlo, a favore delle leggi.
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Il principale avversario di Halifax era Lorenzo Hyde, che era stato, poco innanzi, creato Conte di Rochester. Tra tutti i Tory, Rochester era il pi intollerante e contrario ad ogni accordo. I membri moderati del suo partito dolevansi che tutti gli uffici del Tesoro, mentre egli ne era Primo Commissario, venissero concessi agli zelanti, i cui soli diritti ad essere promossi consistevano nel bere a confusione de' Whig, e nell'accendere fuochi di gioia e bruciarvi la Legge d'Esclusione. Il Duca di York, satisfatto di uno spirito che tanto gli somigliava, sosteneva con passione ed ostinazione il proprio cognato.
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I tentativi che i Ministri rivali facevano a vincersi e supplantarsi scambievolmente, tenevano perennemente agitata la Corte. Halifax instava presso il Re perch convocasse il Parlamento, a concedere una generale amnistia, a privare il Duca di York d'ogni partecipazione al Governo, a richiamare Monmouth dallo esilio, a romperla con Luigi, ed a stringere l'unione con la Olanda, giusta i principii della Triplice Alleanza.
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Il Duca di York, dall'altro canto, temeva lo adunarsi del Parlamento, abborriva i vinti Whig con tenace rancore, sperava tuttavia che il disegno formato quattordici anni innanzi in Dover potesse mandarsi ad esecuzione, mostrava ogni giorno al proprio fratello la inconvenevolezza di patire che un uomo il quale in cuore era repubblicano tenesse il Gran Sigillo, e proponeva calorosamente Rochester come adattato al grande ufficio di Lord Tesoriere.
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Mentre le due fazioni si travagliavano, Godolphin, cauto, tacito, laborioso, tenevasi neutrale fra quelle. Sunderland, con la sua solita irrequieta perfidia, intrigava contro ambedue. Era stato cacciato d'ufficio per avere votato in favore della Legge d'Esclusione, ma era stato ribenedetto merc i buoni uffici della Duchessa di Portsmouth e lo strisciarsi attorno al Duca di York, ed era di nuovo Segretario di Stato.
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65. Politica di Luigi.
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N Luigi rimaneva spensierato o inoperoso. Ogni cosa allora correva prospera ai suoi disegni. Non aveva nulla a temere dallo Impero Germanico, che allora pugnava contro i Turchi sul Danubio. La Olanda, priva dell'altrui sostegno, non poteva rischiarsi ad avversarlo. Era, quindi, libero di appagare la propria sfrenata ambizione ed insolenza.
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S'impossess di Dixmude e di Courtray: mitragli Lussemburgo: volle che la Repubblica di Genova si prostrasse umiliata ai suoi piedi. La potenza francese in quel tempo era giunta al grado pi alto al quale mai, o prima o poi, si elevasse ne' dieci secoli che dividono il regno di Carlomagno da quello di Napoleone.
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Non era facile il dire dove si sarebbe fermato, se gli fosse riuscito di tenere la sola Inghilterra in istato di vassallaggio. Il primo scopo della Corte di Versailles, quindi, era quello d'impedire la convocazione del Parlamento, e la concordia dei partiti inglesi. A ci fare, fu larghissima di doni, di promesse, di minacce. Carlo talvolta era sedotto dalla speranza d'un sussidio, e tal'altra spaventato da chi gli ripeteva, che, convocando le Camere, gli articoli secreti del trattato di Dover verrebbero divulgati.
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Parecchi Consiglieri vennero comprati; e tentossi anche, ma indarno, di comprare Halifax. Trovatolo incorruttibile, la Legazione Francese adoper ogni arte ed influenza a farlo sloggiare dall'ufficio; ma il suo spirito squisito e le sue rare doti lo avevano reso cos caro al proprio signore, che il disegno della Francia and in fallo.
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Lord Preston, il quale era inviato in Parigi, scrisse di l ad Halifax le seguenti cose: "Mi accorgo che la Signoria vostra continua sempre nella sciagura di non essere bene accetto in questa Corte; e il signor Barillon non ardisce farvi buon viso dacch il suo signore vi guarda in cagnesco.
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Conosco bene i meriti della Signoria vostra; ne hanno timore, e perci vi odiano: siate sicuro, milord, se tutta la loro forza bastasse a mandarvi a Rufford, l'adoprerebbero a tal fine. Due sono gli addebiti che vi danno; la segretezza e la incorruttibilit. Lo so, perch ne hanno parlato." La data della lettera  del 5 ottobre 1683.
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Halifax non era pago di starsi in sulle difese. Accus apertamente Rochester di malversazione. Si fece una inchiesta. Si conobbe che quarantamila lire sterline s'erano perdute per pessima amministrazione del Primo Lord del Tesoro. A cagione di siffatta scoperta, non solo gli fu forza abbandonare la speranza ch'egli aveva di conseguire il bastone bianco, ma gli fu tolta la direzione delle finanze, e venne trasferito al posto, maggiormente onorifico ma meno lucroso, di Lord Presidente.
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"Io ho veduto uomini cacciati a calci gi per le scale," disse Halifax, "ma Milord Rochester  il primo individuo che io abbia veduto salire su a calci." Godolphin, adesso fatto Pari, divenne Primo Commissario del Tesoro.
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66. Stato delle fazioni nella corte di Carlo all'epoca della sua morte.
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Nondimeno, la contesa seguitava. L'esito dipendeva dal volere di Carlo; e Carlo non poteva venire ad una deliberazione. Nel suo perpetuo ondeggiare, prometteva ogni cosa ad ognuno. Starebbe fido alla Francia: la romperebbe con essa: non convocherebbe mai un altro Parlamento: darebbe ordini che si spedissero senza indugio i decreti per la convocazione del Parlamento. Assicurava il Duca di York, che Halifax sarebbe cacciato via; ed Halifax, che il Duca di York verrebbe mandato in Iscozia. In pubblico affettava ira implacabile contro Monmouth, ed in privato mandava a Monmouth assicurazioni d'inalterabile affetto.
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Quanto tempo avrebbe durato questa esitazione, ove il Re avesse seguitato a vivere, e a che partito si sarebbe egli attenuto, pu solamente congetturarsi. Nel 1685, mentre le parti avverse attendevano ansiose la regia deliberazione, egli mor, e si aperse una nuova scena. In pochi mesi, gli eccessi del Governo cancellarono dalle menti del pubblico la memoria degli eccessi della opposizione.
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La Reazione violenta che aveva prostrata la parte Whig, fu seguita da una Reazione anche pi violenta in senso opposto; e certi segni, da non essere presi in abbaglio, mostravano che il gran conflitto fra la prerogativa della Corona e i privilegi del Parlamento, era per terminare.
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FINE parte 2.